1. Perchè qui si candidano sempre i soliti noti?
Seguiamo con apprensione l’inizio di questa lunga campagna elettorale che porterà all’elezione del primo consiglio provinciale della Bat. Siamo strabiliati ed insieme sconfortati nel vedere come la partenza della discussione relativa a probabili candidature sia tutta declinata al passato. In barba ad ogni segnale di innovazione delle classi dirigenti e ricambio generazionale, proprio mentre le più grandi democrazie investono tutto il loro futuro sulla capacità di innovare la guida politica, qui assistiamo stupefatti al ritorno in pompa magna di politici del nostro passato più e meno recente. È come quando si sogna di dover ridare l’esame di maturità e ci si chiede: “come, non l’avevo già dato?” Lanciamo subito un messaggio chiaro. Ci rifiutiamo - per età, temperamento e ideali - di aderire alla diffusa rassegnazione culturale che considera certi autentici capolavori del riciclaggio come il massimo che il nostro territorio possa esprimere quando disegna e immagina il nostro futuro. Per la regione Puglia si è individuato nelle primarie lo strumento più adatto per designare i candidati. Bene. Si facciano le primarie. Si facciano primarie di coalizione. Si eviti però di ridurle a scorciatoie elettorali più o meno convenienti per la conquista di poltrone, in cui chi vince si gode la gloria della vittoria o (peggio) della rivincita e chi perde rischia la retrocessione. Siano, piuttosto, uno strumento per stimolare la partecipazione e far echeggiare le riflessioni e le proposte migliori che la nostra provincia - intesa come unione di forze territoriali ma soprattutto umane - è in grado di avanzare. Siano una competizione sana tra programmi politici prima che uno scontro tra personalismi. E soprattutto facilitino quella selezione di valori e idee di cui, in un momento così confuso, avvertiamo la necessità. Da parte nostra ci impegniamo a sostenere una proposta che guardi al futuro in maniera responsabile e coraggiosa. Intendiamo offrire il nostro contributo per un progetto che sia rappresentato da una persona competente e giovane, una figura che sia in grado di riempire la politica di slanci e di significato e che al tempo stesso sappia dare scandalo per capacità di apertura e trasparenza. Con l’obiettivo di proiettare quest’angolo di Puglia nel pieno della post-modernità. In attesa di valide e concrete proposte, restiamo a guardare. Con un occhio attento ad osservare quel che accade e l’altro rivolto alla nostra anima, pronto a cogliere la vera “essenza” e attento a non sopire mai la coscienza. Altro che i fantasmi del passato. Abbiamo l’obbligo di rivoluzionare l’esistente per abitare il nostro futuro. ;-)
Firmato da Giuseppe Spadaro, Giuliana Damato, Paola Nasca, Carmine Doronzo, Dario Rivera Magos, Michele Sciannamea.
Fonte: Gazzetta del Nord Barese
Data: Sabato 24 Gennaio 2009
2) I ragionieri della politica ed il ricambio impossibile
Il confronto, come si dice, sorge spontaneo. Ma come, negli Stati Uniti eleggono un presidente di colore il cui padre - come lo stesso Obama ha orgogliosamente ricordato all’atto dell’insediamento - sessant’anni fa non sarebbe stato nemmeno servito in un ristorante e qui, fatte le debite proporzioni, per individuare il candidato presidente alle prime elezioni (6 e 7 giugno 2009) della provincia di Barletta-Andria-Trani non si va al di là «del ritorno in pompa magna di politici del nostro passato più o meno recente»?! Lo hanno fatto notare ieri, sulla Gazzetta di ieri Giuseppe Spadaro, Giuliana Damato, Paola Nasca, Carmine Doronzo, Dario Rivera Magos e Michele Sciannamea, sei giovani impegnati a vario titolo nel Partito democratico o che si riconoscono comunque nell’area progressista. «Siamo strabiliati ed insieme sconfortati - sottolineavano - nel vedere come la partenza della discussione relativa a probabili candidature sia tutta declinata al passato». Come se il presente, insomma, non abbia nulla da proporre al futuro. E tutti, volenti o nolenti, siano costretti a muoversi nel recinto delle operazioni nostalgia, della ricerca affannosa di un usato più o meno sicuro o del riciclaggio possibile di politici buoni per tutte le stagioni. «E’ l’Italia, bellezza», verrebbe da dire. Qui la gerontocrazia non è solo una parola. E quando pure la carta anagrafica aiuterebbe, è il modo di pensare e di agire a risultare «vecchio» in sé. Certo, il «nuovismo», come tutti gli «ismi», non è sicuramente di per sé sinonimo di soluzione adeguata ai mille problemi di questa fase storica, piena di scetticismo e povera di slancio verso il futuro. Troppo spesso, infatti, le operazioni-novità si risolvono in maquillage necessari e sufficienti per far finta che tutto cambi, perché gattopardescamente non cambi nulla. Molti in queste ore si staranno interrogando non tanto sul merito della questione posta («In barba ad ogni segnale di innovazione delle classi dirigenti e ricambio generazionale, proprio mentre le più grandi democrazie investono tutto il loro futuro sulla capacità di innovare la guida politica, qui assistiamo stupefatti al ritorno in pompa magna di politici del nostro passato più o meno recente»), ma si staranno arrovellando anche, se non soprattutto, su «dove vogliono andare a parare» e su chi ispirerebbe i sottoscrittori dell’appello. Con ciò facendo torto alla propria ed altrui intelligenza. Il machiavellismo deteriore respirato per anni a pieni polmoni, infatti, è più dannoso dell’inquinamento atmosferico. E una comoda auto giustificazione per eludere le domande e spedire nel congelatore le risposte. Torniamo al punto. E’ possibile cogliere «un segnale di innovazione delle classi dirigenti e ricambio generazionale»? Oppure dobbiamo rassegnarci all’«eterno ritorno dell’uguale» con marginali e secondarie variazioni? A guardare la situazione, caratterizzata più da faide contrapposte che da reali confronti tra diverse proposte politiche, c’è da essere pessimisti. Quella richiesta rimarrà un pio desiderio a futura memoria, schiacciata dal piccolo cabotaggio dei ragionieri della politica, troppo impegnati nella quotidiana sopravvivenza a se stessi per «filosofare» su un futuro meno grigio e sconfortante della situazione attuale. Eppure quell’appello è importantissimo: rappresenta un sasso nello stagno, ci ricorda che un altro modo di fare politica è (sarebbe) possibile. Di questi tempi non è tanto, ma neppure troppo poco.
Firmato da Rino Daloiso.
Fonte: Gazzetta del Nord Barese.
Data: Domenica 26 Gennaio 2009.