di Paolo Zanca
«Da una parte le famiglie, con misure straordinarie di sostegno al redditto (bonus e assegni famigliari), e agevolazioni per i figli (prestiti nuovi nati e acquisto pannolini), blocco delle tariffe per pendolari (treni e autostrade), dall'altra le imprese, con misure finalizzate ad alleggerire la crisi (Iva alla cassa, cessione crediti verso le pa), e i lavoratori (anche autonomi) a rischio: (ammortizzatori sociali, scivolo per i giornalisti e per i negozianti)». Con queste parole, sul sito del governo, si presenta il decreto anticrisi. Altisonanti, roboanti. Ingannevoli.
Se non bastasse la pioggia di critiche piovuta sul decreto da parte dell'opposizione, che ha sempre giudicato insufficienti le misure del governo per contrastare la crisi, ora un'altra bomba a orologeria arriva dal Codacons. Spulciando il decreto, l'associazione dei consumatori ha scoperto che anziché aiutarle, le famiglie, il governo le butta in mezzo a una strada. Tremonti e soci, infatti, hanno abbassato a cinque mila euro la soglia di debito che dà il via libera al pignoramento della casa. Detta in altre parole, oggi una famiglia italiana – dove magari c'è un cassintegrato, un precario, una rimasta senza lavoro – se toccherà la cifra di 5 mila euro di rosso nel mutuo, vedrà arrivare l'ufficiale giudiziario.
Si dirà, è normale, non pago e la banca prende provvedimenti. Peccato che prima del decreto anticrisi, questa soglia fosse di 8 mila euro. Qualcuno l'aveva detto: questo governo pensa più alle banche che ai risparmiatori. Ora, nessuno può difendere l'indifendibile: cresce il numero di cittadini che fatica a pagare la rata e il governo che fa? Tutela le banche che hanno difficoltà a recuperare credito.
C'è pure l'aggravante: il pignoramento vale anche nei casi in cui il debito con la banca sia inferiore al 5 per cento. Tradotto, anche se il mutuo è praticamente estinto e restano pochi spiccioli per mettere in tasca le chiavi di casa, il sogno di un tetto tutto tuo può ancora svanire.
Nel decreto appena convertito in legge (n.185/2009 ) all'articolo 32, comma 7, lettera a, si legge che «il limite di importo di cui all'articolo 76, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e' ridotto a cinquemila euro». In quel decreto del '73, c'era scritto così: «Il concessionario può procedere all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro. Tale limite può essere aggiornato con decreto del ministero delle Finanze». Un grazie a Tremonti per averci pensato.
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majortom79 alle ore febbraio 04, 2009 09:59 |
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