La necessità della conoscenza dei propri diritti, da parte del cittadino, senza tralasciare i doveri: in quest'ottica, diviene di fondamentale importanza avere una precisa contezza dei termini, per potersi rapportare alla realtà in maniera corretta, senza farsi fuorviare dalle distorsioni dei media e in particolare della TV che costituisce ormai il principale strumento (o perlomeno il più diffuso) di accesso alla conoscenza stessa e ad all' informazione.Barletta, venerdì 19 settembre 2008 - <<Apprendiamo, tramite gli organi di stampa, del contenuto dell’accordo siglato tra Governo e Trenitalia, che prevede la soppressione della fermata di Barletta sulla linea Eurostar Lecce-Roma.
Molti sono stati i problemi che hanno interessato questa tratta, numerosi i ritardi causati dai frequenti malfunzionamenti e le lamentele dei cittadini; qual è stata la risposta che l’accordo siglato sancisce? La soppressione delle fermate di Barletta e di Brindisi.
Nessun coinvolgimento dell’Amministrazione locale in un provvedimento che rischia di pesare gravemente sul territorio. Non si tratta, infatti, di tutelare solo i cittadini barlettani che giornalmente si spostano utilizzando il treno; bensì di un bacino di utenza molto più ampio comprendente sia l’intero territorio della sesta provincia sia aree limitrofe, quindi i Comuni di Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato, Andria, Canosa di Puglia, Minervino, Spinazzola, Trinitapoli, San Ferdinando, Margherita di Savoia e Bisceglie, in alcuni dei quali si utilizzano le linee della Ferrotramviaria, della Barletta - Spinazzola ma anche i pullman per raggiungere la stazione di Barletta, essendo tale scalo indispensabile per la mobilità su rotaia, baricentrico rispetto a Foggia e a Bari.
Desidereremmo, in qualità di rappresentanti istituzionali, conoscere quali sono stati i criteri che hanno orientato e determinato tale scelta, se sono stati presi in accurata considerazione i disagi che la scelta comporterà, certamente, per tutti quei viaggiatori che utilizzano l’Eurostar per la tratta Barletta - Roma e viceversa.
Ci chiediamo se è corretto penalizzare un bacino di utenza ampio come quello che interessa la fermata di Barletta, per risparmiare pochi minuti sul già citato percorso. Al posto di intervenire sui problemi strutturali che affliggono le linee e il parco movimento, s’individuano soluzioni tampone che rischiano solo di accrescere i disagi dell’utenza.
In un momento in cui le politiche territoriali sono tese a favorire la mobilità su rotaia per questioni ambientali e di sicurezza; in cui i cittadini chiedono di avere a disposizione servizi di trasporto pubblico efficienti - anche a fronte dell’insostenibile aumento dei prezzi del carburante - sosteniamo che non è condivisibile una simile scelta. Pertinente sottolineare, infine, che nel processo di pianificazione partecipata, in atto tra i Comuni della nuova Provincia Pugliese e del circondario (tramite il Piano Strategico di Area Vasta “Vision
Da cittadini comuni preferiremmo avere a disposizione vetture pulite e confortevoli, sapere che gli orari di partenza e quelli di arrivo sono definiti e non soggetti a fluttuazioni imprevedibili: in tal caso crediamo che il peso di pochi, davvero pochi minuti in più di permanenza nel treno non inciderebbe in modo negativo. Il rischio, invece, è dover suggerire ancora l’auto come sistema alternativo>>.
La tensione si taglia con il coltello al termine dell'ultimatum posto da Roberto Colaninno. Appena scendono dalle auto Colaninno e Rocco Sabelli a Palazzo Clerici per l'assemblea di Cai, assemblea cui spetta di decidere sulla prosecuzione delle trattative con i sindacati, il presidio dei dipendenti li accoglie a fischi e striscioni. Sul tavolo della trattativa negli ultimi minuti prima del vertice c'è stato un rimescolamento di carte. O meglio è arrivata una controproposta unitaria dei sindacati finora contrari al piano. Un'offerta che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, non si può ignorare o rifiutare.
«Questo è un momento gravissimo, noi abbiamo fatto una proposta seria e confacente alle esigenze di impresa. Se non sarà accolta si apriranno scenari disastrosi. Siamo certi che cai se ne rende conto», spiega Mario Rossi, responsabile trasporti della Cgil.
La controproposta è stata presentata alla newco che vuole rilevare Alitalia dalla Cgil insieme a Anpac, Unione piloti Anpav, Avia e Sdl. E l'assemblea della nuova Compagnia Aerea Italiana sorta dalle ceneri dell'Alitalia deve dire un sì o un no.Ma i soci italiani di ciò che resterebbe della vecchia compagnia di bandiera italiana si sono appena seduti al tavolo che comincia a trapelare una notizia raggelante: la Cai, la famosa cordata di imprenditori italia faticosamente messa insieme dopo tanti mesi, sarebbe pronta a ritirare l'offerta per l'acquisto del "troncone sano" dell'Alitalia. Notizia non confermata ma accolta dai dipendenti fuori dalle finestre al grido di: «Buffoni, buffoni». E confermata indirettamente daMario Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera che già dà la responsabilità del fallimento alla «irragionevolezza e irresponsabilità dei sindacati».
Alle cinque e mezzo arriva la prima conferma semi-ufficiale: l'offerta Cai non esiste più. A Fiumicino i lavoratori fetseggiano alla notizia: «Meglio falliti che in mano ai banditi» si legge in un loro striscione. Mentre una sigla sindacale autonoma cerca di rassicurare sul mantenimento della 1continuotà aziendale» garantita dagli stessi dipendenti.
Silvio Berlusconi che fino a pochi minuti prima faceva sfoggio di grande ottimismo e sicurezza, di fronte alla conferma della rinuncia all'acquisto da parte della sua cordata italia, dice che la situazione ora è porecipitata. «Siamo di fronte al baratro», è la sua nuova versione. E subito scarica la responsabilità su «Cgil e piloti». Ma arriva subito la risposta del segretario della Cgil Epifani: «Piuttosto che cercare capri espiatori, governo e presidente del consiglio si assumano le proprie reponsabilità per come hanno gestito tutta la vicenda Alitalia e la trattativa con le parti sociali»
Nel frattempo la situazione di tensione più forte è a Fiumicino, dove a venti minuti dall'ora x dell'inizio della riunione Cai - ore 16 - è arrivato anche il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, contornato da un migliaio di dipendenti.
Nelle ultime ore a far crescere il clima di esasperazione sono intanto partite le prime lettere di cassaintegrazione. O meglio, a farle partire è stato il nuovo commissario straordinario Augusto Fantozzi -oltre 4.800 lettere di cassaintegrazione a piloti, streward, hostess e personale di terra - ma si tratta del personale dei 34 aerei di Alitalia messi a terra sulla base del piano Prato. Secondo quanto si apprende, la cassa integrazione straordinaria interessa 831 piloti per 12 giorni al mese, 1.383 assistenti di volo per dieci giorni al mese e 2.072 lavoratori di terra per sei giorni al mese. La scadenza, comunque, ha i minuti contati. «La risposta deve arrivare entro le 15:50 di domani» dice ai sindacati il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Giovedì alle 16 la Cai riunisce l'assemblea per decidere se portare avanti l'offerta per la compagnia. Dieci minuti prima i sindacati dovranno aver deciso. Spazio per trattare, tanto, non c’è n’è più. Lo dice chiaro e tondo il presidente della Cai, Roberto Colaninno, spiegando che «senza consenso domani ritiro l'offerta». Il punto è uno solo, dice ai rappresentanti dei lavoratori: «Avete ottenuto in queste due settimane quello che non era previsto concedere. Non c'è più nulla di cui discutere, non c'è una lira in più da condividere». «Firmeremo con chi ci sta, e sono tutti chiamati a rispondere» gli fa eco il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, mentre il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, auspica che l'acquirente sia Cai, perchè se si ritira la prospettiva è portare i libri in tribunale.
di Edmondo Berselli1) Lei contesta le mie affermazioni sulla QUALITA' e MODERNITA' della Costituzione italiana, ma non porta alcun elemento scientifico a sostegno della sue tesi.
Non ha citato alcuno studio scientifico autorevole e, soprattutto, CONDIVISO, né ha riportato alcuna posizione UFFICIALE degli organi degli altri Paesi europei a cui ha fatto riferimento o, in mancanza, della stessa COMUNITA' EUROPEA.
E allora è meglio chiarire il tema con l'ausilio anche di qualche documento ufficiale.
Il CSM italiano della Costituzione del 1948 rappresenta, come è stato da tempo sottolineato, il punto nodale di un nuovo ed originale modello di organizzazione giudiziaria. Esso ha influenzato sensibilmente i sistemi costituzionali di molti Paesi europei che nell’ultimo mezzo secolo hanno riconquistato la democrazia.
Sul punto, Lei potrà avere tutte le personali riserve possibili sulle opinioni di Alessandro Pizzorusso, ma resta il fatto che questo Autore è fra i più autorevoli espressi dalla cultura giuridica italiana.
Egli avrà, come tutti, commesso i suoi errori, ma sull'argomento di cui stiamo trattando -dal quale non ci può distaccare autonomamente in base alle REGOLE della CORRETTA argomentazione- ha scritto, ad esempio, su il “Commentario alla Costituzione, Zanichelli-Foro Italiano, Bologna-Roma, 1992 (opera non proprio residuale nel panorama culturale e giuridico italiano!)
La singola vicenda di Giovanni Falcone risulta poi non essere PERTINENTE in una discussione che riguardava, invece, la riflessione teorica sui sistemi costituzionali; in sostanza è estrinseca rispetto al tema trattato.
A meno che quell' “improvviso” riferimento a un evento storico diverso (la vicenda del CSM su Giovanni Falcone) non sia, in realtà, il tentativo di “depotenziare” l'autorevolezza e la credibilità dello studioso Pizzorusso (insomma una sorta di “argumentum ad hominem”).
Una terza grave violazione delle regole del corretto scambio dialettico la ritrovo nell'ambiguità della sequenza di eventi da lei descritti sulla vicenda di Giovanni Falcone per la nomina a Procuratore antimafia. In quell'occasione sono stati commessi errori di valutazione, errori che furono ricordati soprattutto da Ilda Boccasini, la collega di Milano nella cui statura morale e professionale mi riconosco appieno, e che è stata poi oggetto negli anni successivi di attacchi violentissimi provenienti da parte del mondo politico in relazione all'attività professionale che la vedeva impegnata insieme a Gherardo Colombo.
Tuttavia, come ho detto, la mancanza di chiarezza e di analisi su un evento tra i più drammatici e complessi della storia repubblicana (dimenticando di precisare quanto è emerso da molti atti processuali che riguardano quell'omicidio in ordine agli esecutori di quell'omicidio e alle dinamiche storiche nel quale venne commesso), andrebbero evitata.
Rimanendo, quindi, ancorati allo specifico tema (il rapporto fra sistema istituzionale italiano riguardante la Magistratura e sistemi degli altri Paesi europei), è bene sapere che il modello italiano di CSM ha, come è noto, influenzato direttamente le costituzioni democratiche della Spagna e del Portogallo (più recenti di quella italiana per i noti fatti storici).
Ma vi è di più!
Infatti deve essere sottolineato che l’idea di un organo di governo autonomo del potere giudiziario è stata significativamente proposta ANCHE dal Consiglio d’Europa.
Tale organismo, al fine di assicurare l’indipendenza ed imparzialità (che sono i presupposti del giusto processo secondo l’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo), il 10 luglio del 1998 ha approvato la “Carta europea sullo Statuto dei giudici” di cui è importante conoscere dal testo UFFICIALE in ligua francese, inglese (con trad. italiana) un passaggio altamente significativo:
Fr. “Pour toute décision affectant la sélection, le recrutement, la nomination, le déroulement de la carrière ou la cessation de fonctions d'un juge ou d'une juge, le statut prévoit l'intervention d'une instance indépendante du pouvoir exécutif et du pouvoir législatif au sein de laquelle siègent au moins pour moitié des juges élus par leurs pairs suivant des modalités garantissant la représentation la plus large de ceux-ci”
Ing. “In respect of every decision affecting the selection, recruitment, appointment, career progress or termination of office of a judge, the statute envisages the intervention of an authority independent of the executive and legislative powers within which at least one half of those who sit are judges elected by their peers following methods guaranteeing the widest representation of the judiciary”
It. “Per ogni decisione riguardante la selezione, il reclutamento, la nomina, lo svolgimento o la cessazione delle funzioni di un giudice o di una giudice, la statuto prevede l'intervento di un organo indipendente dal potere esecutivo e dal potere legislativo in seno al quale si trovano almeno per la metà giudici eletti da loro pari secondo modalità che garantiscano la larga rappresentanza di costoro”.
E' agevole notare che su questi temi l'Europa ha ampiamente recepito i principi dell'esperienza italiana.
Inoltre, sempre presso l'Unione europea, è stata prevista l'istituzione una “Rete europea dei Consigli della giustizia” quale strumento di collegamento tra Consigli superiori e istituzioni equivalenti.
Dall’ottobre 2000 è operativa la “Rete europea di formazione giudiziaria”, in cui un ruolo significativo ha già svolto il nostro CSM, al cui delegato è stato attribuito il ruolo di SEGRETARIO GENERALE.
Ne consegue che le affermazionidel sig. "Giuggi" su una presunta “distanza di anni luce rispetto al modello italiano” degli altri sistemi europei, oppure sul fatto che i giudici europei “non si sognerebbero mai di ispirarsi al modello giudiziario made in Italy”, non solo non hanno fondamento, ma sono anche smentite da FATTI di significato esattamente contrario.
Se fosse stato vero l'assunto del sig. “Giuggi”, mai si sarebbe pensato di affidare a un delegato del CSM italiano i compiti dirigenziali di un importantissimo organo sovranazionale.
Quello del nostro Paese è, piuttosto, un MODELLO istituzionale di cui essere orgogliosi e da preservare gelosamente perché CSM ed indipendenza della magistratura sono inscindibilmente connessi, come ebbe a ricordare un grande magistrato come Andrea Torrente (sulle cui opere penso che il sig. "Giuggi" abbia studiato): «Riferire sui precedenti storici del Consiglio superiore della magistratura equivale a scrivere la storia del progressivo affermarsi, non solo nella coscienza collettiva, ma anche nel nostro ordinamento positivo, del principio dell'indipendenza dei giudici dal potere esecutivo» (Andrea Torrente, Consiglio superiore della magistratura, in "Enciclopedia del diritto", Giuffré, Milano, vol. n.13, anno 1961).
2) Il sig. “Giuggi” poi si è molto, troppo, brevemente soffermato sulla storia associativa dei magistrati, giungendo a conclusioni quantomeno apodittiche.
Ricordo a tutti che nell’aprile del 1904 n.116 magistrati in servizio in Puglia sottoscrissero un documento, divenuto noto come il “Proclama di Trani”, diretto al capo del governo ed al ministro della giustizia con il quale si sollecitava la riforma dell’ordinamento giudiziario.
Il 13 giugno 1909 a Milano si costituì a Milano l’AGMI, Associazione generale tra i magistrati italiani, che tenne a Roma il suo primo congresso nel 1911.
A seguito del rifiuto dei dirigenti dell'AGMI di trasformare l'associazione in SINDACATO FASCISTA, l'assemblea generale tenuta il 21 dicembre 1925 deliberò lo scioglimento dell'AGMI. L'ultimo numero de “La magistratura” del 15 gennaio 1926, pubblicò un editoriale non firmato dal titolo "L'idea che non muore", che si concludeva con queste parole che dovrebbero essere lette da tutti gli italiani, soprattutto i più giovani: “..Forse con un po' più di comprensione -come eufemisticamente suol dirsi- non ci sarebbe stato impossibile organizzarsi una piccola vita senza gravi dilemmi e senza rischi, una piccola vita soffusa di tepide aurette, al sicuro dalle intemperie e protetta dalla nobiltà di qualche satrapia... La mezzafede non è il nostro forte: la “vita a comodo” è troppo semplice per spiriti semplici come i nostri. Ecco perché abbiamo preferito morire”.
Fu per tale motivo che il regime fascista, con RD 16 dicembre 1926, destituì dalla magistratura i più noti dirigenti dell'associazione a cominciare dal segretario generale Vincenzo Chieppa, che si disse essere stato autore dell'articolo citato. Dopo la caduta del fascismo e il ritorno della democrazia nell’aprile del 1945 si ricostituì la Associazione nazionale magistrati italiani.
Vincenzo Chieppa venne riassunto in magistratura e ne divenne uno dei dirigenti.
Oggi il ruolo delle libere associazioni di giudici è stato riconosciuto dal Consiglio d’Europa nella “Carta europea sullo Statuto dei giudici” approvata a Strasburgo il 10 luglio 1998:
Le associazioni di magistrati operano in tutti i 45 paesi aderenti.
Riporto il documento UFFICIALE, sia in francese che in italiano, che stabilisce principi rilevantissimi.
Fr. “Les organisations professionnelles constituées par les juges et auxquelles ils peuvent tous librement adhérer contribuent notamment à la défense des droits qui sont conférés à ceux-ci par leur statut, en particulier auprès des autorités et instances qui interviennent dans les décisions les concernant. Les juges sont associés par leurs représentants et leurs organisations professionnelles aux décisions relatives à l'administration des juridictions, à la détermination de leurs moyens et à l'affectation de ceuxci sur le plan national et sur le plan local. Ils sont consultés, dans les mêmes conditions, sur les projets de modification de leur statut et sur la définition des conditions de leur rémunération et de leur protection sociale
It. Le organizzioni professionali costituite dai giudici ai quali essi possono liberamente aderire, costituiscono un particolare modo alla difesa dei diritti che sono conferiti a costoro in virtù del loro Statuto, in particolare presso Autorità e Organi che intervengono nelle decisioni che li riguardano.
I Giudici sono resi partecipi dai loro rappresentatnti e dai loro organizzazioni professionali alla decisioni relative all'amministrazione della giurisdizione, alla determinazione dei loro mezzi e all'assegnazione di questi nel piano nazionale e locale. Essi sono consultati, nelle stesse condizioni, sui progetti di variazione del loro statuto e sulla definizione delle condizioni della loro retribuzione e della protezione sociale.
Ancora una volta emerge, quindi, una forte sintonia tra i principi della Carta europea e l'esperienza della magistratura italiana affinatasi negli ultimi 60 anni.
E d'altra parte ai Congressi dell'ANM e delle sue correnti partecipano i rappresentanti delle due associazioni europee Aem e Medel, oltre che della Uim.
Se fosse vero ciò che afferma il sig. “Giuggi” (..."mai i giudici si sognerebbero di ispirarsi al modello giudiziario made in Italy.."), non sarebbe comprensibile perchè poi i magistrati europei partecipino in numero amplissimo in Italia nelle occasioni Ufficiali nella Magistratura associata.
Altro straordinario esempio di QUALITA' del modello italiano è la proposta di un pubblico ministero europeo, già avanzata già nel 1996 con il “Corpus Juris” sulle disposizioni penali per la protezione degli interessi finanziari dell’Unione Europea ed elaborata da un gruppo di esperti diretti da Mireille Delmas-Marty.
E' importante segnalare che la figura del Pubblico Ministero italiano viene presa ancora una volta a modello tanto che all'art. 18, comma 2, si legge: “Il Pubblico Ministero europeo è indipendente sia nei confronti delle autorità nazionali sia nei confronti degli organi comunitari.”
Questa caratteristica di indipendenza del PM, che è estranea alla tradizione giuridica di molti paesi, sembra farsi avanti da più parti.
E' da segnalare, ad esempio, l’art. 42 della Convenzione di Roma del 17 luglio 1998 sul Tribunale penale internazionale dove si legge: “Il Pubblico Ministero non sollecita né accetta istruzioni da alcuna fonte esterna”.
La normate è stata ripresa quasi testualmente dall’art. 16.2 dello Statuto sul Tribunale penale de L’Aja per i crimini nell’ex-Yugoslavia annesso alla risoluzioni 827 del Consiglio di sicurezza dell’Onu del 25 maggio 1993.
Sono fatti che dovrevvero essere ricordati dai cittadini italiani quando si discetta, con grande superficialità, di separazione delle carriere.
Ultime considerazioni.
Le parole del giurista tedesco citato dal sig. “Giuggi” sono inadeguate per due motivi:
a) perchè il giurista considera SOLO la situazione tedesca
b) perchè il giurista tedesco NON compie alcun paragone con la situazione italiana.
Come penso sappiano tutti, la situazione culturale, etica e di storia criminale tedesca non è in alcun modo paragonabile a quella del nostro Paese. Se è noto che si possono usare gli stessi parametri di valutazione SOLO se si hanno medesime premesse di partenza, se ne deduce che l'esempio fornito dal sig. "Giuggi" non è congruo e induce a erronee conclusioni.
Come ha già scritto il dott. Victor Rivera Magos, l'Italia è l'unico Paese del mondo occidentale (compresa ovviamente la Germania) in cui sono stati ammazzati 25 magistrati in conseguenza del loro lavoro. Come mai è accaduto?
In Italia, a differenza della Germania, non c'è una parte ampia del terroritorio nazionale gestita dalla criminalità organizzata. Come mai è accaduto e continua ad accadere ?
In Germania non c'è stato un fenomeno corruttivo come quello scoperto in Italia all'inizio degli anni 90; e il cancelliere Helmut koll si è dimesso per fatti molto meno gravi di quelli accertati in Italia. In Italia, invece, malgrado i pressanti inviti della Comunità Europea dal 2003, non è stata varata una normativa tesa a combattere i reati contro la Pubblica Amministrazione e la trasparenza contabile. Anzi è accaduto il contrario, attraverso una legislazione processuale che ha mutato, IN CORSO DI GIUDIZIO LE REGOLE PROCESSUALI. Sono fatti mai accaduti in altri Paesi del mondo occidentale.Come mai è stato diverso nel nostro Paese?
In Germania esiste un controllo etico politico sociale che è preliminare al controllo della magistratura e non ci potrebbe permettere di dire quello che è stato detto nei confronti dei magistrati, come avviene in Italia.
Con questo voglio dire che i contesti sono radicalmente diversi.
Nella storia italiana politico-giudiziaria italiana ci si è dovuti confrontare con fatti gravissimi (stragi e fenomeni terroristici che non hanno eguali in Europa anche per durata). E' stato possibile che si potesse titolare sui giornali di tutta Europa "Palermo come Beirut", con riferimento alla bomba di via Pipitone Federico che ucci Rocco Chinnici; è stato possibile, dopo l'attentato di via D'Amelio, inciampare nel braccio di Paolo Borsellino (testimonianza di Giuseppe Ayala quando arrivò sul posto) che era staccato di quasi 50 metri dal corpo; o in parti del corpo di poliziotti trovati all'ottavo piano di alcuni palazzi circostanti; si potuta fotografare l' "ombra" di due bambini impressa a quasi 60 metri di altezza su un immobile situato nel luogo dove si cercò di ammazzare Carlo Palermo (che dopo quella esperienza tragica ha lasciato la magistratura); si sono potute fotografare le scarpe del collega Mario Amato, appena ammazzato e rimasto per terra vicino alla fermata dell'autobus, che avevano una rudimentale copertura di cartone per riparare un buco della suola (quelle immagini fecero il giro del mondo e solo dopo quell'episodio delittuoso fu prevista una indennità giudiziaria).
Mi fermo qui perchè altri particolari sono ancora più inquietanti, ma ho valuto ricordare qualcosa di diverso dall'immagine del quiz televisivo davvero inadeguata a dare soluzioni per il futuro (a proposito: una apparizione del genere non potrebbe aversi in Italia perchè non avrebbe l'autorizzazione del CSM in quanto lesiva dell'immagine della magistratura). In ogni caso provi a pensare se ai tanti colleghi uccisi, minacciati e gratuitamente denigrati non piacerebbe la comoda serenità di quel giudice tedesco. A me basta ritrovarmi nell'immagine del magistrato senza speranza ma anche senza timore per sentirmi gratificato.
Ebbene è davvero singolare poi che la difesa più autorevole ai magistrati italiani sia venuta dai loro colleghi inglesi e, in particolare, da un organo di massimo livello Istituzionale.
Nel 1996 l’Alta Corte di Giustizia londinese, a mezzo del suo rappresentante Lord Simon Brown, nella motivazione della decisione del 23 ottobre 1996 con la quale la High Court of Justice respingeva un ricorso, ha scritto: «Non accetto in nessun modo che il desiderio della magistratura italiana di smascherare e punire la corruzione nella vita pubblica e politica ed il conflitto che ciò ha creato tra i giudici ed i politici di quel paese, operi in modo tale da trasformare i reati in questione in reati politici. È un uso scorretto del linguaggio definire l’iniziativa dei magistrati come improntata a ‘fini politici’ o le loro azioni nei confronti dell’imputato come persecuzione politica. Al contrario, tutto ciò che ho letto su questo caso suggerisce piuttosto che la magistratura sta dimostrando al tempo stesso una giusta indipendenza politica dall’esecutivo ed equanimità nel trattare in modo eguale i politici di tutti i partiti”. La motivazione si riferisce al processo presso la High Court of Justice, Queen’s Bench Division, divisional Court, before the Rt. Hon. Simon Brown, L.J. and the Hon. Gage, J., in Regina v Fininvest s.p.a..
L'Europa e l'ONU si sono rivolti all'Italia con enorme preoccupazione per gli attacchi all'autonomia e indipendenza della magistratura da parte di una legislazione che quelle autorità estere hanno considerato con preoccupazione crescente. Al riguardo i documenti ufficiali sono facilmente reperibili e, comeunque, possono essere da me messi a disposizione di chiunque li voglia leggere.
E infine
Ringrazio il sig. “Giuggi” per l'invito a leggere il libro di Bruno Tinti, ma non ne ho alcun bisogno.
E questo perchè con Bruno ci sentimo quasi quotidianamente, collaboro (quando posso) a una sua rubrica telematica, conosco i suoi testi e le sue posizioni all'interno dell'associazione perchè ne abbiamo discusso, a lungo, negli ultimi 12 mesi.
Io e Bruno abbiano idee diverse, anche se non del tutto divergenti, esattamente come avviene fra persone che si stimano intellettualmente ma che hanno pensieri autonomi su taluni aspetti della vita associativa.
La diversità di posizione è fonte di ricchezza e di evoluzione, a differenza di chi alza steccati e muri per evitare il confronto e di provare la consistenza argomentativa delle proprie certezze.
Saluti a tutti
Francesco Messina