mio fratello é figlio unico

Si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso (OSCAR WILDE)

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martedì, 24 febbraio 2009

COSI' UN PEDOFILO SFUGGIRA' ALLA GIUSTIZIA

di Giuseppe Cascini - Segretario ANM

CARO direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. La polizia avvia le indagini e scopre che l' uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro. La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche: a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto; b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento.

L' ACQUISIZIONE serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità; c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità; d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull' utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze; e) Intercettazione del telefono del sospetto; f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto; Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all' art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni: a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano.

Ci sono indizi, ma non sono gravi. b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l' acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento. c) L' acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca. d) L' acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate.

Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze. e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza. f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile. Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. «Dunque non possiamo fare nulla?», chiede il commissario. «Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine». «Bene», risponde il commissario, «allora convochiamo qui la madree le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori». «Niente da fare, commissario», spiega paziente il pubblico ministero, «i prossimi congiunti dell' indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento». Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all' auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni. Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. P

oi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un' auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 oree al tribunale va trasmesso l' intero fascicolo. L' autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo. I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l' intercettazione di persone diverse dall' indagato. Dopo una settimana una nuova svolta.

Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l' autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto. L' utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole "comprare" il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l' uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell' indagine per l' omicidio del professore Massimo D' Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l' uomo. Niente da fare: l' uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Passano i giorni; siamo a due mesi dall' inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: «Dottore, ci siamo!» urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l' uomo sconosciuto e il rapitore.

Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all' uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: «Chiamami domani e ti dirò dove venire». *L' autore, pubblico ministero a Roma e segretario nazionale dell' associazione nazionale magistrati, ha applicato a un caso concreto la nuova disciplina delle intercettazioni e dimostrato come la nuova legge renda le indagini più difficili e meno efficaci
postato da: majortom79 alle ore febbraio 24, 2009 10:25 | link | commenti (1)
categorie: giustizia, , intercettazioni, reati, governo berlusconi, alfano, ddl , anm , cascini, colpevolezza
sabato, 21 febbraio 2009

Lettera aperta a Ghiandola

Caro Peppe, caro Tommy, care Ghiandole tutte,




ci eravamo francamente ripromessi di non intervenire, seppur sollecitati direttamente e indirettamente, sul post in questione. I motivi erano molti e rimarrebbero molti anche ora. Però, visto che ci chiamate in prima persona, vi diciamo perché non condividiamo l’iniziativa, il post e il pensiero che lega il post al tutto.


Ci hanno insegnato, non credo sbagliando, che la Carità è una delle virtù cristiane. Come diceva San Paolo, anzi, la Carità è la virtù per eccellenza (I Corinzi 13, 1-13). C’è un passaggio della lettera di Paolo ai Corinzi che cerchiamo di tenere sempre a mente. Ve lo scriviamo, perché vorremmo che capiste fino in fondo: La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Ci chiederete: cosa c’entra tutto questo? Proviamo a spiegarvelo.


Non crediamo che prendere a pretesto la situazione disagiata (fortemente disagiata) di un singolo uomo per farne una battaglia etica, morale o politica sia il modo migliore per aiutare quell’uomo. Altro sarebbe stato se avessimo ricevuto la proposta di una raccolta privata di denaro, fatta in privato e non sbandierata via blog. Ecco, la Carità “non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto”. La carità opera intelligentemente, e di ciò che materialmente fa la mano destra, la sinistra non sa nulla. Altrimenti si chiamerebbe “elemosina” (come è per l’Islam, ad esempio, dove è uno dei pilastri della fede, direttamente sancito dal Corano). Ci sembra invece che chiedere fortemente via blog di condividere un’iniziativa non discussa, non valutata, non meditata, sia una imposizione violenta quasi a dire: vediamo chi c’è.


E qui veniamo al secondo punto. Quando si vuole davvero aiutare qualcuno, lo si fa con diligenza, con “pazienza”, perché la Carità è paziente. Lo si fa con perseveranza, altra virtù di cui siamo stati discepoli e che teniamo a mente di continuo. Lo si fa, ribadiamo e soprattutto, in silenzio. Non ci piacciono le cose urlate, soprattutto quelle che vanno a toccare e intaccare la sensibilità degli animi.


Continuiamo: la Carità non si adira. Cosa significa, spiegatecelo: “qui stiamo per ripartire come associazione, ma stavolta con un attacco diretto al comune che FRANCAMENTE ci ha rotto i coglioni? Vi ha rotto i coglioni per cosa? Per la situazione edilizia? Quella delle cooperative e dei favori? Beh, non vediamo cosa c’entri questo (che pure è un tema forte e che tocca, questo sì, centinaia di famiglie) con la situazione di Ruggiero e dei servizi sociali. Ci domandiamo: quanti di voi conoscono realmente la situazione dei servizi sociali barlettani? Forse davvero in pochi. Ecco, noi più che prendercela con i servizi sociali barlettani, ce la prenderemmo per una mancata responsabilizzazione su questo tema che deriva anche da noi. Dal fatto che non siamo capaci di comprendere a pieno quale universo si celi dietro le parole “servizi sociali”. Quanto, per esempio, da questo punto di vista faccia la chiesa cattolica (e tutti coloro che in silenzio ne sostengono anche privatamente le iniziative), o i singoli privati cittadini. Dice: ma il Comune dovrebbe farsi carico di certe cose. Certo, ma ricordiamo a tutti voi che le amministrazioni locali hanno i loro problemi, la loro burocrazia, i tempi tecnici spesso lunghi per risolvere certe situazioni e, soprattutto, sono regolamentate dalla legge, dal diritto amministrativo in particolare. Il quale diritto da la possibilità di risolvere determinati problemi, ma purtroppo pone dei forti limiti all’azione “ad personam” da parte di una amministrazione locale. Può bastare questo a farci stare tranquilli? Certo che no, ci mancherebbe. Ma aggiungiamo inoltre che protestare pubblicamente tanto per mettersi la coscienza a posto è un modo per far sentire la nostra voce che non ci appartiene. Ci apparteneva fino a qualche anno fa, quando eravamo più giovani. E qui citiamo ancora San Paolo: Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. Ora riteniamo dunque di avere il dovere di pensare diversamente.


C’è un’altra cosa. Non capiamo, Peppe, cosa c’entri l’analisi generale con la situazione particolare. Capiamoci: siamo d’accordo su molte cose (a partire dalla felicità per le dimissioni di Veltroni), ma non capiamo, francamente, quale sia il motore della questione. Indignazione? Non basta se non è seguita dalla riflessione e dalla perseveranza che comincia soprattutto dal mettere fortemente in discussione se stessi. E questo credo manchi. Tu ti scagli contro il Comune, quasi che questa fosse la ragione sociale di una associazione nella quale, se queste sono le premesse, non ci riconosciamo. Noi proveremmo invece a capire cosa realmente si può fare, con continuità, per aiutare il comune, e non per porsi da barricadieri contro una amministrazione che, per quanto contestabile, ci rappresenta. Abbiamo timore che invece il motivo possa essere altro. Ma non vogliiamo credere che onestamente non ce la staremmo a raccontare, altrimenti.


Ecco Peppe, Tommy e tutti: scusateci, ma noi abbiamo una visione altra del nostro stare nel mondo. Lo facciamo, o cerchiamo di farlo, in silenzio, perseverando nelle cose in cui crediamo, cercando di lavorare al meglio e di fare onestamente, ideologicamente e professionalmente, il nostro mestiere, confrontando i nostri limiti con noi stessi, prima di tutto, e poi con gli altri. Vi chiederemmo, visto che sicuramente non condividerete quanto scriviamo, di avere almeno il rispetto di non usare il mezzo pubblico del blog come una arma da assedio, perché, questo sì, francamente, lo troviamo irrispettoso. Ci sarebbe invece piaciuto ricevere una mail privata, in cui ci si invitava a partecipare ad un azione reale, senza mail da inviare o altro. E soprattutto, senza mail offensive che crediamo servano più a mettere in pace con se stessi una coscienza tribolata che a sortire un vero e proprio effetto pubblico. Vedete, questa società della comunicazione ci ha veramente stancato. Si fa tutto di stomaco e il più delle volte si sbaglia. Noi ci domandiamo invece perché non si ha più la voglia di fermarsi realmente a riflettere sulle questioni, cercando le soluzioni appropriate. Ecco, crediamo che manchi proprio questo: una seria riflessione interna seguita da una azione comune e condivisa. Che è poi, se ci consentite, il vero problema della sinistra italiana e di chi dice di essere di sinistra. Ma essere di sinistra significa prima di tutto avere rispetto per chiunque la pensi diversamente. Significa essere caritatevoli, in tutti i sensi della lettera di Paolo ai Corinzi che, per completezza, vi alleghiamo qui di seguito.


Scusateci dunque se non condividiamo l’iniziativa. Chiediamo scusa prima di tutto a Ruggiero che crediamo, come sempre accade in questi casi, sia solo l’ennesima vittima della propria disperazione, con davvero il gelo attorno, non solo quello provocato dalla mancanza di una stufa.


Un saluto a tutti,



Victor Rivera Magos: http://www.giozzolino.splinder.com


Dario Rivera Magos http://www.miofratellofigliounico.splinder.com


Maria Antonietta Piazzolla: http://www.ilditolalunaedaltrifalo.splinder.com


Mariolina Curci: http://www.penneasfera.splinder.com


Aurora Ippolito: http://www.sapsatsea.splinder.com



“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità.”


(San Paolo, Prima lettera ai Corinzi, 13, 1-13).
postato da: majortom79 alle ore febbraio 21, 2009 14:50 | link | commenti
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giovedì, 19 febbraio 2009

Il caso Mills per capire lo stato della nostra informazione

C’è un modo molto semplice per verificare lo stato dell’informazione, e dunque della democrazia, nel nostro paese: ascoltare con attenzione i telegiornali e leggere i giornali di oggi e di domani. Vedere quanto tempo e quanto spazio viene dato alla sentenza del processo Mills. E anche «come» la notizie viene riferita.

Si scoprirà che nei telegiornali – sia pubblici, sia privati – verrà presentata non come un «fatto» ma come un’«opinione». L’opinione di un collegio giudicante. E che la sommaria descrizione del merito della vicenda sarà seguita dai commenti politici. L’ultimo dei quali – a chiusura di questo giro di opinioni attorno all’opinione-sentenza – sarà affidato a un esponente del Pdl o a uno degli avvocati di Berlusconi (ma spesso le due qualità sono riassunte in un singolo soggetto).

L’intervistato non entrerà nel merito del caso giudiziario ma dirà che si è trattato di «giustizia a orologeria». Il concetto sarà ripetuto in modo martellante dai telegiornali e, con un po’ di fortuna, sarà possibile – in una conversazione al bar, su un autobus – sentire qualcuno che, senza sapere nulla della vicenda, lo ripeterà in modo testuale: «Giustizia a orologeria».

Più complesso il discorso sui quotidiani. Parliamo, naturalmente, dei normali quotidiani di informazione e non di quelli che, per vie politiche o familiari, sono direttamente controllati dal premier. Là si potrà leggere una sintesi abbastanza completa del fatto che, in qualche raro caso, sarà anche accompagnata da un commento. Non di più e, difficilmente, per più di un numero.

E se qualcuno oserà insistere sul tema, sarà liquidato come «giustizialista». Nel caso in cui l’inopportuna insistenza fosse espressa in una trasmissione televisiva, saranno inquadrati gli ospiti politicamente vicini al premier che, in quello stesso istante, cominceranno a sorridere con gli occhi rivolti verso l’alto e a scuotere la testa.

E’ possibile fare la verifica sullo stato dell’informazione del paese anche seguendo un’altra via. E cioè osservando con attenzione in che modo televisioni e giornali danno la notizia di altre sentenze. Sarà facile scoprire che un imputato per omicidio condannato in primo grado (e dunque ancora presunto innocente) sarà indicato come l’«assassino». E che un extracomunitario, subito dopo l’arresto e dunque in assenza non solo di processo ma anche di rinvio a giudizio, sarà qualificato «stupratore». Nel caso in cui facciate notare l’incongruenza in uno studio televisivo, vi osserveranno con aria perplessa, cominceranno a scuotere la testa, e qualcuno ci definirà «buonista». Non avrete il tempo di dire: «Ma non ero giustizialista?». Si spegnerà la luce.
postato da: majortom79 alle ore febbraio 19, 2009 10:20 | link | commenti (1)
categorie: notizie, sentenze, informazione, berlusconi, giornali, regime, tv , orologeria, condannato, caso mills
martedì, 17 febbraio 2009

MILLS CONDANNATO A 4 ANNI E 6 MESI. NIENTE PAURA PRESIDENTE: C'E' IL LODO ALFANO!

Quattro anni e sei mesi: è questa la condanna per David Mills, l'avvocato inglese accusato di corruzione. Solo due mesi in meno di quanto richiesto dal pubblico ministero Fabio De Pasquale, che aveva proposto 4 anni e 8 mesi di reclusione. Il punto fermo è stato messo, dunque: Mills è stato corrotto. Il presunto corruttore, Silvio Berlusconi, invece, per ora non rischia niente: il processo nei suoi confronti è sospeso, in attesa che la Consulta decida sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano.

Qualche novità, intanto, comincia ad affiorare: secondo l'accusa infatti se il Lodo Alfano non dovesse risultare costituzionalmente valido, il reato del premier sarebbe a tutt'oggi punibile, e non già prescritto come si era finora ritenuto: Mills avrebbe infatti ricevuto da Berlusconi, attraverso il manager Fininvest Carlo Bernasconi, 600 mila dollari il 2 febbraio del 1998. Il legale però, che venne corrotto per omettere il vero o testimoniare il falso nell'ambito di due processi a carico di Berlusconi, quello sulle tangenti alla Guardia di Finzanza e quello All Iberian, intascò effettivamente quei soldi il 29 febbraio del 2000, due anni più tardi. Per questo la pubblica accusa sostiene che il reato cadrà in prescrizione solo nel 2010. Ora i giudici riuniti in camera di consiglio dovranno decidere se la modifica del capo di imputazione proposta in corso d'opera dal pm è valida.

Dal canto suo, Mills si era difeso con un memoriale in cui affermava che Berlusconi era stato vittima dei suoi errori e chiedeva scusa al premier. Per i consulenti della difesa è dimostrato che i 600 mila dollari facevano parte di una somma più ingente che Mills aveva ricevuto dall'imprenditore Diego Attanasio perchè la gestisse.
postato da: majortom79 alle ore febbraio 17, 2009 16:16 | link | commenti
categorie: , corruzione, condanna, mills, leggi ad personam, autoritarismo, collusione, gandus, lodo alfano
domenica, 15 febbraio 2009

XENOFOLLIA

Quattro cittadini romeni sono stati feriti, due in modo più serio, questa sera a Roma all'interno di un locale dove alcuni giovani a volto coperto sono entrati armati di mazze di legno.

Il locale, che si trova nella zona di Porta Furba, sulla via Appia, dista poche centinaia di metri dal luogo dove ieri sera sono stati aggrediti i due fidanzati di 14 e 16 anni e lei è stata stuprata da due uomini dell'Est Europa. Secondo quanto si è appreso, il locale, un kebab turco di via Tarrocceto, è solitamente frequentato da romeni e anche questa sera all'interno vi erano una decina di connazionali dei quattro feriti.

Gli aggressori con il volto coperto da cappellini e passamontagna hanno infranto alcune vetrine sempre usando le stesse mazze di legno. Un raid durato alcuni istanti e poi degli aggressori nessuna traccia. Due dei romeni feriti sono stati medicati dal 118 direttamente sul posto mentre altri due sono stati trasportati all'ospedale San Giovanni per lievi contusioni.

I carabinieri hanno avviato accertamenti: nella stessa zona poco prima si era svolta per le vie del quartiere una manifestazione di Forza Nuova per protestare contro lo stupro avvenuto nel parco della Caffarella.
postato da: majortom79 alle ore febbraio 15, 2009 22:45 | link | commenti
categorie: roma, sicurezza, razzismo, demagogia, stupri, xenofobia, romeni
venerdì, 13 febbraio 2009

THE NATION (USA): Nuovo razzismo in Italia

Articolo originale di Frederika Randall


Emmanuel Bonsu Foster ‎viene dal Ghana. Aveva 13 anni quando si è stabilito in Italia con i suoi genitori. In un assolato pomeriggio di fine settembre, Foster, che ora ha 22 anni, sedeva su una panchina in un parco di Parma, aspettando che cominciassero le lezioni nel vicino istituto tecnico. Sette uomini – poliziotti in borghese, anche se lui non poteva saperlo – apparvero all’improvviso e lo buttarono a terra. Lo picchiarono e lo presero a calci, lo picchiarono ancora nella macchina della polizia, lo spogliarono e lo perquisirono alla stazione di polizia, lo insultarono chiamandolo “scimmia” e “negro”, scattarono delle foto del “criminale” accovacciato come ad Abu Ghraib e alla fine, dopo sei ore, lo rilasciarono.


Il suo occhio sinistro sanguinava e portava con sé una busta con i propri effetti personali, su cui i poliziotti avevano scarabocchiato ” Emmanuel Negro.” Sembrava che Foster non fosse uno spacciatore, dopo tutto. Era solo nero.


Una volta, questo paese cattolico si vantava del fatto che gli italiani fossero “brava gente” [in italiano nel testo, N.d.T.], persone buone, tolleranti. Ora non più. La ringhiosa enfasi della destra sulla “sicurezza” durante la campagna elettorale dello scorso aprile (“sicurezza” interpretata come “protezione degli italiani dagli immigrati e dagli zingari”) ha mandato un messaggio che la polizia ha velocemente messo in pratica. Gli immigrati musulmani dovrebbero andare a “pisciare nelle loro moschee” è quanto ha detto il famoso vice-sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, della razzista e xenofoba Lega Nord.


Il razzismo da bar del terzo governo Berlusconi è diventato ufficiale quando il Ministro delle Riforme Umberto Bossi sottolineò che gli italiani non vogliono che i “bingo bongo” vivano qui.

postato da: majortom79 alle ore febbraio 13, 2009 10:01 | link | commenti
categorie: italia, usa , sicurezza, razzismo, immigrati, demagogia, xenofobia, zingari, populismo, the nation
giovedì, 12 febbraio 2009

SENZA BISOGNO DI AGGIUNGERE ALTRO




postato da: majortom79 alle ore febbraio 12, 2009 11:11 | link | commenti (1)
categorie: , ipocrisia, parla con me, berlusconi, gasparri, sciacalli, tolleranza zoro, eluana englaro, minus habens
mercoledì, 11 febbraio 2009

Ennesima farsa del governo. Ecco quanto gli interessa la tutela della privacy...

PREPARIAMOCI pure a mesi di tormenti telefonici. A rispondere ad addetti di call center che ci chiamano a ogni ora del giorno per proporci le loro offerte, di passare a Tizio, di abbandonare Caio: si avvicina un decreto che autorizza le telefonate commerciali moleste, quelle fatte tramite dati e numeri di utenti che non hanno dato il consenso a essere contattati.

Chiamate che ora sono illecite, secondo quanto stabilito dal Garante della Privacy con numerosi e successivi provvedimenti; ma se passerà la nuova normativa, saranno legali fino al 31 dicembre 2009. E quindi via libera alle telefonate selvagge. Eventualità che adesso il Garante sta cercando di scongiurare: ha infatti subito scritto al governo e al parlamento, come ha spiegato a Repubblica.it.

La novità è contenuta in un emendamento approvato nei giorni scorsi in Commissione Affari costituzionali, al testo del decreto Milleproroghe e che è in queste ore discusso in Senato, per la conversione in legge. "Il contenuto della disposizione è chiaro", spiega dal proprio blog Guido Scorza, avvocato esperto di diritto e nuove tecnologie: "Dal giorno dopo l'entrata in vigore della nuova disposizione di legge le società di marketing torneranno libere di utilizzare a loro piacimento un enorme mole di dati personali e di disturbare senza limiti gli utenti i cui numeri telefonici sono contenuti negli appositi elenchi per finalità completamente diverse!".

Queste banche di dati, infatti, ora sono illegali perché i call center le hanno messe su senza chiedere il consenso degli utenti. Sono numeri e nomi che per esempio hanno ottenuto (e comprato) dagli operatori telefonici di quegli utenti (pratica illecita, secondo le norme sulla privacy). In particolare, l'emendamento autorizza solo l'uso di banche dati create prima dell'agosto 2005, ma c'è da scommettere che siano abbastanza rappresentative di tutte gli italiani dotati di un telefono dove essere disturbati.

Di qui la preoccupazione anche del Garante: "Abbiamo mandato una nota al governo, al presidente del Senato e della commissione Affari costituzionali", dice a Repubblica.it Francesco Pizzetti, presidente dell'Autorità garante per la privacy, "spiegando che questo emendamento non dovrebbe essere approvato, perché è in contrasto non solo e non tanto con i nostri provvedimenti ma con il diritto dei cittadini di non essere disturbati a ogni ora del giorno". "Speriamo fino all'ultimo - continua - che il parlamento ne tenga conto. In caso contrario, valuteremo l'effetto della normativa e il da farsi".

Allarmato e furente è Domenico Murrone, dell'associazione dei consumatori Aduc: chiede di "cancellare l'obbrobrio". "La motivazione "nobile" dell'emendamento - aggiunge - è che in caso contrario sarebbero a rischio migliaia di posti di lavoro dei call center. Questi sarebbero quindi più degni di tutela di tutti gli italiani che da anni subiscono il martellamento dei venditori di telefonia e altre aziende che, con tecniche invadenti e non di rado truffaldine, importunano e rifilano prodotti/servizi non richiesti".

Aduc segnala inoltre che già cominciano a moltiplicarsi le chiamate moleste, "forse perché i call center annusano l'aria permissiva", anticipando i tempi rispetto al via libera.

Ad aggiungere carne sul fuoco della polemica è ancora Scorza, che nota quanto sia anomalo, sul piano giuridico, questo emendamento. "Non è ammissibile che il legislatore si sovrapponga, in modo del tutto estemporaneo, all'attività di un'Autorità indipendente su di una materia affidata alla competenza istituzionale di quest'ultima"; inoltre, "non è dato comprendere quale sia il senso di considerare lecita solo sino al 31 dicembre 2009 un'attività illecita".
postato da: majortom79 alle ore febbraio 11, 2009 11:08 | link | commenti
categorie: , privacy, governo berlusconi, decreto, garante
martedì, 10 febbraio 2009

FAMIGLIA CRISTIANA: "Italia verso il baratro delle leggi razziali"

«L'Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini, cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei "Bravi" di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo». È quanto scrive Famiglia Cristiana di questa settimana nell'editoriale dedicato agli ultimi provvedimenti del governo sulla sicurezza.

«Il ricatto della Lega di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto» e «così l'Italia, già abbastanza» cattiva «con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall'accanimento persecutorio». Le misure del governo, secondo il settimanale dei Paolini, rappresentano «il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane» e che «è stato sdoganato nell'aula del Senato della Repubblica».

Eppure, continua l'editoriale, non c'è stata «nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare rospi padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa». Mentre, conclude l'editoriale, «la Lega esulta: finalmente, il bastone padano, evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d'ordine autorizzato dal Parlamento».

Ad ottobre il settimanale aveva pesantemente attaccato il governo per il provvedimento sulle "classi ponte".  «Il primo provvedimento razziale del Parlamento» scriveva Famiglia Cristiana  che «fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione» e accoglie un concetto che «in altra lingua si chiama apartheid». Oggi il nuovo affondo.
lunedì, 09 febbraio 2009

Liberta di scelta o no?

"L'interruzione di procedure mediche sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Le decisioni vanno prese dal paziente o da coloro che ne hanno legalmente il diritto".


Catechismo della Chiesa cattolica articolo 2278

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