Temi e disegni realizzati dagli alunni, tra i 9 e gli 11 anni, dell'istituto comprensivo San Giuseppe Bosco. Dove da due settimane - da quando una giovane nomade è stata accusata di tentato rapimento di una bimba di pochi mesi - la vicenda dei rom è all'ordine del giorno, nelle discussioni in classe. E se gli insegnanti stanno "lavorando con loro per fargli capire davvero cosa è successo, dice il preside dell'istituto, in famiglia o in strada i bambini ricevono ben altri insegnamenti". Fanno ben altre esperienze. Fino a partecipare, in prima persona, alle violenze contro i rom. "Questi bambini sono stati coinvolti in pieno ed alcuni hanno raccontato di aver preso parte ai raid e, anche dopo, hanno ribadito con fermezza la loro posizione", spiegano gli insegnanti. In quei giorni sia Pompa sia Bottelli sono coinvolti nelle indagini sul sequestro dell’imam egiziano Abu Omar, rapito a Milano il 17 febbraio 2003 da un commando della Cia e tradotto prima alla base di Aviano, poi all’aeroporto di Ramstein, in Germania, infine in un carcere egiziano, dove è stato torturato per sette mesi. Pollari è indagato per sequestro di persona, Pompa per favoreggiamento. Nei cassetti, negli schedari, nelle casseforti e nei computer dell’appartamento di via Nazionale, la Polizia trova centinaia di appunti, report e dossier su politici, magistrati, imprenditori, giornalisti, dirigenti delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza, altre alle prove dell’attività di disinformatija svolta da Pompa per conto di Pollari recapitando e facendo pubblicare “veline”, perlopiù inattendibili, da giornalisti amici. Tra l’altro, saltano fuori alcune ricevute che documentano i pagamenti a uno dei giornalisti più fidati del giro Pompa: il vicedirettore di “Libero” Renato Farina che, negli anni, aveva percepito almeno 30mila euro, in violazione della legge istitutiva dei servizi segreti, per pubblicare notizie tanto “ispirate”, quanto false in tema di lotta al terrorismo. Proprio Farina, nome in codice “Betulla”, racconterà in un lunghissimo interrogatorio, quanto fosse stretto il rapporto fra Pompa e Pollari, tant’è che il generale, quando gli presentò Pio, disse: “Io lo chiamo shadow, la mia ombra”. E in effetti il binomio fra i due appare indissolubile. Pompa e Pollari si sono cnosciuti nella primavera dal 2001. A fare da tramite è stato un comune amico: don Luigi Verzè, il prete che ha fondato a Segrate, ai confini di Milano 2, l’impero sanitario multinazionale “San Raffaele” ed è da sempre legato a Silvio Berlusconi. Pollari, che in quel momento è solo il numero due del Cesis, l’organismo di coordinamento fra Sismi e Sisde, sceglie subito Pompa come consulente. E Pompa, che nel suo passato vanta anche una lunga militanza nel partito comunista, gli scodella sul tavolo dossier su dossier. Legge giornali, naviga in internet, raccoglie notizie e pettegolezzi, poi mette tutto nero su bianco. Notizie a volte vere. A volte fasulle, inventate di sana pianta, solo per favorire il capo e i suoi amici. Nell’estate 2001, quando Pollari è ancora al Cesis, ma già sa che presto sarà promosso, Pompa gli prepara una relazione dedicata alle manifestazioni per il drammatico G8 che si è tenuto a Genova dal 19 al 22 luglio. Quando stende la prima bozza, scrive:
Poi depenna dal documento finale il nome dell’ammiraglio – nominato dai vertici del Sismi dal centrosinistra e per questo inviso alla nuova maggioranza – e lo sostituisce alle parole “da parte del vertice”. Intanto chi deve capire capirà. Infatti Battelli, così screditato con accuse totalmente false, verrà puntualmente sostituito da Pollari il 26 settembre. Ma tra le carte archiviate dall’Ufficio Disinformatija del Sismi, c’è di più e di peggio. L’attenzione degli investigatori si concentra su un altro appunto anonimo: ventitré pagine, nove delle quali scritte a macchina e datate 24 agosto 2001, in cui si proprone di “disarticolare con mezzi traumatici” l’opposizione al governo Berlusconi. A una prima lettura l’elaborato ha tutto l’aspetto di un piano d’azione redatto per punti (preceduti da numeri o lettere dell’alfabeto); letto col senno di poi, presenta straordinarie analogie con il programma in materia di giustizia, libertà e sicurezza seguito dal governo Berlusconi. Sotto i titoli “Area si Sensibilità”, “Area di Supporto” e “Sicurezza del Palazzo” sono indicate le iniziative da assumere per proteggere l’esecutivo e le informazioni ricevute da fonti (spie) piazzate in vari tribunali della Repubblica e al ministero della Giustizia. Chi legge ha la sgradevole sensazione che tutto quello che è accaduto nei cinque anni del centrodestra fosse stato pianificato a tavolino: dalla guerra ai magistrati e ai giornalisti scomodi, alle leggi ad personam per bloccare i processi a Berlusconi & C., fino alle calunnie contro l’opposizione a colpi di commissioni-vergogna, come la Telecom Serbia e la Mitrokin.
Interrogato dal Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copaco), Pompa sostiene che le carte sugli oppositori del governo erano in via Nazionale per sbaglio: “Sono arrivate in busta anonima dall’Aquila. Le ho conservate solo perchè mi ero dimenticato della loro esistenza”. Ma è difficile credergli. Lo stesso Pollari, davanti al Copaco, descrive Pompa come un analista abile ed esperto. Impossibile che gli sia sfuggito come la parte dattiloscritta del manoscritto anticipi con profetica precisione gli avvenimenti dei mesi successivi. Anche perché lo stesso Pompa ammette che i documenti scritti a mano erano stati vergati di suo pugno: “L’anonimo era poco comprensibile, e così l’ho ricopiato”.
“Violante” (Luciano); “Colombo” (Furio, direttore dell’Unita); “D’Ambrosio” (Loris); “on. Brutti” (Massimo, Ds); “Arlacchi” (Pino, responsabile Onu a Vienna per la lotta alla droga); “Caselli” (Gian Carlo, ex procuratore di Palermo); “Flores D’Arcais” (Paolo, direttore di “Micromega”); “De Benedetti” (Carlo, editore del gruppo Repubblica-Espresso); “Brutti Liberati” (Edmondo, sostituito procuratore aggiunto a Milano); “Alderighi RM” (Mario, giudice a Roma); “Natoli PA” ( Gioacchino, pm antimafia a Palermo); “Ingroia PA” (Antonio, anche lui a Palermo, sostiene l’accusa nel processo Dell’Utri e ha indagato anche su Berlusconi); “Maritati BA” (Alberto, ex magistrato antimafia a Bari); “Principato PA TP” (Teresa, pm palermitana antimafia, in quel momento procuratore aggiunto a Trapani); “Sabella GE” (Alfonso, responsabile della polizia penitenziaria intervenuta al G8 di Genova); “Mancuso DAP/NA” (Paolo, pm antimafia a Napoli); “Mancuso BO” (Libero, fratello di Paolo, Presidente di Corte d’assise a Bologna); “Milillo NA” (Gianni Melillo, ex pm a Napoli); “Monetti Ge” (Vito, Pg in cassazione); “Salvi RM” (Giovanni, fratello del deputato Ds Cesare, pm antimafia a Roma); “Cesqui RM” (Elisabetta, pm a Roma, in passato ha indagato sulla loggia P2); “Lembo BA” (Corrado, pm antimafia a Bari); “Paraggio RM” (Vittorio, pm romano); “on. Bargone” (Antonio, ex deputato Ds, molto vicino a D’Alema); “De Pasquale MI” (Fabio, pm milanese del processo sui diritti Mediaset); “Casson VE” (Felice, pm veneziano); “Perduca TO” (Alberto, pm a Torino).
Nella seconda colonna altri 9 nomi, tutti di magistrati. In pratica l’intero pool di Milano: “Borrelli MI” (Francesco Saverio, procuratore generale); “Boccassini MI” (Ilda, pm dei processi a Berlusconi e Previti); “Greco MI” (Francesco, specializzato in reati finanziari); “Taddei MI” (Margherita), “Carnevale MI” (Corrado); “D’Ambrosio MI” (Gerardo, procuratore capo); “Colombo MI” (Gherardo, pm anticorruzione).
L’elenco numero 2 è composto da 8 nomi, alcuni ripetuti dal precedente: “Visco” (Vincenzo); “Scernicola” (Giovanni Sernicola, segretario particolare di Visco); “Veltri” (Elio, deputato Idv, autore di vari saggi si Craxi e Berlusconi); “Leoluca Orlando” (già sindaco di Palermo noto per il suo impegno antimafia).
L’elenco numero 3 conta 5 magistrati, di cui 4 già citati nelle prime 2 liste. Il titolo “Olaf Bruxelles” li indica presumibilmente come interessati all’organismo europeo antifrode o comunque in ottimi rapporti con colleghi stranieri. Infatti l’unico nome nuovo dell’elenco è quello del giudice anticorruzione spagnolo “Baltasar Garzon Real”, titolare del processo a carico di Berlusconi e Dell’Utri per le presunte irregolarità nell’affare Telecinco.
Dopo le liste di proscrizione, che occupano le prime due pagine del dossier di via Nazionale, la terza e la quarta contengono il piano d’azione in 7 punti:
1) Disarticolazione graduale ma costante del sistema, chiamando in causa come coordinatore di esso Luciano Violante;
2) Disarticolazione delle iniziative riconducibili ai soggetti delle liste;
3) Neutralizzazione di iniziative politico-giudiziarie (anche attraverso l’adozione di provvedimenti traumatici su singoli soggetti);
4) Neutralizzazione o, al più, ridimensionamento di attività agressive provenienti dall’estero. Paesi d’interesse: Spagna, Inghilterra (i due paesi in cui Berlusconi e i suoi cari hanno guai giudiziari: Telecinco a Madrid e il caso All Iberian-David Mills a Londra);
5) Neutralizzazione di un disegno, realizzato nell’ambito di organismi investigativi dell’Unione Europea, volto ad enfatizzare iniziative aggressive già in corso o a promuoverne altre.
6) Esigenza di un team di soggetti di riferimento che prenda come missione prioritaria la valutazione della diagnosi precoce di ogni iniziativa aggressiva e di studiarne e attuarne misure di neutralizzazione o di deterrenza. Al contempo potrebbe svolgere (in parallelo) attività di dissuasione, sia in Italia che all’estero;
7) Tempistica.
Deliri di uno o più spioni in cerca d’auore? Nemmeno per sogno. Progetti che verranno messi in opera dal governo Berlusconi e dalla sua maggioranza – come raccomanda il dossier nell’agosto 2001 – “fin dalla prima quindicina di settembre” e nei mesi immediatamente successivi. Se la Spectre anti-Cavaliere da “disarticolare” si muove sul fronte della corruzione e dei reati finanziari, ecco subito la legge che depenalizza il falso in bilancio. Se il nemico si annida anche nelle magistrature del resto d’ Europa, ecco pronta le legge che, di fatto, cestina le rogatorie internazionali. E se il nuovo governo deve guardarsi dagli “organismi investigativi dell’Unione Europea”, come l’Olaf e l’Eurojust, ecco il sabotaggio ad entrambi gli organismi, seguito dal no del governo italiano al mandato di arresto europeo. Il 23 novembre 2001 il governo Berlusconi blocca la nomina all’Olaf di tre magistrati italiani, Perduca (citato due volte nelle liste di via Nazionale), Mario Vaudano e Nicola Piacente, che hanno vinto un regolare concorso. L’Olaf invita i tre ad insediarsi lo stesso, anche senza il consenso di Palazzo Chigi. Vaudano lo fa e il neoministro della Giustizia, Roberto Castelli, apre contro di lui un procedimento disciplinare. Vaudano sarà costretto a dimettersi da magistrato per lavorare all’Olaf. Sua moglie, la giudice francese Anne Crenier, scoprirà e denuncerà di essere stata spiata dal Sismi, addirittura con intrusioni nella sua posta elettronica.
Il 13 marzo 2002 si replica con l’Eurojust: Caselli fa già parte dell’organismo embrionale della superprocura europea e come tutti i colleghi degli altri Stati membri attende di essere riconfermato. Ma il governo Berlusconi, unico in Europa, cambia cavallo. Nomina Cesare Martellino, sostituto procuratore di Terni (gradito – si dice – a Cesare Previti). Quando più tardi Caselli tenterà di concorrere per la Procura antimafia, il governo gli sbarrerà la strada con due leggi contra-personam, per escluderlo dal concorso del Csm.
L’Espresso scoprirà che sotto il governo Berlusconi il Sismi, oltre al covo di via Nazionale – aveva almeno altri due uffici – uno a Palermo, in via Notarbartolo, l’altro a Milano in piazza Sant’Ambrogio – in cui si spiavano le inchieste delle Procure più “calde” d’Italia. Una rete parallela informativa che non rispondeva più allo Stato ma a pochi esponenti politici. L’Ufficio di Palermo viene smantellato il 5 novembre 2003, il giorno dopo l’arresto di due marescialli della Dia e del Ros, accusati – insieme a mafiosi, imprenditori e politici del calibro del governatore Totò Cuffaro – di raccogliere notizie segrete sulle indagini in corso.
Nell’autunno 2004 il colonnello scopre che i pm di Milano discutono con il Serious Fraud Office inglese se chiedere l’arresto per corruzione dell’avvocato Mills. Una notizia segretissima, nota in quel momento soltanto ad una ristretta cerchia di investigatori milanesi e londinesi.
Del resto già nel 2001 il documento di via Nazionale, sotto il titolo «Sicurezza del Palazzo», raccomandava una profonda ristrutturazione dello staff di Palazzo Chigi: È necessario pensare alla costituzione di un dispositivo «fiduciario» limitato a poche persone da inserire in ambiti diversi delle strutture. Tali soggetti non dovranno ovviamente costituire un corpo a parte, ma dovranno essere formalmente integrati nelle varie articolazioni. In tale modo sarà disponibile un apparato di sensori e di cartine di tornasole utile a prevenire e, se nel caso, a reprimere (potendoli conoscere) eventuali atteggiamenti impropri posti in essere da taluni appartenenti alla struttura. Un altro appunto manoscritto, intitolato «Attività di tutela di eminenti personalità di governo», spiegava il da farsi per proteggere l'esecutivo:
A) Al livello interno.
1) Nei rapporti con le istituzioni:
- Valutazione costante degli «atteggiamenti impropri» propalati, adottati o adottandi, da Organi o persone, da attivarsi secondo programmi preventivamente illustrati all'Autorità o su sue specifiche indicazioni.
- Monitoraggio dei settori «notoriamente sensibili».
- Studio di fattibilità di eventuali ipotesi di lavoro volte a «neutralizzare iniziative improprie».
- Attivazione di procedure indicate dall'Autorità di volta in volta interessata.
2) A livello di Organi diversi dalle Istituzioni.
- Attività di «monitoraggio costante» di ogni iniziativa o ipotesi di iniziativa volta a incidere sul regolare funzionamento, sul corretto esercizio e sulla credibilità di organi e/o soggetti di Governo.
- Approfondimento cognitivo di situazioni di minaccia riferite ad aree sensibili, di cui si è attinta autonoma notizia o per cui sono richieste adeguate attività.
- Valutazione delle «prospettive di rischio» e conseguente studio di fattibilità degli atteggiamenti e dei provvedimenti da assumere.
- Valutazione, a livello di intelligence economica, delle fonti, delle notizie, degli indirizzi e delle prospettive di interesse, desunte dal programma di Governo, o, di volta in volta, indicate dall'Autorità [quest'ultima voce appare nell'appunto relativo al «Supporto di sicurezza generale», nda.
La storia si ripete
Ora, che i servizi o parti «deviate» di essi, per obbedire (o compiacere) a questo o quel governo, abbiano sempre tenuto d'occhio i settori più indipendenti e attivi della magistratura, del giornalismo, dell'imprenditoria e della politica, è storia vecchia. Nel libro Mani Pulite abbiamo visto come, nel 1996, il Copaco dovette occuparsi della fantomatica «fonte Achille» del Sisde, che fin dall'inizio di Mani Pulite raccoglieva dossier sui Pm milanesi. «La raccolta di materiale informativo comincia tra la primavera e l'estate del 1992, quando appare chiaro che le inchieste non si fermano dopo i primi arresti», si legge nella relazione del 6 marzo 1996, che denunciava manovre da più parti per intromettersi nelle indagini, conoscere il loro svolgimento, acquisire in tempo reale informazioni riservate su atti giudiziari che dovevano essere ancora compiuti, esercitare un controllo illegittimo sui singoli magistrati e sulla loro vita, costruire dossier che servivano a delegittimarli. Il Copaco parlava poi di altri dossier raccolti da uomini della Guardia di finanza:
Note informative sui magistrati (tra i quali il dr. Di Pietro, il dr. Colombo e altri), sulla loro vita, sulle indagini, sui rapporti dell'uno o dell'altro con i colleghi e con individuati elementi della Polizia giudiziaria. Fascicoli a disposizione anche di Bettino Craxi (il Copaco parlava di «sinergia informativa»), sequestrati nel luglio '95 dalla Digos in un ufficio di via Boezio a Roma: «Una serie cospicua di schede informative, idonee a gettare sospetti infamanti e a demolire l'immagine del dr. Di Pietro». E poi rapporti anonimi sui Pm milanesi Dell'Osso, Colombo, Davigo, Di Maggio e Borrelli. E ancora gli appunti di Craxi che, dalla latitanza, dava la linea ai politici amici:
Il caso Di Pietro deve diventare un caso simbolo: bisogna andare a fondo dato che ne esistono tutte le condizioni. Il crollo del mito determina conseguenze a catena [...]. Ci sono obiettivi essenziali: il pool milanese innanzitutto. Sono magistrati che hanno usato strumentalmente il potere giudiziario [...].
1) Settori di attività: a) impegno per la garanzia dello status di magistrato di opposizione a legislazione speciale sul terrorismo, che affiderebbe maggiori poteri all'autorità di Polizia ai danni della magistratura; e) opposizione a politiche e legislazione restrittive in materia di immigrazione.
2) Principali contatti in Italia: a) Gruppo Abele; Arci; Associazione di promozione sociale; Centro di iniziativa per l'Europa del Piemonte; Associazione di studi giuridici sull'Immigrazione; Agenzia testimoni di Genova; Associazione «Carta». Allegato: per quanto riguarda i progetti specifici promossi da enti e associazioni «non profìt», benché non sia esplicito alcun legame con Medel, può essere interessante approfondire la natura e i contenuti del «progetto Melting pot» promosso da «Sherwood Comunicazione e Comune di Venezia». I redattori sono: avv. Marco Paggi; Rosanna Marcato; Cris Tommesani; Gianfranco Bonesso; Milena Zappon; Barbara Barbieri; Claudio Calia; Jelena Momcilovic; Nait Salah Mourad; Leen Elen; Vojsava Zagali; Jonas Chinedu Okonkwo; Graziano Sanavia. Cinque mesi dopo, il 13 febbraio 2002, sul tavolo del direttore del Sismi arriva un'analisi sulle difficoltà politiche che potrebbe incontrare «la Commissione di inchiesta su Tangentopoli», invocata a gran voce da tutto il centrodestra e parte del centrosinistra:
Presso ambiti qualificati si è appreso che, ben prima dell'istituzione della Commissione di inchiesta su Tangentopoli, il movimento dei «giuristi» democratici militanti avrebbe verosimilmente predisposto una strategia di contrasto sia a livello nazionale che internazionale. I giuristi si sarebbero avvalsi, da un lato, del supporto delle componenti politiche, mediatiche e antagoniste a essi contigui o organici, dall'altro del network internazionale facente capo a Medel. Nello specifico è stato riferito di incontri e contatti riservati intercorsi nei giorni immediatamente successivi al varo della Commissione tra Bruti Liberati, Livio Pepino, Ignazio Patrone, Giovanni Salvi, Cesare Salvi, Sergio Cofferati, il segretario del Fnsi Paolo Serventi Longhi. In tale contesto, sarebbero emersi i seguenti orientamenti: adottare forme di pressione sul Presidente della Repubblica strumentalizzando anche una presunta volontà da parte del Governo di porlo in difficoltà attraverso il caso Telekom Serbia. [...] appoggiare strenuamente il disegno, che farebbe capo al fronte antiriformista e al movimento venutosi a costituire intorno a Cofferati, teso a boicottare l'attività di Governo in attesa di eventuali esiti negativi delle vicende giudiziarie del Premier. Ossessionati dall'inesistente complotto internazionale anti-premier, gli uomini di Pollari cercano anche di individuare i canali attraverso i quali l'internazionale dei cospiratori comunica. In base alle carte sequestrate al Sismi, il Csm denuncerà che il servizio segreto ha «controllato», oltre a mezza Procura di Milano, 10 consiglieri (o ex) del Csm, 2 ex presidenti dell'Anm e 203 giudici di dodici Paesi europei (di cui quarantasette italiani). Uno dei casi più clamorosi è quello del giudice francese Emmanuel Barbe. Dice di lui il dossier del Sismi:
Secondo talune indicazioni, il magistrato di collegamento presso il ministero di Grazia e Giustizia, Emmanuel Barbe risulterebbe da tempo in stretti rapporti con diversi esponenti di Medel [...]. Sembrerebbe che Barbe abbia avuto modo di
Dal documento si evince che il Sismi spiava addirittura il Quirinale, monitorando i colloqui del braccio destro di Ciampi e attribuendo poi agli atti del capo dello Stato - che si presumeva ricattato nel caso Telekom Serbia - finalità di ritorsione o di estorsione nei confronti dell'opposizione. Un quadro che riporta il Paese ai tempi bui dei dossier del Sifar. Ovviamente Pompa si occupa anche della commissione Mitrokhin, l'organismo parlamentare dove il millantatore Mario Scaramella, consulente dell'ufficio di presidenza legato alla Cia e al Sismi, fabbrica bufale contro alcuni esponenti dell'opposizione e addirittura contro il presidente della Commissione europea Romano Prodi. Da ex iscritto al Pei ed ex sindacalista, Pompa conserva molti buoni contatti nella sinistra. E così «rivende» al suo capo qualunque pettegolezzo riesca a raccogliere. Il 6 giugno 2002 scrive: Fonte vicina ad ambienti dell'opposizione ha informato che esponenti di spicco dei Ds, appartenenti all'area cui fa ancora capo la leadership del partito, avrebbero manifestato l'intenzione di non voler ostacolare l'accertamento, da parte della Commissione, dell'eventuale coinvolgimento di determinati uomini politici della sinistra. Ciò al fine di indebolire l'asse venutosi a costituire tra la parte più ortodossa del partito, la Cgil e il suo leader, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e l'area movimentista ricomprendente i no global e le frange più estreme dell'antagonismo. L'obiettivo sarebbe quello di ricostituire una forte sinistra, cosiddetta di Governo, in grado di ricompattare l'opposizione e mantenerne la guida su basi programmatiche. Parte di questo materiale verrà utilizzato mediaticamente. In qualche caso Pompa passa le veline e i relativi veleni a giornalisti amici, che le pubblicano, anzi le fotocopiano, sui loro quotidiani. Emblematico il caso di Eric Jozsef, corrispondente a Roma di «Liberation», che verrà impallinato da «Libero», il giornale vicediretto da Renato Farina, con toni e contenuti molto simili a un «appunto per il direttore (cioè per Pollari) trasmesso nel gennaio del 2003» e intitolato «Attacchi contro il presidente del Consiglio alla vigilia del semestre italiano» (di presidenza Ue). Si è avuta notizia che, sui recenti attacchi portati da alcune testate giornalistiche, avrebbero essenzialmente interagito: il nutrito gruppo di giornalisti e «giuristi» militanti raccolto intorno alla «Voce della Campania» diretta da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola; Michele Santoro; Giuseppe Giulietti; Paolo Serventi Longhi; Ignazio Patrone; Sandro Ruotolo e Giulietto Chiesa; il presidente della stampa estera in Italia Eric Jozsef, corrispondente del giornale francese «Liberation», autore di durissimi articoli contro il governo italiano ripresi e diffusi ad opera del magistrato belga Marie Anne Swartenbroeks. Quanto poi al ruolo mediatico esercitato dalla «Voce della Campania» esso risulterebbe caratterizzato dalle forti connessioni stabilite con ambienti dei cosiddetti «giuristi militanti», dal rappresentare una delle principali componenti del complesso circuito telematico facente congiuntamente capo ai siti «Centomovimenti» e Errore.
Riferimento a collegamento ipertestuale non valido. [nati al fianco dei Girotondi, nda] che alimenta il processo di delegittimazione del premier. Prestigiosi opinionisti hanno scritto negli ultimi anni per la «Voce». Tra questi, «Percy Allum», cittadino inglese il cui nome sarebbe Antony Peter Allum, che, oltre ad essere punto di riferimento di alcuni corrispondenti come quelli del «Guardian», dell'«Economist» e del «Financial Times», godrebbe di solidi legami (in ciò agevolato dall'essere docente presso l'Orientale di Napoli) con ambiti del fondamentalismo islamico napoletano, fungendo anche da collegamento con quelli attivi in Gran Bretagna. Tra i vari giornalisti spiati o «monitorati» dalle barbe fìnte, spuntano anche l'allora direttore dell'«Unità» Furio Colombo (puntualmente silurato nel 2005) e tutti e tre gli autori di questo libro. Disarticolare, spiare, calunniare magistrati, giornalisti e intellettuali scomodi per il governo. Questo si progettava e si faceva negli uffici del Sismi, mentre Berlusconi sedeva a Palazzo Chigi. Per cinque lunghi, interminabili anni.
da "Mani Sporche"
La stagione regolare dell' asd Barletta si è chiusa con un secondo posto deludente, che ha precluso ai biancorossi la possibilità di accedere direttamente alla C2.
Bella ma disumana come la matrigna di Cenerentola, la dipinge l'Arcigay, "perché è disumano non voler concedere riconoscimenti giuridici alle coppie omosessuali". Pronto a descriverla anche come "una bella addormentata che dice falsità e che vive nel mondo delle favole dove i gay non sono discriminati". Mentre Barbara Pollastrini l'accusa di fare una "politica sterile, miope" e Alessandra Mussolini di sbagliare perché non cerca il dialogo e fa "muro contro muro". ![]() |
A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo: