
Berlusconi e il suo scudiero Micciché hanno ammazzato "cummari Turidda". E non è la Cavalleria rusticana. In nome della solita politica sicialiana dei cannoli il cavaliere Berlsuconi, sorretto alla staffa da Miciché, ha infatti fatto fuori Stefania Prestigiacomo, la bella Turidda malandrina di Forza Italia. Al suo posto, come avevamo amaramente e facilmente previsto, il candidato del centrodestra al governo della Sicilia è Raffaele Lombardo.
Il tour elettorale del candidato premier del Pd Walter Veltroni, ha fatto tappa nel pomeriggio di ieri a Barletta e tenendo conto dell'orario piuttosto scomodo (le 15), il numero dei presenti è stato davvero considerevole.
Era mia intenzione documentare l'incontro con delle riprese video o almeno con qualche foto, ma la tecnologia mi ha tradito sul più bello.
Quando Vetroni doveva ancora salire sul palco, la mia macchina fotografica, a corto di batteria. mi ha abbandonato. Maledetto litio e maledetto me, che non ho controllato prima il livello della carica. Pazienza.
Alla fine dell'intervento del leader del Partito democratico, sono stato fermato da un giornalista americano dell'agenzia di stampa Bloomberg (sul satellite e online: http://www.bloomberg.com) che mi ha chiesto di rispondere ad alcune domande sulla situazione politica italiana attuale.
Ha precisato che sta preparando un servizio per
Quello che pensavo dell'incontro di ieri, di Veltroni e delle sue parole durante l'intervento durato una trentina di minuti circa, gliel'ho riferito.
Mi ha chiesto la mia opinione sull'ex sindaco di Roma e un raffronto fra il partito democratico e il governo Prodi e se vi fosse fra i due soggetti una qualche discontinuità o meno. A tal proposito gli ho risposto che la cosa che balza subito all'occhio, è la volontà di superare la disgregazione fra decine di partitini creando un partito unico che possa godere di maggiore autonomia e autorevolezza politica, senza dovre sottostare ai ricatti di partitini insignificanti e unipersonali.
Ho sottolineato, inoltre, il fatto che ritenessi importanti alcuni segnali, che sebbene siano ancora da verificare, possono servire a dare delle indicazioni in tal senso.
Mi riferisco alla scelta, fortemente voluta da Veltroni stesso, di stilare un preciso e rigido regolamento per decretare le candidature al parlamento del Pd.
Apprezzabile sia la volontà di non candidare soggetti politici condannati (anche solo in primo grado di giudizio), che quella di stabilire un limite di tre legislature già consumate (anche non completamente) per essere presentati in lista (il principio che ha portato alla graditissima esclusione di De Mita).
Si tratta di segnali che vanno incontro alle istanze dei tanti elettori che guardano alla politica con sfiducia e che vorrebbero maggiore trasparenza e rinnovamento all'interno di essa.
Anche il Pdl aveva palesato queste intenzioni per bocca di Sandro Bondi, che evidentemente, resosi conto che Forza Italia ne sarebbe uscita decimata, ha subito corretto il tiro, dicendo che tale principio sarà derogato nel caso in cui i personaggi papabili di candidatura siano accusati di reati chiaramente politici (?).
Cosa avrà voluto dire? Cosa significa reati “chiaramente”politici? Forse si riferiva all'omicidio? Forse all'abigeato?
Magari alla corruzione e alla concussione, o a quelli effettuati nell'esercizio dell' attività politica? C’è da sperare che non sia così, altrimenti sarebbe davvero gravissimo.
Scusate la divagazione, ma credo si tratti di una questione che abbia un’importanza centrale nella campagna elettorale in corso e come tale, non ne vadano trascurati gli sviluppi.
Tornando all’intervista, il giornalista americano mi ha chiesto se abbia mai avuto intenzione di votare Berlusconi, e quando gli ho risposto di no, con un’espressione che diceva più o meno: “Non arriverei mai a compiere una simile scelleratezza!”, mi ha ricambiato con uno sguardo del tipo: “Ci vuole un coraggio non indifferente” e ha aggiunto, testualmente: “Noi americani non riusciamo a capire come possiate dare credito ad un personaggio del genere”.
L’intervistatore era certamente parecchio diverso dal prototipo dell’americano medio, ma detto da un popolo che riesce ad eleggere per due volte di seguito Gorge W. Bush, pare quantomeno ironico.
Veltroni ha inoltre ribadito come tra i punti fondamentali del programma del Pd, vi siano la volontà di far ripartire un paese fermo, anche a causa delle divisioni politiche e il rispetto per la legalità.
Sicuramente è prematuro e incosciente parlare, adesso, di vento di novità, ma, le premesse sono abbastanza incoraggianti, specie perché Veltroni sembra aver davvero puntato la direzione giusta, quella del rinnovamento dirigenziale e della trasparenza. La massiccia presenza di giovani, all’incontro di ieri, sembra confermare questa impressione.
Pd, fuori De Mita e Visco NON È ADDIO - L'unica cosa certa è che per De Mita «non si tratta di un addio alla politica. «Come diceva un poeta spagnolo, 'Quando morirò morirò con la chitarra in mano', io dico che quando morirò farò l'ultimo discorso elettorale», ha assicurato De Mita. Tuttavia anche se De Mita ha smentito, dal candidato premier della Rosa bianca, Bruno Tabacci, è arrivata una nuova conferma: «Che con De Mita ci si parli non è una novità. Succedeva prima quando avevamo opinioni diverse, può avvenire a maggior ragione oggi che le strade potrebbero convergere», ha dichiarato Tabacci, il quale si augura inoltre che sia possibile un accordo elettorale con l’Udc.
VELTRONI - Sull'addio di De Mita secco commento del leader del Pd Walter Veltroni: «Le regole valgono per tutti. De Mita ha già fatto 44 anni e 9 mesi in parlamento. Mi dispiace per la sua decisione di di lasciare il Pd ma io penso, come hanno fatto personalità come Prodi, Amato e altri, che sia giusto dare spazio ad altri e che l'impegno politico non è legato solo ad una candidatura in parlamento».
Poi Veltroni ha replicato a Berlusconi secondo cui il Pd copia il programma del Pdl: «Fa parte della campagna elettorale, ne sentiremo di tutti i colori. Ci sono temi urgenti per il Paese che si affrontano parlandone, ma poi la sostanza è diversa. Nel nostro programma ci sono differenze molto profonde».
Fiorello come Grillo. Lo showman torna ai microfoni di Viva Radio2 e riparte dall'antipolitica. Con un appello all'astensione. Eccolo: "Quando vi arriva il certificato elettorale strappatelo e buttatelo per strada. I politici devono fare qualcosa di concreto già prima delle elezioni, e non promettere e basta chiedendo voti. Invece di chiedere devono dare. Se non risolvono il problema dei rifiuti a Napoli, non votate". 
VELTRONI
Dice: “I giudici possono intercettare chi vogliono, ma poi le intercettazioni non si pubblicano fino al dibattimento”. E’ materia nostra: un giornalista dovrebbe obiettare che succede se si fa così: oggi si pubblicano quando vengono depositate agli avvocati e agli indagati, cioè quando cade il segreto. Se si aspetta il dibattimento, invece, passano anni, e intanto le intercettazioni circolano tra avvocati, indagati, politici, giornalisti. Senza alcun controllo. Si possono usare per ricatti, minacce, trattative, e i cittadini non ne sanno nulla.
Non solo, ma non si può sapere subito che cosa ha fatto questo e quello. Oggi ancora non si saprebbe nulla di Moggi e Carraro, furbetti, banche, Fazio, Ricucci, Fiorani, patto Rai-Mediaset, Berlusconi-Saccà, malasanità e lottizzazione in Calabria e in Campania, mafia e politica. Da pochi mesi sapremmo che Cuffaro incontrava mafiosi. Fazio l’han mandato via non per il processo, ma per le telefonate pubblicate. Carraro idem. Saccà e la Bergamini idem. E forse, senza le telefonate Unipol, D’Alema e Fassino non avrebbero investito Veltroni della leadership del Pd. Invece nessuno dice niente, così tutti sono d’accordo.
Vespa: “Anche la Bbc è legata al potere, il presidente è amico di Blair”. Già, ma è sottoposto alla Regina, scelto con pubblico concorso in base a un curriculum, infatti la Bbc fa un mazzo così prima alla Thatcher e poi a Blair. Diceva la Thatcher: “La Bbc non mi piace ma non posso farci nulla”. Magari un politico italiano potesse dire lo stesso della Rai. Qui ci vorrebbe il contraddittorio a Vespa...
Veltroni poi paragona la guerra in Afghanistan alla lotta alla mafia (ma c'è una bella differenza: noi abbiamo invaso uno Stato sovrano, l’esercito afghano non è mai venuto a invadere la Sicilia con la scusa di combattere la mafia).
Veltroni dice che gli inceneritori non fanno male alla salute (e le nanoparticelle cancerogene? silenzio).
Niente domande su conflitto interessi, sulla Gasparri bocciata dalla Corte europea: sono temi che Veltroni non vuole toccare, dunque nessuno glieli chiede.
BERLUSCONI
Vespa tenta di fare la prima domanda, ma se la fa Berlusconi da solo. Parte un servizio: una giornalista bionda insegue Berlusconi, un vero agguato: “Rambo lo vuole, non è che si candida alla Casa Bianca?“. Poi chiede un parere a un osservatore distaccato, super partes: “B. ha cambiato la politica”. E’ Bonaiuti, il portavoce di Silvio!
Berlusconi tracima: il mio è l'unico governo dal ’68 a ridurre pressione fiscale (non è vero: ha promesso di ridurla drasticamente, poi alla fine si vanta di non averla aumentata); noi siamo la nuova moralità nella politica (sic), 106 grandi opere, 1000 km di strade (quali?); la lotta evasione fiscale fa paura agli italiani (o agli evasori?). Poi dice che la lotta all'evasione ha fruttato solo 2 milioni contro i 40 sbandierati da Prodi: ma Prodi non ha mai detto 40, ha detto 18; e, se è solo di 2 milioni, dov’è tutto ‘sto terrore?
Salari: “Col mio governo erano alti, con Prodi sono scesi”. Ma poi dice che i governi non possono far molto per i salari: e allora che c'entra Prodi? Nessuno rileva la contraddizione.
Annuncia la chiusura delle frontiere (quali? a chi? come?).
Dice: avremo solo 12 ministri (ma non aveva promesso il ministero dell'Oceania al sen. Randazzo?).
Vespa tira fuori la scrivania di ciliegio, ma lui non ha portato il Contratto con gl’italiani. Ci stanno lavorando Tremonti-Brunetta. In compenso dice che in Fininvest aveva 56 mila collaboratori (falso: mai avuti più di 30 mila, la metà).
“Io coi rifiuti non c’entro nulla: è colpa di Bassolino, Pecoraro, il Pd di Prodi e Veltroni” (nessuna replica: eppure ha governato 6 anni, e l'emergenza dura da 15, e l'appalto all'Impregilo l'ha dato il governatore Rastrelli di An!).
Grandi opere: "non si può non fare il traforo del Frejus (che però c'è già dal 1870!!!).
“A sinistra c'è chi vorrebbe abolire la moneta come voleva Stalin” (e chi sarebbe? nel centrodestra non c'è il partito No Euro che vorrebbe tornare al tallero o alla dracma?).
“Stiamo pensando con don Verzè di portare la vita media a 120 anni. Io ne sento 35!“. Dunque conta di vivere 240 anni? Con quale invenzione scientifica?
Vuoto di memoria: “Nel ’94 tentai di mettere d’accordo Zaccagnini con Bossi” (era Martinazzoli, Zaccagnini è morto nell’89, ma nessuno se la sente di correggerlo).
Evasione e condoni: “Chi fa il condono denuncia di aver dichiarato di meno, anche a me dà fastidio se c’è evasione, perché sono il primo contribuente italiano” (ma il condono lo fece pure Mediaset, approfittando della legge fatta da Berlusconi: ma nessuno lo dice)
Non una domanda su Mastella e Dini (Berlusconi non era contro i ribaltoni?), processi, conflitto interessi, Europa7, condanna della Gasparri da parte della corte europea. Se non ne parla nemmeno Veltroni, perché dovrebbero parlarne i giornalisti o Berlusconi?
La scelta di Casini di correre da solo costituisce un ulteriore momento del progressivo assestamento dell’offerta politica in vista delle prossime consultazioni. E comporta, ovviamente, alcuni problemi aggiuntivi per il Pdl, specie per l'assegnazione dei premi di maggioranza in Senato (che, come si sa, avviene disgiuntamente per ciascuna regione e vede, quindi, scenari assai differenziati nel paese). E, di conseguenza, per la distribuzione degli eletti in questo ramo del Parlamento.
1) La situazione attuale
Il quadro è ancora assai incerto e mutevole, data specialmente l’alta percentuale di elettori ancora indecisi per il partito—e, spesso, per la coalizione — da votare. A tutt’oggi, comunque, il Pdl si conferma il partito più votato, con circa il 39-40%. Cui va, naturalmente, aggiunto il 5-6% raccolto dalla Lega Nord. Nel complesso, quindi, la forza politica guidata da Berlusconi otterrebbe il 44-46%. La quale ha tuttavia dei competitori temibili, sia verso destra, sia verso il centro. Da una parte c’è la formazione di Storace e Santanchè. Essa ottiene oggi nei sondaggi solo grosso modo l’1-2%, ma la sua notorietà è ancora soprattutto circoscritta al segmento di elettorato che segue con attenzione la politica, per cui è ragionevole ipotizzare che la campagna elettorale possa, forse, allargare il suo seguito. Dall’altro verso, ci sono l’Udc e le altre forze che si collocano al centro, come la Rosa Bianca (per la quale, tuttavia, vale nuovamente il discorso della ancora scarsa conoscenza): nel loro insieme, sembrano attirare il 6-7%. Si tratta di una percentuale di voti importante, specie per le sue conseguenze in termini di assegnazione dei seggi. Secondo un computo del professor D’Alimonte, infatti, la mancata alleanza con l’Udc potrebbe sottrarre al Pdl il premio di maggioranza per il Senato (che passerebbe ovviamente al Pd) in ben sei regioni (Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna) o forse sette (comprendendo la Liguria, ove però la situazione è più contraddittoria): ciò comporterebbe una sensibile riduzione del vantaggio di Berlusconi in termini di senatori e una seria messa in discussione della capacità di reggere di un suo futuro governo. Sull’altro lato del mercato elettorale, la Sinistra Arcobaleno ottiene oggi circa l’8-9%. Ma qui primeggia ovviamente il Pd, stimato attorno al 32-34%. Cui va sommato il consenso per Di Pietro, indicato attorno al 4%. Nell’insieme, quindi, Veltroni può contare su circa il 36-38% e si attesta ad almeno 7-10 punti da Berlusconi. Un distacco molto significativo, ma non irrecuperabile.
2) La campagna elettorale
Di qui l'importanza crescente della campagna elettorale, che sta entrando nella sua fase più calda. Per ora, lo si è visto nei dibattiti televisivi, i toni sono ancora tranquilli e il confronto è spesso basato sui contenuti. Ciò è stato fortemente apprezzato dagli elettori, che hanno manifestato più volte in passato un forte disappunto per le risse e gli scontri troppo violenti. E’ ragionevole pensare, tuttavia, che la campagna assumerà un carattere di maggiore asprezza nelle prossime settimane. Sia perché i leader dovranno inevitabilmente pensare anche a mobilitare i rispettivi segmenti di elettorato sensibili soprattutto al voto «contro ». Sia, specialmente, perché, come si è visto, diversi indicatori suggeriscono che l’esito, vale a dire la vittoria del Pdl, benché assai probabile, non possa essere dato per scontato.
3) La popolarità dei leader
In particolare, alcuni dati recenti fanno ipotizzare l’esistenza di cenni di «rimonta» del Pd. Negli ultimi giorni, le intenzioni di voto per Veltroni si sono accresciute di qualche punto percentuale: è un segnale debole, la cui misura è vicina al margine di approssimazione statistica, ma che può indicare l’esistenza di un trend diverso da quello manifestatosi negli ultimi mesi. In più, occorre considerare l’effetto del grado di popolarità dei leader. Molti elettori, specie i più lontani dalla politica, che tendono a decidere il voto negli ultimi giorni, faticano a distinguere nei dettagli le proposte di contenuto e si affidano più volentieri alla fiducia ispirata loro da questo o da quel personaggio, specie nei dibattiti televisivi. Ciò che muove questo segmento di popolazione, insomma, è più il grado di affidabilità ispirato dalla persona che l’adesione all'uno o all’altro elemento del programma. Proprio dal punto di vista della popolarità, Veltroni appare avvantaggiato. Veltroni risulta oggi gradito addirittura al 55% degli italiani, compresa dunque una quota significativa (quasi il 40%) dell’elettorato di centrodestra. Naturalmente, il possedere più popolarità non significa, di conseguenza, ottenere voti nella stessa misura. Si può essere molto apprezzati e poco votati o viceversa. Si tratta, tuttavia, di un plus significativo che può, forse, incidere in qualche misura nella campagna elettorale in corso.
Una "ignominia", una "falsità" contraddetta da carte che possono documentare tutto. Bice e Paola Biagi, le figlie del giornalista scomparso lo scorso novembre si dicono "letteralmente indignate" dalle parole di Silvio Berlusconi che questa sera ha dichiarato che Enzo Biagi lasciò la Rai per ottenere una elevata liquidazione. "Mi sono battuto perché Biagi non lasciasse la televisione, ma alla fine prevalse in lui il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato" ha detto il leader del Pdl nel corso di Tv7. 