di MASSIMO FINI
CHI È CAUSA del suo mal pianga se stesso. Siete stati voi, con la vostra idolatria per la tv e i suoi cosiddetti divi, a creare questi ‘mostri’. Ma la cosa più grave non è che Bonolis (che tra l’altro non è dei peggiori) o la Ventura, la Marcuzzi o Celentano o i cantanti prendano i cachet che prendono, in periodo di crisi o di non crisi. La cosa più grave è il peso che costoro hanno acquistato nella vita pubblica italiana, nel costume e persino nel dibattito delle idee.
Ai vecchi tempi il pomeriggio di Natale, quando gli adulti sono stufi, un po’ stanchi e i bambini rompono si dava al cugino scemo e un po’ goliarda il compito di tenerli a bada divertendoli con qualche giochetto. I conduttori dello spettacolo televisivo non fanno niente di molto diverso con una platea di adulti infantilizzati e rimbecilliti dall’ascolto ipnotico.
E’ stata l’enorme platea del pubblico della tv a decretare non solo il loro successo ma anche il loro prestigio. Sulle questioni di costume ma anche etiche, ma anche politiche la loro parola è molto più interpellata e ascoltata di quella di Emanuele Severino o Salvatore Veca o Pier Aldo Rovatti. Nella nostra società il denaro è la misura del valore e se Bonolis prende un milione di euro e un ricercatore universitario 1.200, vuol dire che il secondo non vale niente, non conta niente rispetto al primo che è diventato il vero maître à penser. Ed è per questo, e non solo perché buttiamo i soldi a vanvera, che l’Italia è conciata com’è conciata.