mio fratello é figlio unico

Si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso (OSCAR WILDE)

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mercoledì, 28 maggio 2008

"Caccia alle streghe contro i diversi" - Xenofobia, AMNESTY boccia l'Italia

La scusa per sbarrare le porte ai migranti e usare il pugno di ferro con chi è già dentro è quella, sperimentata in tutto il mondo, della sicurezza. Ma se l'Italia ha tanta paura dei "diversi" da voler scatenare una "caccia alle streghe", Amnesty International vuole dirlo forte. La voce di Daniela Carboni, direttrice dell'ufficio campagne e ricerca, era pacata, ma l'allarme è rimbombato assordante. La Carboni ha bastonato senza risparmio l'errore di prospettiva che fa vedere un episodio di cronaca come l'omicidio di Giovanna Reggiani per mano di un rom "non come l'ennesima violenza contro una donna, ma come il sintomo inequivocabile di una tendenza alla violenza e all'illegalità di gruppi di persone e di minoranze, in base alla nazionalità, all'appartenenza etnica, al luogo in cui dimorano".

In parole meno diplomatiche, è un allarme razzismo e xenofobia, condiviso anche dall'Anti-Defamation League: in Italia la tendenza è fare di tutte le erbe un fascio, "punire" sommariamente rom, immigrati, romeni, sulla base di categorie semplici, ignorando il principio di responsabilità individuale. E quando la cultura dei diritti viene erosa, "le minoranze non sono le uniche a essere colpite".

NAPOLI - "Io penso che noi napoletani abbiamo fatto bene a cacciarli via". "Per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi".

ansa_13047227_08510Temi e disegni realizzati dagli alunni, tra i 9 e gli 11 anni, dell'istituto comprensivo San Giuseppe Bosco. Dove da due settimane - da quando una giovane nomade è stata accusata di tentato rapimento di una bimba di pochi mesi - la vicenda dei rom è all'ordine del giorno, nelle discussioni in classe. E se gli insegnanti stanno "lavorando con loro per fargli capire davvero cosa è successo, dice il preside dell'istituto,  in famiglia o in strada i bambini ricevono ben altri insegnamenti". Fanno ben altre esperienze. Fino a partecipare, in prima persona, alle violenze contro i rom. "Questi bambini sono stati coinvolti in pieno ed alcuni hanno raccontato di aver preso parte ai raid e, anche dopo, hanno ribadito con fermezza la loro posizione", spiegano gli insegnanti.
postato da: majortom79 alle ore maggio 28, 2008 10:11 | link | commenti (20)
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martedì, 27 maggio 2008

Ogni tanto uno si chiede se sogna o è desto

di Bruno Tinti, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Torino, Coordinatore, presso la Procura di Torino, del Gruppo Diritto Penale dell’Economia e Docente di Diritto Penale Tributario presso l’Università di Novara, facoltà di Economia negli anni accademici dal 1995 al 2000;

Qualche volta questo succede quando si vive una situazione troppo bella per essere vera; che so: una ragazza bellissima ha appena accettato di uscire a cena con te. Non ci posso credere!, si dice il fortunato.

Molto più spesso però l'esperienza para onirica è di tipo negativo. L'esempio tipico e ricorrente riguarda le iniziative adottate dalla classe politica nei più disparati settori; si resta increduli. Almeno, io resto incredulo nel settore di cui ho una qualche esperienza, quello della Giustizia. Poi mi rendo conto che è tutto proprio vero e mi …. arrabbio; poi mi deprimo; poi mi rassegno.

Veniamo al dunque: il cosiddetto pacchetto sicurezza. Per la verità, straordinariamente, qualcosa di intelligente vi è stato inserito: hanno abolito il patteggiamento in appello (almeno, così si legge nella prima versione del testo reperita su Kataweb). Trattasi di una delle situazioni para oniriche del primo tipo, quelle della ragazza bellissima che accetta di uscire a cena con te: da non crederci. E infatti mi sa che non resisterà agli aggiustamenti successivi e che alla fine il patteggiamento ce lo ritroveremo reintrodotto a furore di popolo … avvocatesco.

Poi c'è un'altra cosa furba: la subordinazione della sospensione condizionale della pena all'eliminazione delle conseguenze del reato. Per capire bene di che si tratta bisogna sapere che se uno è incensurato e viene condannato a una pena inferiore ai due anni di reclusione, non va in carcere: la pena resta sospesa per 5 anni e, se questo non commette altri reati, non la sconterà mai; se invece commette un altro reato sconta sia la pena per il reato nuovo che quella che gli era stata sospesa. Bene, questo beneficio, dice il nuovo pacchetto sicurezza, può essere concesso solo se il condannato elimina le conseguenze dannose del reato; insomma se rimette tutto a posto o risarcisce il danno cagionato. Una cosa ovvia, si può pensare; ma nel nostro sistema penale l'ovvio è merce rara; e una cosa così intelligente non si era mai vista.

Anche qui uno pensa: ma davvero questa bellissima ragazza viene a cena con me?

Poi scopre che è tutto vero, ma solo per il reato di cui all'art. 635 codice penale.

Di che si tratta?; beh, è il reato della fidanzata tradita, quella che va sotto la casa del fidanzato e gli riga la macchina o gli buca le gomme. In questi casi, dice il pacchetto sicurezza, la fidanzata non andrà in prigione se porta la macchina dal carrozziere per farla riparare o se compra un treno di gomme nuovo.

E tutti gli altri reati? Che so, una villa costruita in cima a un promontorio in riva al mare, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e, naturalmente, costruita senza licenza. Oppure un bel palazzone di 10 piani costruito in zona destinata a parco pubblico. Oppure un appalto concesso a chi non doveva averlo e che lo ha avuto perché ha pagato un sostanziosa busta (con danno ovvio per chi invece l'appalto avrebbe dovuto averlo). Oppure una pubblica fornitura eseguita con materiale di scarto. Oppure un bel falso in bilancio con il quale l'amministratore della società si è portato via la liquidazione di quei 200 o 300 soci che l'avevano investita… Oppure fate voi, tutto quello che leggiamo sui giornali ogni giorno.

Ecco, per tutti questi reati il discorso non vale. Qui la sospensione condizionale della pena viene concessa subito, la villa o il palazzo non vengono demoliti e nemmeno sottratti a chi li ha costruiti che continua a starci dentro; l'appalto ormai è stato eseguito e le fatture vengono pagate; i danni eventuali saranno richiesti con un bel processo civile (tanto lo sanno tutti che i giudici civili lavorano poco e hanno tanto tempo a disposizione) e se va bene saranno pagati tra una decina d'anni. E il falso in bilancio? Beh, ma per quello, si sa, il processo manco comincia…

Allora si capisce che siamo nel solito brutto sogno e che purtroppo è tutto vero. Dove proprio piombiamo in un incubo è quando leggiamo della nuova arma decisiva per la lotta all'immigrazione clandestina, dello strumento che risolleverà le patrie sorti e libererà l'Italia dalla piaga endemica dei clandestini: il nuovo reato di immigrazione clandestina, punito da 6 mesi a 4 anni.

Per capire bene in che pasticcio ci stiamo cacciando, andiamo per ordine.

Chi dunque è immigrato clandestinamente in Italia, secondo i nostri Solone (trattasi di un celebre legislatore dell'antichità) commette reato. Ogni reato deve essere denunciato e l'autore di esso deve essere processato. Quindi diventa imputato.

Come ogni imputato, anche questo, che da adesso chiamiamo Alì Ben Mohamed deve essere iscritto nel registro degli indagati (tempo medio – di un segretario bravo – minuti 5)

Alì Ben Mohamed in verità è anche detenuto perché Solone ha pensato di prevedere che l'immigrato clandestino deve essere obbligatoriamente arrestato. Siccome Solone ha anche pensato che Alì Ben Mohamed deve essere giudicato con rito direttissimo, nelle 48 ore il nostro viene portato in Tribunale. Questo significa che:

1) Il PM deve preparare una richiesta di giudizio con rito direttissimo (tempo medio minuti 5 – il provvedimento presumibilmente sarà preparato una volta per tutte e dovrà solo essere completato con le generalità di Alì Ben Mohamed e qualche altro dato variabile).

2) Bisogna anche annotare la cosa nel registro generale informatico (tempo medio minuti 1)

3) Poi questa richiesta deve essere trasmessa al Tribunale che dovrà annotarla anche lui nel registro informatico (tempo medio minuti 1) e predisporre l'udienza.

4) Nel frattempo il PM non ha finito: deve ordinare alla scorta di portare Alì Ben Mohamed in Tribunale per domani o dopodomani: tempo medio minuti 1, si fa tutto via fax.

5) Deve ancora citare un interprete per il processo perché Alì Ben Mohamed non parla l'italiano o comunque dice di non parlarlo e tu non puoi provare il contrario (tempo medio minuti 1)

6) Naturalmente l'interprete deve essere pagato e ciò richiede una serie di incombenti amministrativi (diciamo tempo medio minuti 5)

7) infine il Pm deve citare i testimoni (sarebbe il poliziotto che ha beccato il clandestino) altro provvedimento, altro fax, tempo medio minuti 1. Magari il poliziotto ha appena finito il turno oppure è di turno in un altro posto; ma deve venire apposta in Tribunale per dire che in effetti lui ha beccato il clandestino e che questo non aveva il permesso di soggiorno. Deve venire per forza perché il suo rapporto, quello che aveva scritto allora e che racconta come si sono svolte le cose, non può essere dato al giudice se l'avvocato difensore si oppone; e, per la verità, se l'avvocato difensore non si opponesse non farebbe il suo dovere, che consiste, tra l'altro, nel far durare il processo più a lungo possibile per tardare il momento della sentenza e per arrivare alla prescrizione. Se Alì Ben Mohamed viene portato in Tribunale, se l'interprete viene, se il poliziotto viene, il processo si fa (tempo medio ore 1): si interroga il teste, PM e difensore parlano un po' e spiegano perché l'imputato deve essere condannato e prosciolto, il giudice si ritira e poi ritorna e legge la sentenza. Prevedibilmente sarà di condanna e la tariffa si attesterà sul minimo (succede sempre così) 6 mesi, meno le attenuanti generiche, mesi 4; magari la pena sarà anche convertita in pena pecuniara, 38 euro al giorno per 120 giorni, uguale 4560 euro.

Poi però il giudice deve ancora scrivere la sentenza (tempo medio mezz'ora, anche qui è prevedibile un modello prestampato) . Insomma, per fare tutto questo hanno lavorato 1 PM, 1 giudice, due segretari (uno del PM e uno del giudice) 1 cancelliere per l'udienza, un numero variabile di poliziotti (chi lo ha arrestato, chi ha fatto il rapporto, chi lo ha portato in carcere etc.), la Polizia penitenziaria della scorta, 1 interprete e 1 funzionario amministrativo che gli ha liquidato il compenso che gli tocca. Tempo medio complessivo (senza considerare il lavoro di poliziotti & C) ore 2.

In realtà quasi sempre il processo per direttissima non si farà; perché quel giorno di direttissime ce ne sono 15 o 20; non c'è solo l'immigrazione clandestina che prevede il rito direttissimo.  Ancora si commettono reati di porto d'armi e ancora ci sono casi di direttissima per reati piuttosto gravi (per esempio traffico di droga); poi ci sono gli altri reati della Bossi Fini che fanno concorrenza a questo nuovo arrivato. Insomma, nel 70 % dei casi (ma sono ottimista) il processo sarà rinviato. A quando? Mah, da 1 mese a 6 mesi. Il clandestino naturalmente è in giro per i fatti suoi da subito dopo la sentenza.

Eh già, perché, se è incensurato, Alì Ben Mohamed ha diritto alla sospensione condizionale della pena.

Ma soprattutto ci saranno un sacco di motivi per i quale in realtà Alì Ben Mohamed sarà prosciolto. Il punto è che il codice penale prevede una scriminante (sarebbe una causa di giustificazione): lo stato di necessità, ad esempio (art. 54 del codice penale). Forse Solone non lo sa, ma si tratta di una cosa che vale per tutti, anche per i clandestini. Così se Alì Ben Mohamed dice che lui era entrato in Italia con visto turistico per stare insieme con la moglie e il bambino piccino che erano qui legalmente; che poi la moglie è scappata con un altro, lasciando lui e il bambino piccino; e lui mica poteva lasciare il bambino piccino in mezzo alla strada, ecco che il giudice lo assolve per aver agito appunto in stato di necessità.

Oppure Alì Ben Mohamed potrebbe dire che le sue preferenze sessuali sono non del tutto ortodosse e che nel suo Paese a quelli come lui gli fanno cose brutte e definitive, sicché lui al suo Paese proprio non può tornarci. E anche qui stato di necessità. Oppure … ma qui la fantasia (e l'abilità di un bravo difensore) può esercitarsi e di fatto si esercita molto liberamente. Sicché che questo odioso immigrato clandestino venga condannato non è proprio del tutto certo.

In ogni modo, anche se condannato, Alì Ben Mohamed rarissimamente resterà in carcere. E, se anche ci resta, dopo 9 mesi deve essere buttato fuori per espressa disposizione di legge (sono le norme sui termini di carcerazione preventiva, questa cosa orribile che viene sempre vituperata tranne, pare, per Alì Ben Mohamed). Comunque stiano le cose, Alì Ben Mohamed ha anche un altro diritto (lo so, non sta bene che gli si riconoscano tutti questi diritti, però, che ci si vuol fare, è la legge): può fare appello contro la sentenza di condanna. E siccome l'appello non gli costa nulla, anche perché ha un difensore di ufficio che viene pagato dallo Stato (dal popolo per la verità, cioè anche da me, mannaggia), lui lo fa di sicuro.

Questo significa che la cancelleria del giudice che lo ha condannato deve trasmettere tutto alla Corte d'Appello che poi deve fare un certo numero di notifiche e poi un nuovo processo.

Non voglio rifare la tabella tempi e metodi di cui sopra. Ma ognuno capisce che tutto questo non si fa senza che un certo numero di persone ci lavori sopra e per un certo periodo di tempo. Ah, dimenticavo, qui i giudici che si debbono occupare di Alì Ben Mohamed sono 3. Se la sentenza viene confermata, non è mica finita. Perché Alì Ben Mohamed ha ancora questo diritto di fare ricorso in Cassazione, dove altri 5 giudici si occuperanno di lui; il tutto previa una serie sterminata di trasmissioni atti (a Roma !!!), adempimenti procedurali e notifiche.

E la Cassazione magari confermerà che Alì Ben Mohamed è proprio colpevole e che la pena inflittagli è giusta. Ma, e qui la cosa si fa interessante, in realtà Alì Ben Mohamed non deve stare in carcere, deve essere espulso; Solone ha deciso che il giudice , con la condanna, ordina l'espulsione.

Questa cosa è bellissima; Solone proprio non sa o non ha capito niente di quello che succede.

Dunque, ordine di espulsione, si avvia il procedimento amministrativo per l'espulsione di Alì Ben Mohamed. In soldoni il questore gli notifica un provvedimento che dice che lui deve andare via.

Ovviamente Alì Ben Mohamed se ne frega e non va via. Resta a fare il clandestino che a questo punto ha commesso anche un altro reato, quello previsto dall'art. 14 comma 5 ter della Bossi Fini. Sicché quando lo prendono di nuovo, lo denunciano anche per questo nuovo reato.

Anche per questo reato si fa la direttissima; e quindi si riapre tutto quello scenario descritto più sopra, un sacco di gente lavora su Alì Ben Mohamed per un sacco di tempo. Qui Solone dovrebbe sapere che l'assoluzione è la norma; e non perché i giudici sono una manica di incapaci, lassisti, comunisti. Ma perché la situazione (vera, verissima) che Alì Ben

Mohamed racconta è la seguente.

Cari giudici io ho provato ad ottemperare all'ordine di espulsione e, a mie spese, mi sono recato alla frontiera con la Spagna; però lì, quando gli ho fatto vedere l'ordine di espulsione (non i miei documenti perché io non li ho, me li hanno rubati – come si dice, se non è vera è ben trovata) mi hanno detto che non se ne parlava nemmeno e che loro non mi facevano entrare. Quindi ho provato nell'ordine e sempre a mie spese, in Francia, in Svizzera, Austria e Croazia; ma anche lì mi hanno cacciato via. In aereo, sempre per via della mancanza di documenti, non mi hanno voluto far salire. Allora ho provato con una nave ma anche lì non mi hanno voluto. Che posso fare?

Eh, dice il PM, magari ha ragione lui, io lo so che questa cosa è vera se uno non ha i documenti. Però Alì Ben Mohamed è un furbacchione e i documenti ce li ha, solo che non li vuole far vedere e mente. Eh no, salta su il difensore, il PM non può "supporre" (intanto fa un ghigno di compatimento) che il mio assistito abbia i documenti e che volontariamente non li presenti; lo deve "provare". Lei lo può provare PM, mi dica lo può provare? Il PM si fa piccino piccino e con un filo di voce dice che effettivamente …

Il giudice assolve. Alì Ben Mohamed probabilmente finirà in un CPT (questa è bellissima, il nuovo pacchetto sicurezza contiene una norma decisiva per la lotta alla criminalità in genere e a quella degli immigrati clandestini e no in particolare: i centri di permanenza temporanea non si chiameranno più così, si chiameranno da adesso in poi centri di identificazione ed espulsione. Insomma non più CPT ma CIP che, obbiettivamente, è più tenero, ricorda lo scoiattolino dei fumetti). Magari il Giudice che giudica Alì Ben Mohamed per una volta non è né incapace, né lassista né comunista, e lo condanna. Così anche qui Alì Ben Mohamed fa appello, ricorso per Cassazione e intanto gira in strada dove fa danni. Eh si, perché siccome è clandestino e pregiudicato, non trova lavoro. Anche lui ha il vizio di mangiare; poi a casa sua ci sono mogli e bambini piccini che hanno bisogno di mangiare anche loro. Sicché che farà: spaccia, probabilmente, oppure fa contrabbando di sigarette o vende CD taroccati (è una cosa gravissima, quell'altro Solone, quello di prima, avevano previsto una pena fino a 8 anni di reclusione!!). Tutto questo scenario, secondo il Solone di adesso, dovrebbe essere moltiplicato per 650.000.

Magari 650.000 proprio no, forse 500.000, forse 400.000. Chi lo sa? Tanto la magistratura deve solo attrezzarsi e ottemperare ai suoi compiti istituzionali , senza sterili e incostituzionali lotte con il potere politico. E' ridicolo solo a pensarsi, figuriamo a dirlo o a scriverlo. 500.000 processi per questo nuovo reato non potrebbero mai essere fatti. E vero che non si può peggiorare un sistema penale come il nostro. E' già morto del tutto.

Ma insomma….

Un'ultima cosa.

Forse non c'è motivo di essere così pessimisti: Forse non succederà niente di tutto questo.

Vedete, nel testo del decreto sicurezza che c'era su Kataweb questo nuovo reato è previsto così: "lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione  delle disposizioni del presente Testo Unico (sarebbero le norme sull'immigrazione) è punito etc."

Questo significa che il reato viene commesso nel momento in cui lo straniero fa ingresso nel territorio dello Stato. Siccome anche Solone sa (lo sa?) che c'è l'art. 2 del codice penale che dice che nessuno può essere punito per un fatto che secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato; e siccome questa nuova legge non c'era (proprio perché è nuova) quando i 650.000 sono entrati; ecco che i nostri clandestini possono stare tranquilli. Loro sono entrati clandestinamente quando la cosa non era reato.

Certo, possono essere espulsi, ripescati, denunciati perché non hanno obbedito all'ordine di espulsione, tutto come prima. Però per il reato di immigrazione clandestina non possono essere processati. I nuovi, quelli che entreranno dopo l'entrata in vigore della legge, questi si, dovranno essere sottoposti a processo. E siccome non dovrebbero essere del tutto cretini; o comunque i loro difensori qualcosa gli suggeriranno, certamente ci diranno che è vero che sono clandestini ma sono entrati nel 2007 (a fare tanto) e da allora mai nessuno li ha fermati …..

Speriamo che siano pochi.

Domanda finale.

Se Solone gli immigrati non li vuole proprio, ma perché non li espelle da solo con tanti bei provvedimenti amministrativi fatti da questori, prefetti, sindaci e compagnia cantante; e non lascia i magistrati in pace a fare il loro lavoro?

Io avrei un po' di falsi in bilancio, frodi fiscali, corruzioni e robette di questo genere che aspettano sul mio tavolo…
postato da: majortom79 alle ore maggio 27, 2008 11:53 | link | commenti (36)
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lunedì, 26 maggio 2008

Uomini al servizio dello "Stato"

Vi consiglio di leggere integralmente questo testo, che parla dei DOCUMENTI rinvenuti dalla Digos nel 2006 presso un centro operativo "occulto" presso il quale un funzionario del Sismi, Pio Pompa, compiva operazioni di spionaggio non proprio al servizio dello Stato. Buona lettura.

Il 5 luglio 2006, su ordine della Procura di Milano, gli agenti della Digos fanno irruzione in un palazzo in via Nazionale 230, a Roma. Salgono veloci per la scala B fino al sesto piano e raggiungono l’interno 12: un mega-appartemento di quattordici stanze dove vive giorno e notte, ma sopratutto lavora fra una decina di computer perennemente accesi, un omino piccolo, dal forte accento abruzzese e una vaga somiglianza con Renato Rascel. Il suo nome è Pio Pompa, è nato all’Aquila il 15 febbraio 1951 ed è funzionario del Sismi. Il suo compito è quello di preparare analisi, descrivere scenari, segnalare per tempo eventuali pericoli per la sicurezza nazionale e sopratutto tenere i rapporti con televisioni e giornali. L’ha assunto per chiamata diretta, Niccolò Pollari, il generale della Guardia di finanza scelto nell’autunno 2001 dal neopremier Silvio Berlusconi come capo del servizio segreto militare al posto dell’ammiraglio Gianfranco Battelli.


In quei giorni sia Pompa sia Bottelli sono coinvolti nelle indagini sul sequestro dell’imam egiziano Abu Omar, rapito a Milano il 17 febbraio 2003 da un commando della Cia e tradotto prima alla base di Aviano, poi all’aeroporto di Ramstein, in Germania, infine in un carcere egiziano, dove è stato torturato per sette mesi. Pollari è indagato per sequestro di persona, Pompa per favoreggiamento. Nei cassetti, negli schedari, nelle casseforti e nei computer dell’appartamento di via Nazionale, la Polizia trova centinaia di appunti, report e dossier su politici, magistrati, imprenditori, giornalisti, dirigenti delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza, altre alle prove dell’attività di disinformatija svolta da Pompa per conto di Pollari recapitando e facendo pubblicare “veline”, perlopiù inattendibili, da giornalisti amici. Tra l’altro, saltano fuori alcune ricevute che documentano i pagamenti a uno dei giornalisti più fidati del giro Pompa: il vicedirettore di “Libero” Renato Farina che, negli anni, aveva percepito almeno 30mila euro, in violazione della legge istitutiva dei servizi segreti, per pubblicare notizie tanto “ispirate”, quanto false in tema di lotta al terrorismo. Proprio Farina, nome in codice “Betulla”, racconterà in un lunghissimo interrogatorio, quanto fosse stretto il rapporto fra Pompa e Pollari, tant’è che il generale, quando gli presentò Pio, disse: “Io lo chiamo shadowuandQuanfdoQQQsdasdasdasdsadSSsssssssdasfsa, la mia ombra”. E in effetti il binomio fra i due appare indissolubile. Pompa e Pollari si sono cnosciuti nella primavera dal 2001. A fare da tramite è stato un comune amico: don Luigi Verzè, il prete che ha fondato a Segrate, ai confini di Milano 2, l’impero sanitario multinazionale “San Raffaele” ed è da sempre legato a Silvio Berlusconi. Pollari, che in quel momento è solo il numero due del Cesis, l’organismo di coordinamento fra Sismi e Sisde, sceglie subito Pompa come consulente. E Pompa, che nel suo passato vanta anche una lunga militanza nel partito comunista, gli scodella sul tavolo dossier su dossier. Legge giornali, naviga in internet, raccoglie notizie e pettegolezzi, poi mette tutto nero su bianco. Notizie a volte vere. A volte fasulle, inventate di sana pianta, solo per favorire il capo e i suoi amici. Nell’estate 2001, quando Pollari è ancora al Cesis, ma già sa che presto sarà promosso, Pompa gli prepara una relazione dedicata alle manifestazioni per il drammatico G8 che si è tenuto a Genova dal 19 al 22 luglio. Quando stende la prima bozza, scrive: Nell’ambito di un importante organismo d’intelligence, da parte del suo massimo responsabile Battelli, è stata costituita una ristretta task force, affidata ad un funzionario, con il compito di produrre prove circa la presenza di estremisti di destra negli incidenti di Genova.

Poi depenna dal documento finale il nome dell’ammiraglio – nominato dai vertici del Sismi dal centrosinistra e per questo inviso alla nuova maggioranza – e lo sostituisce alle parole “da parte del vertice”. Intanto chi deve capire capirà. Infatti Battelli, così screditato con accuse totalmente false, verrà puntualmente sostituito da Pollari il 26 settembre. Ma tra le carte archiviate dall’Ufficio Disinformatija del Sismi, c’è di più e di peggio. L’attenzione degli investigatori si concentra su un altro appunto anonimo: ventitré pagine, nove delle quali scritte a macchina e datate 24 agosto 2001, in cui si proprone di “disarticolare con mezzi traumatici” l’opposizione al governo Berlusconi. A una prima lettura l’elaborato ha tutto l’aspetto di un piano d’azione redatto per punti (preceduti da numeri o lettere dell’alfabeto); letto col senno di poi, presenta straordinarie analogie con il programma in materia di giustizia, libertà e sicurezza seguito dal governo Berlusconi. Sotto i titoli “Area si Sensibilità”, “Area di Supporto” e “Sicurezza del Palazzo” sono indicate le iniziative da assumere per proteggere l’esecutivo e le informazioni ricevute da fonti (spie) piazzate in vari tribunali della Repubblica e al ministero della Giustizia. Chi legge ha la sgradevole sensazione che tutto quello che è accaduto nei cinque anni del centrodestra fosse stato pianificato a tavolino: dalla guerra ai magistrati e ai giornalisti scomodi, alle leggi ad personam per bloccare i processi a Berlusconi & C., fino alle calunnie contro l’opposizione a colpi di commissioni-vergogna, come la Telecom Serbia e la Mitrokin. Gli appunti spiegano come e perché “disarticolare”, “neutralizzare”, “ridimensionare”, e “dissuadere”, anche con provvedimenti e misure “traumatiche”, i nemici veri o presunti del leader di Forza Italia. Un documento agghiacciante, un progetto para-eversivo che diventa una sorta di “stele di Rosetta”, un codice nemmeno tanto cifrato, utilissimo per decriptare ex post le mosse di un governo retto dall’uomo che, per Pompa, era un idolo assoluto.

Interrogato dal Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copaco), Pompa sostiene che le carte sugli oppositori del governo erano in via Nazionale per sbaglio: “Sono arrivate in busta anonima dall’Aquila. Le ho conservate solo perchè mi ero dimenticato della loro esistenza”. Ma è difficile credergli. Lo stesso Pollari, davanti al Copaco, descrive Pompa come un analista abile ed esperto. Impossibile che gli sia sfuggito come la parte dattiloscritta del manoscritto anticipi con profetica precisione gli avvenimenti dei mesi successivi. Anche perché lo stesso Pompa ammette che i documenti scritti a mano erano stati vergati di suo pugno: “L’anonimo era poco comprensibile, e così l’ho ricopiato”. I nemici da “neutralizzare”, sono indicati in tre diversi elenchi, numerati con l’1, il 2 e il 3, tutti compresi sotto il titolo “Aree di Sensibilità”. Giornalisti, politici, intellettuali e sopratutto magistrati (di solito descritti con la sigla della città in cui operano). L’elenco numero 1 è di 37 nomi, disposti su due colonne. Nella prima sono 28:

“Violante” (Luciano); “Colombo” (Furio, direttore dell’Unita); “D’Ambrosio” (Loris); “on. Brutti” (Massimo, Ds); “Arlacchi” (Pino, responsabile Onu a Vienna per la lotta alla droga); “Caselli” (Gian Carlo, ex procuratore di Palermo); “Flores D’Arcais” (Paolo, direttore di “Micromega”); “De Benedetti” (Carlo, editore del gruppo Repubblica-Espresso); “Brutti Liberati” (Edmondo, sostituito procuratore aggiunto a Milano); “Alderighi RM” (Mario, giudice a Roma); “Natoli PA” ( Gioacchino, pm antimafia a Palermo); “Ingroia PA” (Antonio, anche lui a Palermo, sostiene l’accusa nel processo Dell’Utri e ha indagato anche su Berlusconi); “Maritati BA” (Alberto, ex magistrato antimafia a Bari); “Principato PA TP” (Teresa, pm palermitana antimafia, in quel momento procuratore aggiunto a Trapani); “Sabella GE” (Alfonso, responsabile della polizia penitenziaria intervenuta al G8 di Genova); “Mancuso DAP/NA” (Paolo, pm antimafia a Napoli); “Mancuso BO” (Libero, fratello di Paolo, Presidente di Corte d’assise a Bologna); “Milillo NA” (Gianni Melillo, ex pm a Napoli); “Monetti Ge” (Vito, Pg in cassazione); “Salvi RM” (Giovanni, fratello del deputato Ds Cesare, pm antimafia a Roma); “Cesqui RM” (Elisabetta, pm a Roma, in passato ha indagato sulla loggia P2); “Lembo BA” (Corrado, pm antimafia a Bari); “Paraggio RM” (Vittorio, pm romano); “on. Bargone” (Antonio, ex deputato Ds, molto vicino a D’Alema); “De Pasquale MI” (Fabio, pm milanese del processo sui diritti Mediaset); “Casson VE” (Felice, pm veneziano); “Perduca TO” (Alberto, pm a Torino).

Nella seconda colonna altri 9 nomi, tutti di magistrati. In pratica l’intero pool di Milano: “Borrelli MI” (Francesco Saverio, procuratore generale); “Boccassini MI” (Ilda, pm dei processi a Berlusconi e Previti); “Greco MI” (Francesco, specializzato in reati finanziari); “Taddei MI” (Margherita), “Carnevale MI” (Corrado); “D’Ambrosio MI” (Gerardo, procuratore capo); “Colombo MI” (Gherardo, pm anticorruzione).

L’elenco numero 2 è composto da 8 nomi, alcuni ripetuti dal precedente: “Visco” (Vincenzo); “Scernicola” (Giovanni Sernicola, segretario particolare di Visco); “Veltri” (Elio, deputato Idv, autore di vari saggi si Craxi e Berlusconi); “Leoluca Orlando” (già sindaco di Palermo noto per il suo impegno antimafia).

L’elenco numero 3 conta 5 magistrati, di cui 4 già citati nelle prime 2 liste. Il titolo “Olaf Bruxelles” li indica presumibilmente come interessati all’organismo europeo antifrode o comunque in ottimi rapporti con colleghi stranieri. Infatti l’unico nome nuovo dell’elenco è quello del giudice anticorruzione spagnolo “Baltasar Garzon Real”, titolare del processo a carico di Berlusconi e Dell’Utri per le presunte irregolarità nell’affare Telecinco.

Dopo le liste di proscrizione, che occupano le prime due pagine del dossier di via Nazionale, la terza e la quarta contengono il piano d’azione in 7 punti:

1)      
Disarticolazione graduale ma costante del sistema, chiamando in causa come coordinatore di esso Luciano Violante;

2)      
Disarticolazione delle iniziative riconducibili ai soggetti delle liste;

3)      
Neutralizzazione di iniziative politico-giudiziarie (anche attraverso l’adozione di provvedimenti traumatici su singoli soggetti);

4)      
Neutralizzazione o, al più, ridimensionamento di attività agressive provenienti dall’estero. Paesi d’interesse: Spagna, Inghilterra (i due paesi in cui Berlusconi e i suoi cari hanno guai giudiziari: Telecinco a Madrid e il caso All Iberian-David Mills a Londra);

5)      
Neutralizzazione di un disegno, realizzato nell’ambito di organismi investigativi dell’Unione Europea, volto ad enfatizzare iniziative aggressive già in corso o a promuoverne altre.

6)      
Esigenza di un team di soggetti di riferimento che prenda come missione prioritaria la valutazione della diagnosi precoce di ogni iniziativa aggressiva e di studiarne e attuarne misure di neutralizzazione o di deterrenza. Al contempo potrebbe svolgere (in parallelo) attività di dissuasione, sia in Italia che all’estero;

7)      
Tempistica.

Deliri di uno o più spioni in cerca d’auore? Nemmeno per sogno. Progetti che verranno messi in opera dal governo Berlusconi e dalla sua maggioranza – come raccomanda il dossier nell’agosto 2001 – “fin dalla prima quindicina di settembre” e nei mesi immediatamente successivi. Se la Spectre anti-Cavaliere da “disarticolare” si muove sul fronte della corruzione e dei reati finanziari, ecco subito la legge che depenalizza il falso in bilancio. Se il nemico si annida anche nelle magistrature del resto d’ Europa, ecco pronta le legge che, di fatto, cestina le rogatorie internazionali. E se il nuovo governo deve guardarsi dagli “organismi investigativi dell’Unione Europea”, come l’Olaf e l’Eurojust, ecco il sabotaggio ad entrambi gli organismi, seguito dal no del governo italiano al mandato di arresto europeo. Il 23 novembre 2001 il governo Berlusconi blocca la nomina all’Olaf di tre magistrati italiani, Perduca (citato due volte nelle liste di via Nazionale), Mario Vaudano e Nicola Piacente, che hanno vinto un regolare concorso. L’Olaf invita i tre ad insediarsi lo stesso, anche senza il consenso di Palazzo Chigi. Vaudano lo fa e il neoministro della Giustizia, Roberto Castelli, apre contro di lui un procedimento disciplinare. Vaudano sarà costretto a dimettersi da magistrato per lavorare all’Olaf. Sua moglie, la giudice francese Anne Crenier, scoprirà e denuncerà di essere stata spiata dal Sismi, addirittura con intrusioni nella sua posta elettronica.

Il 13 marzo 2002 si replica con l’Eurojust: Caselli fa già parte dell’organismo embrionale della superprocura europea e come tutti i colleghi degli altri Stati membri attende di essere riconfermato. Ma il governo Berlusconi, unico in Europa, cambia cavallo. Nomina Cesare Martellino, sostituto procuratore di Terni (gradito – si dice – a Cesare Previti). Quando più tardi Caselli tenterà di concorrere per la Procura antimafia, il governo gli sbarrerà la strada con due leggi contra-personam, per escluderlo dal concorso del Csm. Boccasini e Colombo verrano perseguitati con continue ispezioni e procedimenti disciplinari. E così i fratelli Mancuso. Natoli e Ingroia saranno estromessi dal pool antimafia di Palermo. Quasi tutti i magistrati citati nella lista saranno oggetto di azioni “traumatiche”: tra i primi provvedimenti del governo Berlusconi c’è il taglio delle scorte alle toghe in prima linea.

L’Espresso scoprirà che sotto il governo Berlusconi il Sismi, oltre al covo di via Nazionale – aveva almeno altri due uffici – uno a Palermo, in via Notarbartolo, l’altro a Milano in piazza Sant’Ambrogio – in cui si spiavano le inchieste delle Procure più “calde” d’Italia. Una rete parallela informativa che non rispondeva più allo Stato ma a pochi esponenti politici. L’Ufficio di Palermo viene smantellato il 5 novembre 2003, il giorno dopo l’arresto di due marescialli della Dia e del Ros, accusati – insieme a mafiosi, imprenditori e politici del calibro del governatore Totò Cuffaro – di raccogliere notizie segrete sulle indagini in corso. L’Ufficio di Milano, invece, funziona almeno fino al maggio del 2005, quando l’Espresso ne rivela l’esistenza. Anche li si spiava il lavoro dei magistrati impegnati nelle inchieste su Berlusconi, su coordinamento di un colonnello dei Carabinieri in servizio alla presidenza del Consiglio. Si seguiva l’andamento delle indagini milanesi su Mediaset, il Cavaliere e la presunta corruzione dell’avvocato inglese David Mills.

Nell’autunno 2004 il colonnello scopre che i pm di Milano discutono con il Serious Fraud Office inglese se chiedere l’arresto  per corruzione dell’avvocato Mills. Una notizia segretissima, nota in quel momento soltanto ad una ristretta cerchia di investigatori milanesi e londinesi. La questione è politicamente esplosiva: Mills è sposato con il Ministro della Cultura del governo Blair. Il colonnello dei Carabinieri sa tutto. Che uso fa di una notizia così delicata? Non si sa. Fatto sta che, pochi mesi dopo, passa a lavorare alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. Cioè di Berlusconi. E anche suo figlio, agente del Sismi, fa carriera: inizialmente si occupa della sicurezza delle comunicazioni cifrate tra le ambasciate, poi viene promosso al controspionaggio.

Del resto già nel 2001 il documento di via Nazionale, sotto il titolo «Sicurezza del Palazzo», raccomandava una profonda ristrutturazione dello staff di Palazzo Chigi: È necessario pensare alla costituzione di un dispositivo «fiduciario» limitato a poche persone da inserire in ambiti diversi delle strutture. Tali soggetti non dovranno ovviamente costituire un corpo a parte, ma dovranno essere formalmente integrati nelle varie articolazioni. In tale modo sarà disponibile un apparato di sensori e di cartine di tornasole utile a prevenire e, se nel caso, a reprimere (potendoli conoscere) eventuali atteggiamenti impropri posti in essere da taluni appartenenti alla struttura. Un altro appunto manoscritto, intitolato «Attività di tutela di eminenti personalità di governo», spiegava il da farsi per proteggere l'esecutivo:

A) Al livello interno.

1) Nei rapporti con le istituzioni:

- Valutazione costante degli «atteggiamenti impropri» propalati, adottati o adottandi, da Organi o persone, da attivarsi secondo programmi preventivamente illustrati all'Autorità o su sue specifiche indicazioni.

- Monitoraggio dei settori «notoriamente sensibili».

- Studio di fattibilità di eventuali ipotesi di lavoro volte a «neutralizzare iniziative improprie».

- Attivazione di procedure indicate dall'Autorità di volta in volta interessata.

2) A livello di Organi diversi dalle Istituzioni.

- Attività di «monitoraggio costante» di ogni iniziativa o ipotesi di iniziativa volta a incidere sul regolare funzionamento, sul corretto esercizio e sulla credibilità di organi e/o soggetti di Governo.

- Approfondimento cognitivo di situazioni di minaccia riferite ad aree sensibili, di cui si è attinta autonoma notizia o per cui sono richieste adeguate attività.

- Valutazione delle «prospettive di rischio» e conseguente studio di fattibilità degli atteggiamenti e dei provvedimenti da assumere.

- Valutazione, a livello di intelligence economica, delle fonti, delle notizie, degli indirizzi e delle prospettive di interesse, desunte dal programma di Governo, o, di volta in volta, indicate dall'Autorità [quest'ultima voce appare nell'appunto relativo al «Supporto di sicurezza generale», nda.

La storia si ripete

Ora, che i servizi o parti «deviate» di essi, per obbedire (o compiacere) a questo o quel governo, abbiano sempre tenuto d'occhio i settori più indipendenti e attivi della magistratura, del giornalismo, dell'imprenditoria e della politica, è storia vecchia. Nel libro Mani Pulite abbiamo visto come, nel 1996, il Copaco dovette occuparsi della fantomatica «fonte Achille» del Sisde, che fin dall'inizio di Mani Pulite raccoglieva dossier sui Pm milanesi. «La raccolta di materiale informativo comincia tra la primavera e l'estate del 1992, quando appare chiaro che le inchieste non si fermano dopo i primi arresti», si legge nella relazione del 6 marzo 1996, che denunciava manovre da più parti per intromettersi nelle indagini, conoscere il loro svolgimento, acquisire in tempo reale informazioni riservate su atti giudiziari che dovevano essere ancora compiuti, esercitare un controllo illegittimo sui singoli magistrati e sulla loro vita, costruire dossier che servivano a delegittimarli. Il Copaco parlava poi di altri dossier raccolti da uomini della Guardia di finanza:

Note informative sui magistrati (tra i quali il dr. Di Pietro, il dr. Colombo e altri), sulla loro vita, sulle indagini, sui rapporti dell'uno o dell'altro con i colleghi e con individuati elementi della Polizia giudiziaria. Fascicoli a disposizione anche di Bettino Craxi (il Copaco parlava di «sinergia informativa»), sequestrati nel luglio '95 dalla Digos in un ufficio di via Boezio a Roma: «Una serie cospicua di schede informative, idonee a gettare sospetti infamanti e a demolire l'immagine del dr. Di Pietro». E poi rapporti anonimi sui Pm milanesi Dell'Osso, Colombo, Davigo, Di Maggio e Borrelli. E ancora gli appunti di Craxi che, dalla latitanza, dava la linea ai politici amici:

Il caso Di Pietro deve diventare un caso simbolo: bisogna andare a fondo dato che ne esistono tutte le condizioni. Il crollo del mito determina conseguenze a catena [...]. Ci sono obiettivi essenziali: il pool milanese innanzitutto. Sono magistrati che hanno usato strumentalmente il potere giudiziario [...]. Bisognerebbe avere il coraggio di chiederne l'arresto, magari prima che lo chiedano loro. Non se ne farà nulla, ma lo scontro di fronte al Paese sarà portato a un livello alto e forte. Insomma, attaccare e non difendersi perché i mezzi di sola difesa sono insufficienti. Bisogna denunciare i guasti della «rivoluzione giudiziaria» [...]. Occorre usare la forza parlamentare con tutti i mezzi possibili, ivi compresa la richiesta di clamorose inchieste e denunce contro abusi di potere [...]. Denunciare con forza la criminalizzazione delle regioni meridionali condannate a uno stato di crisi endemica... trattate come se fossero una specie di Far West senza pionieri, in balia di magistrati, sceriffi e militari. Inchiesta parlamentare sui suicidi. Sulle intercettazioni telefoniche [...]; sul deputato Violante e i suoi rapporti con la magistratura (solo dai tabulati Telecom Italia si possono trarre risultati miracolosi). All'epoca parevano farneticazioni di un uomo disperato. In realtà erano un modus operandi, una filosofia di vita destinata a sopravvivere e ad affinarsi, fino a diventare metodo di governo. E infatti dall'archivio di via Nazionale saltano fuori documenti, analisi e spiate, questa volta certamente indirizzati da Pompa a Pollari (lo si evince dall'intestazione), che nulla hanno a che fare con le finalità istituzionali del Sismi, ma che possono invece interessare, e molto, chi sta al governo. In un «appunto al Direttore», datato 3 agosto 2002, si legge: Dallo studio preliminare delle ultime attività di Medel [organizzazione europea che raccoglie giuristi e magistrati, nda] e soprattutto dal suo principale sostegno italiano (Magistratura democratica) emerge quanto segue:

1) Settori di attività: a) impegno per la garanzia dello status di magistrato di opposizione a legislazione speciale sul terrorismo, che affiderebbe maggiori poteri all'autorità di Polizia ai danni della magistratura; e) opposizione a politiche e legislazione restrittive in materia di immigrazione.

2) Principali contatti in Italia: a) Gruppo Abele; Arci; Associazione di promozione sociale; Centro di iniziativa per l'Europa del Piemonte; Associazione di studi giuridici sull'Immigrazione; Agenzia testimoni di Genova; Associazione «Carta». Allegato: per quanto riguarda i progetti specifici promossi da enti e associazioni «non profìt», benché non sia esplicito alcun legame con Medel, può essere interessante approfondire la natura e i contenuti del «progetto Melting pot» promosso da «Sherwood Comunicazione e Comune di Venezia». I redattori sono: avv. Marco Paggi; Rosanna Marcato; Cris Tommesani; Gianfranco Bonesso; Milena Zappon; Barbara Barbieri; Claudio Calia; Jelena Momcilovic; Nait Salah Mourad; Leen Elen; Vojsava Zagali; Jonas Chinedu Okonkwo; Graziano Sanavia. Cinque mesi dopo, il 13 febbraio 2002, sul tavolo del direttore del Sismi arriva un'analisi sulle difficoltà politiche che potrebbe incontrare «la Commissione di inchiesta su Tangentopoli», invocata a gran voce da tutto il centrodestra e parte del centrosinistra:

Presso ambiti qualificati si è appreso che, ben prima dell'istituzione della Commissione di inchiesta su Tangentopoli, il movimento dei «giuristi» democratici militanti avrebbe verosimilmente predisposto una strategia di contrasto sia a livello nazionale che internazionale. I giuristi si sarebbero avvalsi, da un lato, del supporto delle componenti politiche, mediatiche e antagoniste a essi contigui o organici, dall'altro del network internazionale facente capo a Medel. Nello specifico è stato riferito di incontri e contatti riservati intercorsi nei giorni immediatamente successivi al varo della Commissione tra Bruti Liberati, Livio Pepino, Ignazio Patrone, Giovanni Salvi, Cesare Salvi, Sergio Cofferati, il segretario del Fnsi Paolo Serventi Longhi. In tale contesto, sarebbero emersi i seguenti orientamenti: adottare forme di pressione sul Presidente della Repubblica strumentalizzando anche una presunta volontà da parte del Governo di porlo in difficoltà attraverso il caso Telekom Serbia. [...] appoggiare strenuamente il disegno, che farebbe capo al fronte antiriformista e al movimento venutosi a costituire intorno a Cofferati, teso a boicottare l'attività di Governo in attesa di eventuali esiti negativi delle vicende giudiziarie del Premier. Ossessionati dall'inesistente complotto internazionale anti-premier, gli uomini di Pollari cercano anche di individuare i canali attraverso i quali l'internazionale dei cospiratori comunica. In base alle carte sequestrate al Sismi, il Csm denuncerà che il servizio segreto ha «controllato», oltre a mezza Procura di Milano, 10 consiglieri (o ex) del Csm, 2 ex presidenti dell'Anm e 203 giudici di dodici Paesi europei (di cui quarantasette italiani). Uno dei casi più clamorosi è quello del giudice francese Emmanuel Barbe. Dice di lui il dossier del Sismi:

Secondo talune indicazioni, il magistrato di collegamento presso il ministero di Grazia e Giustizia, Emmanuel Barbe risulterebbe da tempo in stretti rapporti con diversi esponenti di Medel [...]. Sembrerebbe che Barbe abbia avuto modo di diventare un profondo conoscitore delle vicende politiche e giudiziarie riguardanti il nostro Paese sulla scorta di frequentazioni e di legami, agevolati dalla stessa Medel, con Luciano Violante, Antonio Di Pietro, Giancarlo Caselli, Ignazio Patrone, Edmondo Bruti Liberati, Alessandro Perduca, Livio Pepino, Claudio Castelli, Maria Giuliana Civinini, Giovanni Salvi, Luigi Marini [...]. Fonte di buona affidabilità ha riferito in merito al previsto incontro tra l'esponente del movimento Batasuna, Joseba Alvarez, e il magistrato del tribunale di Roma Domenico Gallo, membro di Medel. Tale incontro dovrebbe svolgersi nella serata del 28 aprile a margine di un'assemblea fissata per le 17.30 sulla situazione nei Paesi Baschi, organizzata dal Centro sociale Intifada, via di Casalbruciato 15, Roma. In particolare, è stato riferito che il magistrato in questione risulterebbe contiguo ad ambienti della sinistra eversiva sia a livello nazionale che internazionale e segnatamente con i CARC, l'Età basca, il movimento bolivariano di Evo Morales, l'EZLN del Subcomandante Marcos e con le FARC colombiane. Su tale versante, egli fungerebbe inoltre da collegamento con esponenti politici, sindacali e della magistratura, tra cui: Sergio Cofferati, Nunzia Penelope (giornalista), Cesare Salvi, Giovanni Salvi, Papi Bronzini (Md), Ignazio Patrone (Medel), Edmondo Bruti Liberati (Md), Laura Curcio (Md), Amelia Torrice (Md), Amedeo Santosuosso (Md), Paolo Mancuso (Md), Giacinto Bisogni (Md), Letizio Magliaro (Md), Gianni Palombarini (Md), Marco Paternello (Md), Mario Vaudano (Md). Telekom e Mitrokhin «Logico» quindi che il Sismi si occupi anche di politica e soprattutto della commissione Telekom Serbia, come vedremo montata ad arte intorno alle calunnie di Igor Marini, un ex addetto alle pulizie del mercato ortofrutticolo di Brescia fatto assurgere al rango di gola profonda. In un appunto del 26 luglio 2002 rinvenuto nell'ufficio di Pompa e intitolato «Situazione politica e alcuni suoi possibili risvolti», si legge: Trasmetto per le valutazioni di interesse. A disposizione per ogni ulteriore chiarimento, mi è gradita l'occasione per porgerLe cordiali saluti. Ambiti bene informati hanno fornito indicazioni inerenti il significato e le motivazioni che, verosimilmente, sarebbero sottesi al recente messaggio alle Camere da parte del capo dello Stato. Motivazioni e significato rappresenterebbero l'esito di una serie di incontri e contatti intercorsi tra il Segretario generale del Quirinale, dr. Gaetano Gifuni, e i leader Ds, Piero Fassino e Massimo D'Alema. Tali incontri, sollecitati fortemente anche da Lamberto Dini, avrebbero avuto come finalità la definizione di una strategia tesa a tutelare il Presidente della Repubblica e alcuni uomini politici dalle vicende che potrebbe assumere la vicenda Telekom Serbia. Nell'ambito della suddetta strategia, il messaggio alle Camere, in realtà, avrebbe perseguito lo scopo di dare un preciso segnale sullo scontro politico e istituzionale che verrebbe a determinarsi qualora la Commissione parlamentare di inchiesta sull'affare Telekom Serbia dovesse orientarsi per una chiamata in causa del capo dello Stato, all'epoca ministro del Tesoro, unitamente a determinati esponenti del governo e della maggioranza di quel periodo. In particolare, l'intervento sul pluralismo dell'informazione, contenente l'auspicio di estendere le prerogative della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai alle reti private, costituirebbe l'anticamera di una ancora più decisa forma di pressione da attuarsi tramite lo sbarramento dell'opposizione e l'alea del rinvio alle Camere della legge sul conflitto di interessi.

Dal documento si evince che il Sismi spiava addirittura il Quirinale, monitorando i colloqui del braccio destro di Ciampi e attribuendo poi agli atti del capo dello Stato - che si presumeva ricattato nel caso Telekom Serbia - finalità di ritorsione o di estorsione nei confronti dell'opposizione. Un quadro che riporta il Paese ai tempi bui dei dossier del Sifar. Ovviamente Pompa si occupa anche della commissione Mitrokhin, l'organismo parlamentare dove il millantatore Mario Scaramella, consulente dell'ufficio di presidenza legato alla Cia e al Sismi, fabbrica bufale contro alcuni esponenti dell'opposizione e addirittura contro il presidente della Commissione europea Romano Prodi. Da ex iscritto al Pei ed ex sindacalista, Pompa conserva molti buoni contatti nella sinistra. E così «rivende» al suo capo qualunque pettegolezzo riesca a raccogliere. Il 6 giugno 2002 scrive: Fonte vicina ad ambienti dell'opposizione ha informato che esponenti di spicco dei Ds, appartenenti all'area cui fa ancora capo la leadership del partito, avrebbero manifestato l'intenzione di non voler ostacolare l'accertamento, da parte della Commissione, dell'eventuale coinvolgimento di determinati uomini politici della sinistra. Ciò al fine di indebolire l'asse venutosi a costituire tra la parte più ortodossa del partito, la Cgil e il suo leader, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e l'area movimentista ricomprendente i no global e le frange più estreme dell'antagonismo. L'obiettivo sarebbe quello di ricostituire una forte sinistra, cosiddetta di Governo, in grado di ricompattare l'opposizione e mantenerne la guida su basi programmatiche. Parte di questo materiale verrà utilizzato mediaticamente. In qualche caso Pompa passa le veline e i relativi veleni a giornalisti amici, che le pubblicano, anzi le fotocopiano, sui loro quotidiani. Emblematico il caso di Eric Jozsef, corrispondente a Roma di «Liberation», che verrà impallinato da «Libero», il giornale vicediretto da Renato Farina, con toni e contenuti molto simili a un «appunto per il direttore (cioè per Pollari) trasmesso nel gennaio del 2003» e intitolato «Attacchi contro il presidente del Consiglio alla vigilia del semestre italiano» (di presidenza Ue). Si è avuta notizia che, sui recenti attacchi portati da alcune testate giornalistiche, avrebbero essenzialmente interagito: il nutrito gruppo di giornalisti e «giuristi» militanti raccolto intorno alla «Voce della Campania» diretta da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola; Michele Santoro; Giuseppe Giulietti; Paolo Serventi Longhi; Ignazio Patrone; Sandro Ruotolo e Giulietto Chiesa; il presidente della stampa estera in Italia Eric Jozsef, corrispondente del giornale francese «Liberation», autore di durissimi articoli contro il governo italiano ripresi e diffusi ad opera del magistrato belga Marie Anne Swartenbroeks. Quanto poi al ruolo mediatico esercitato dalla «Voce della Campania» esso risulterebbe caratterizzato dalle forti connessioni stabilite con ambienti dei cosiddetti «giuristi militanti», dal rappresentare una delle principali componenti del complesso circuito telematico facente congiuntamente capo ai siti «Centomovimenti» e Errore.

Riferimento a collegamento ipertestuale non valido. [nati al fianco dei Girotondi, nda] che alimenta il processo di delegittimazione del premier. Prestigiosi opinionisti hanno scritto negli ultimi anni per la «Voce». Tra questi, «Percy Allum», cittadino inglese il cui nome sarebbe Antony Peter Allum, che, oltre ad essere punto di riferimento di alcuni corrispondenti come quelli del «Guardian», dell'«Economist» e del «Financial Times», godrebbe di solidi legami (in ciò agevolato dall'essere docente presso l'Orientale di Napoli) con ambiti del fondamentalismo islamico napoletano, fungendo anche da collegamento con quelli attivi in Gran Bretagna. Tra i vari giornalisti spiati o «monitorati» dalle barbe fìnte, spuntano anche l'allora direttore dell'«Unità» Furio Colombo (puntualmente silurato nel 2005) e tutti e tre gli autori di questo libro. Disarticolare, spiare, calunniare magistrati, giornalisti e intellettuali scomodi per il governo. Questo si progettava e si faceva negli uffici del Sismi, mentre Berlusconi sedeva a Palazzo Chigi. Per cinque lunghi, interminabili anni.


da "Mani Sporche"

postato da: majortom79 alle ore maggio 26, 2008 10:21 | link | commenti
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sabato, 24 maggio 2008

Roma, pestaggio neonazista

Pestaggio neonazista a Roma. Aggredito un extracomunitario del Bangladesh nel quartiere del Pigneto. L'uomo, che gestisce un bar, è stato pestato da una banda di una decina di giovani, con il volto coperto da foulard con il segno della svastica.

I picchiatori sono arrivati improvvisamente correndo con in mano delle assi di legno e si sono scagliati contro l'extracomunitario colpendolo con violenza e urlando. Paura nel quartiere, dove sono molti gli extracomunitari che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi.

La cronista dell'Agi, testimone dell'episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto. Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.
postato da: majortom79 alle ore maggio 24, 2008 18:29 | link | commenti (25)
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mercoledì, 21 maggio 2008

barlettaLa stagione regolare dell' asd Barletta si è chiusa con un secondo posto deludente, che ha precluso ai biancorossi la possibilità di accedere direttamente alla C2.

Deludente sopratutto perchè, ad un certo punto della stagione, la promozione sembrava cosa fatta, e anche se le voci su presunte irregolarità sportive commesse dall' Aversa Normanna si sono fatte via via più insistenti, sembrava quasi impossibile ipotizzare che il Barletta sarebbe riuscito a dilapidare un vantaggio così consistente.

Ci si è preoccupati per quasi tutta la stagione del Bitonto, non tenendo conto della superiorità tecnica e non solo, dell'Aversa.

Archiviato il poco felice passato recente, oggi la realtà si chiama Play Off.

Una realtà durissima da affrontare, sia perchè, dopo un cammino lungo e difficile, non offre garanzie di ripescaggio in serie C2, sia perchè si arriva a disputare incontri tiratissimi e carichi di tensione quando le energie psicofisiche sono ridotte all'osso dopo una lunga e massacrante stagione agonistica.

L'amarezza dello sprint finale di campionato avrebbe potuto risultare deleteria da subito, rendendo il Barletta scarsamente motivato e scarico dal punto di vista agonistico.

Per fortuna così non è stato, e la fase preliminare dei play off, quella che sceglie la vincitrice di ciascun girone, che poi accede alla fase dei triangolare, ha restituito un Barletta pugnace e determinato, per nulla intenzionato a gettare la spugna anzitempo.

Gli ostacoli Grottaglie e Bitonto sono stati superati, non senza difficoltà, generate principalmente da una condotta disciplinare autolesionistica.

Le espulsioni di Laviano e Pollidori, contrariamente a quella di Salvagno, poco hanno a che vedere con il pathos agonistico, e sono figlie principalmente di scarsa serenità e avventatezza.

Riuscire a vincere giocando sempre in inferiorità numerica non può capitare tutte le volte e sarebbe il caso di evitare di farsi prendere dalla smania di voler dimostrare l'attaccamento alla maglia e la determinazione in maniera sciagurata come nelle precedenti due partite.

Adesso, la fase a giorni ci ha riservato come prossimi avversari l'Alghero (in casa) e l'Angolana (fuori).

Il sorteggio è stato, a mio avviso, piuttosto benevolo.

Se è vero che tutte le squadre giunte a questo punto sono forti, è anche vero che partiamo col vantaggio di giocare la prima in casa, evitando di compiere una trasferta massacrante come sarebbe stata quella in terra di Sardegna.

Vincere la prima in casa, significherebbe avere ottime possibilità di passare il tuorno, se è vero che soltanto tre giorni dopo l'Alghero ospiterebbe l'Angolana con l'obbligo di batterla, il che significherebbe, per noi, poter giocare la partita decisiva, la domenica successiva, con due risultati su tre a disposizione.

Altro vantaggio è cartamente costituito dal fatto che non dovremo effettuare spostamenti scomodi come succederà alle nostre avversarie.

Inoltre, vincendo la prima avremmo una settimana di tempo per preparare al meglio lo scontro decisivo, mentre i nostri avversari sarebbero costretti a giocare la domenica, dopo averlo fatto il mercoledi, in trasferta in Sardegna.

Se il Barletta avrà la capacità di restare concentrato e non commettere ulteriori sciocchezze disciplinari, le possibilità di accedere alle semifinali saranno notevoli.

Il limite maggiore, oltre ad una qualità di gioco poco divertente, ma decisamente pratico (20 goal subiti, miglior difesa nei camponati dalla C1 ai dilettanti), consiste proprio nelle reiterate squalifiche subite dai biancorossi a causa di un eccessiva fallosità e a continue espulsioni per falli di reazione e proteste.

Da questo punto di vista urge cambiare registro, anche perchè se una situazione del genere dovesse verificarsi in trasferta, l'impresa diverrebbe oggettivamente impossibile.

Domenica è necessario che ci sia il pubblico delle grande occasioni, che lo stadio sia gremito e caloroso.

E' auspicabile, in questo senso, che la società decida di praticare prezzi al ribasso, per fare in modo che la partecipazione sia massiccia.

Il conto alla rovescia e iniziato: FORZA BARLETTA!!!
postato da: majortom79 alle ore maggio 21, 2008 14:45 | link | commenti (29)
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martedì, 20 maggio 2008

IL MINISTRO DELLE: "COSI' IMPARI A CHIEDERE PARI OPPORTUNITA'"

da Repubblica.it

mara carfagnaBella ma disumana come la matrigna di Cenerentola, la dipinge l'Arcigay, "perché è disumano non voler concedere riconoscimenti giuridici alle coppie omosessuali". Pronto a descriverla anche come "una bella addormentata che dice falsità e che vive nel mondo delle favole dove i gay non sono discriminati". Mentre Barbara Pollastrini l'accusa di fare una "politica sterile, miope" e Alessandra Mussolini di sbagliare perché non cerca il dialogo e fa "muro contro muro".

Ha provocato proteste, tra ironia, rabbia e amarezza, dalle organizzazioni gay e dai partiti di opposizione ma non solo, la decisione del ministro alle pari opportunità Mara Carfagna, di non dare il patrocinio al gay pride, sottolineando anche di essere contraria a riconoscimenti di diritti alle coppie omosessuali. Un replay dell'anno scorso quando si attirò contestazioni e strali per aver definito gli omosessuali "costituzionalmente sterili".

Eppure non è tanto il mancato patrocinio a deludere, anche il governo di centrosinistra prima concesse poi respinse e infine ridusse l'appoggio. Quello che inquieta dall'Arci gay al Gay lib di centro destra, è il negare la realtà con una "politica miope e ingannevole", sottolinea Barbara Pollastrini che occupava lo stesso ministero nel vecchio governo e sfilò tra carri e musiche.

Ferisce la sensazione di chiusura, di blocco. "E con il muro contro o muro non si fa da nessuna parte ci vuole dialogo, non esclusione a priori", la contesta persino l'onorevole e compagna di schieramento Alessandra Mussolini che ammette: i problemi ci sono e vanno affrontati. Il neo ministro - che dice di dormire molto male da quando è stata eletta all'alta carica - ribatte che non ci sono discriminazioni. "Forse è consigliata male dai suoi cinque amici omosessuali ricchi che vivono in un contesto sociale protetto", sbotta Paola Concia, deputata Pd lesbica dichiarata. Perché le cronache raccontano altro: come la sedicenne accoltellata pochi giorni fa dalla madre perché amava una donna.

"In due anni ci sono stati omicidi e 50 atti gravi di violenza denunciati mentre migliaia sono gli episodi di discriminazione", dice il presidente dell'Arci gay Aurelio Mancuso che chiede un incontro col ministro "perché si distacchi dal mondo delle favole, smetta di fare la matrigna e torni in quello dei comuni mortali costretti a nascondere il loro amore in famiglia, sul lavoro".

Grillini, storico leader del movimento, bolla le parole del ministro come "battutacce da bar, che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità" mentre il ministro ombra delle pari opportunità Vittoria Franco, la invita a partecipare al Pride. Particolarmente secca Vladimir Luxuria, ex parlamentare del Prc, secondo cui un ministero delle Pari opportunità "non intende assolvere al compito di dare e garantire pari opportunità" ed è quindi "un ministero inutile".

È l'unica voce alla quale il ministro, con una nota, risponde chiamandola col nome anagrafico: "Il signor Vladimiro Guadagno confonde il ministero per le Pari Opportunità con l'ufficio stampa e propaganda del movimento". Poche le voci a difesa del ministro, quasi tutte del centrodestra. Luca Volontè dell'Udc definisce "corretta" la decisione di negare il patrocinio e accusa "la sinistra gay di chiamare diritti i propri privilegi driscriminatori verso le famiglie e gli eterosessuali". In sua difesa, nel Pd, si alza la voce di Marco Follini, che sottolinea come "il patrocinio non sia un dovere del governo".
postato da: majortom79 alle ore maggio 20, 2008 09:41 | link | commenti (52)
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lunedì, 19 maggio 2008

PASSAPAROLA

Anche il blog "mio fratello è figlio unico" trasmette ogni lunedi, alle 14, l'intervento di Marco Travaglio sul blog di Beppe Grillo.

Splinder continua a darmi enormi problemi di visualizzazione e di gestione dei post.

Quando mi cacceranno dalla piattaforma, spero non abbiate l'ardire di sostenere che mi sia allontanato di mia spontanea volontà per ricevere la liquidazione.













passaparola


postato da: majortom79 alle ore maggio 19, 2008 10:24 | link | commenti (6)
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PASSAPAROLA

Passaparola
postato da: majortom79 alle ore maggio 19, 2008 10:22 | link | commenti
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venerdì, 16 maggio 2008

Pillole di storia recente...

Montanelli interviene per difendere il "diavolo" Travaglio e per sbugiardare il "servetto" Feltri, che cerca in tutti i modi di arrampicarsi, indegnamente, sugli specchi...

A seguire uno splendido filmato (segnalatomi da Enza, che ringrazio) dei trascorsi, culturalmente e professionalmente elevati, del nuovo Sottosegretario al Turismo, Michela Vittoria Brambilla.

Ma non temete, perchè il Ministro ai Beni Culturali è nientepopodimenoché Sandro Bondi...





postato da: majortom79 alle ore maggio 16, 2008 17:41 | link | commenti (4)
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mercoledì, 14 maggio 2008

Zitti che il silenzio è d'oro!

di Dario Fo

censuraA proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo:

"Le parole sono come pietre. - dice - Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s'allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che schizzano via... nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai sassi. La parola muove l'acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che galleggiano storditi."

Assomiglia un po' al cataclisma innescato da Travaglio l'altro giorno a 'Che tempo che fa'.

I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed edito un mese fa, hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verità un po' sbiaditi, sono letteralmente guizzati fuori dall'acqua in una danza d'indignazione!

Ma che suono avevano quelle parole lanciate nella calma gora? E' semplice....ricordavano amicizie e frequentazioni ambigue fra l'appena eletto Presidente del Senato, Renato Schifani, e alcuni figuri di capi cosca mafiosi. Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome) non s'è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi.... Sta qui lo scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un'eco insopportabile.

Tant'è che Renzo Lusetti della Margherita, partito Democratico, ha urlato: "....il direttore generale Rai, Cappon, deve prendere provvedimenti concreti, cioè a dire sanzioni, interdizioni dal video...." E poi aggiunge disperato "Purtroppo la Rai non si decide mai".

S'indigna Luigi Bobba del Pd: "La televisione che fa Santoro con Travaglio è come un format (cioè a dire roba tipo Grande Fratello): essa estremizza solo un punto di vista (cioè 'Chi è quel mafioso? Che ci fa Schifani con lui?') Si vuole dimostrare una tesi, poi si monta il materiale. Risultato: danni anche politici."

Bella questa del format! Cioè chi preconfeziona un discorso e lo avalla con delle prove è un indegno mestatore!

Da cui si evince che tutti i grandi scrittori, poeti, registi di questo mondo sono manipolatori infami, furbacchioni abietti.... a partire da Dante, che scriveva pure in rima!

E' un esercito di protestatori offesi da sinistra al centrosinistra, a destra un po' a sinistra, a destra senza sinistra fino ai fasci littorio ante litteram.

Infatti alle parole di Travaglio s'è indignato perfino Ciarrapico: cinque processi, cinque condanne, oggi senatore del Popolo delle Libertà.

Ma attenti, non c'è di che farci troppo sollazzo satirico. Questo schizzare di indignati prelude a un'azione questa volta sì preconfezionata e terribile. Bipartisan.

Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una medesima cultura: quella dell'insofferenza verso la satira e la denuncia di ogni illecito.

Qui fate attenzione, non si tratta di occasionali esternazioni prodotte da un fastidioso ronzare contestatorio.... Qui, per la prima volta, dentro tutto o quasi l'arco politico del nostro Paese si è deciso di imporre il silenzio, la pace dello spirito e soprattutto delle idee.

"Basta con l'antipolitica" come ripetono gli eletti dello stagno e le rane sopravvissute all'ultimo conflitto "eliminiamo i mestatori".

Come dice la canzone: "Silenzio. Zitti e basta di gracchiare!" Si chiude. Piantatela con le denunce non controllate, le inchieste sopra le costruzioni abusive, le accuse di appalti truccati, con concorsi dove i vincenti sono già stabiliti. Smettiamola di eccitare gli animi, soprattutto le menti dei giovani e dei pensionati, a costo di annullare qualche garanzia di libertà e persino di democrazia.

In poche parole, interriamo lo stagno. Sabbia, per favore! Via le rane, pesci e uccelli. Guai a chi gracchia e rompe il silenzio di chi governa unito.


postato da: majortom79 alle ore maggio 14, 2008 10:03 | link | commenti (33)
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