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Si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso (OSCAR WILDE)

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venerdì, 29 febbraio 2008

MAGIC MOMENTS

In attesa del week end, un po' di allegrezza con alcuni splendidi momenti del Dopofestival di Sanremo 2008.


VITA DA CAMMARIERE


IN MEMORIA DI...

ROCK'N'ROLL!

D'ALESSIO A LEZIONE D'ITALIANO (rinnova la licenza poetica)
postato da: majortom79 alle ore febbraio 29, 2008 18:17 | link | commenti (6)
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mercoledì, 27 febbraio 2008

Innocenti evasioni

IL RETROSCENA. Il viceministro: si tratta di uno spaccato molto interessante di una certa parte degli italiani

Imprenditori, professionisti e politici
Visco: "Nei prossimi giorni i nomi"

Qui non c'entra la criminalità organizzata: preferisce paradisi più sofisticati di MASSIMO GIANNINI

evasione






















La "lista nera" è chiusa nella cassaforte dell'Agenzia delle entrate, al primo piano degli uffici di Piazza Mastai, a Trastevere. Contiene nomi e cognomi dei circa 150 italiani che, per non pagare le tasse, hanno esportato capitali nel Liechtenstein. Chi sono? Vincenzo Visco, viceministro uscente, non si sbottona: "Nei prossimi giorni l'elenco sarà pubblico. C'è un po' di tutto: evasori da molti milioni a poche centinaia di migliaia di euro. Diciamo che è uno spaccato molto interessante di una certa società italiana...".

E poi c'è ancora chi sostiene che l'evasione fiscale non è un'"emergenza nazionale". Dopo i Valentino Rossi e le Ornella Muti, un'altra infornata di italiani "eccellenti" sta per finire nella rete dell'Amministrazione finanziaria. Come nella vecchia Tangentopoli tutto cominciò dal "mariuolo" Mario Chiesa, in questa nuova Fiscopoli tutto nasce dal "pentito" Heinrich Kieber. E' lui, ex archivista della Lgt, piccola banca del Principato, che ha trafugato e poi rivenduto al governo tedesco, per la bellezza di 4,3 milioni di euro, un dvd con l'elenco dei circa 1.400 evasori fiscali di tutto il mondo.
Gente che in questi anni, coperta dal segreto bancario, ha esportato capitali nei caveau degli istituti di credito del Liechtenstein. "Ed è stata l'Amministrazione finanziaria tedesca - spiega adesso Visco - che in base alle convenzioni e agli accordi che regolano la materia ha distribuito l'elenco alle corrispondenti Agenzie di dieci Paesi occidentali".
Dunque, tra quei 1.400 ci sono anche i circa 150 italiani di cui, per ora, non si conosce ancora il nome. Ma sulla base delle informazioni del ministero se ne può tracciare un profilo. Non sono società, ma sono tutte persone fisiche. Non sembrano "tesorieri" delle cosche o dei clan appartenenti alla criminalità organizzata: "Quelli - si spiega alle Finanze - non vanno nel Liechtenstein, ma preferiscono paradisi fiscali più sofisticati". Hanno piuttosto l'apparenza di italiani "normali", anche se ovviamente "molto ricchi". Sono imprenditori, professionisti, lavoratori autonomi. Affaristi di vario genere. Da quel che si capisce, ci sono anche nomi noti. Non personaggi dello sport. Ma secondo le prime indiscrezioni, ancora tutte da verificare, nella black list potrebbe esserci anche qualche politico. Se nei prossimi giorni queste notizie venissero confermate, lo scandalo si rivelerebbe più grave di quello che si immagina. Ma già ora, dal punto di vista dell'Amministrazione finanziaria, ce n'è abbastanza per passare all'azione. "C'è al lavoro l'Agenzia della Entrate, e ci sono al lavoro i magistrati - chiarisce Visco - ma questi concittadini si possono considerare evasori a tutti gli effetti. Quindi, a prescindere dagli aspetti penali, scatteranno automaticamente gli accertamenti fiscali". E' solo questione di giorni. In realtà l'operazione, alle Finanze, "è in preparazione da oltre un mese". Stanno arrivando altri documenti, si stanno compiendo ulteriori verifiche sui personaggi coinvolti, e soprattutto sulla loro posizione tributaria in territorio nazionale. Sembra di capire che Fiscopoli sia solo all'inizio, e che possa riservare ancora parecchie sorprese.
"In ogni caso - aggiunge il viceministro delle Finanze - la cosa più importante è il messaggio "politico" che arriva dalle cancellerie europee...". E il messaggio è chiarissimo: tolleranza zero verso l'evasione transfrontaliera, verso le frodi tributarie e, nei limiti del possibile, verso i "paradisi fiscali". "Nessuno deve più sentirsi al sicuro al 100%", sembra la linea concordata tra le Amministrazioni finanziarie dei principali Paesi dell'Unione: Germania, Gran Bretagna e Italia. Il Liechtenstein è solo una goccia, nel grande oceano dei "santuari offshore".
Secondo la mappa tracciata dal Fondo monetario internazionale, solo in Europa ce ne sono almeno dodici, da Andorra a Malta, dall'Isola di Man a Gibilterra. E gli italiani, secondo i dati sui capitali rientrati nel 2002 grazie allo scudo fiscale di Tremonti, hanno una maggior propensione a occultare i patrimoni nei Paesi in cui il segreto bancario è più blindato: dalla Svizzera (50% del totale dei capitali rientrati) al Lussemburgo (21%), da Montecarlo (5%) all'Austria (2,8%).
La battaglia, se di questo davvero si tratta, è solo agli inizi. E anche su questo, rispetto al resto di Eurolandia, l'Italia parte svantaggiata. La conferma arriva ancora una volta dalle Finanze: "Negli altri Paesi, a partire proprio dalla Germania, dove non a caso questo scandalo è cominciato, l'intelligence fiscale ha molti più poteri ispettivi che da noi, e in molti casi può disporre persino di fondi riservati per portare avanti le sue indagini". Da noi tutto questo è impossibile. Per questo la lotta ai grandi evasori è più difficoltosa, e a volte più improduttiva. Ma anche se in quest'ultimo caso i nostri uffici finanziari si avvalgono del lavoro di altre Amministrazioni, il risultato finale è comunque positivo: c'è un altro "tesoretto", di parecchi milioni di euro, che l'Erario può recuperare.
Per Visco, nonostante tutti gli errori di gestione e di comunicazione, è la conferma della validità del lavoro fatto in questi due anni tormentati di governo Prodi. "Si sa, in questo Paese la lotta all'evasione ti costa solo un sacco di impopolarità...", continua a ripetere l'ormai quasi ex viceministro, che ha già annunciato la sua volontà di non ricandidarsi. Ma quella lotta non va abbandonata. E lui, fino all'ultimo giorno, continuerà a combatterla. Togliendosi anche qualche altra soddisfazione, come la scoperta di questa "lista nera" di evasori totali costretti finalmente a saldare il loro conto con il Fisco. La preoccupazione, che è di Visco ma non solo sua, riguarda semmai il "dopo". Che succederà il 14 aprile? Si parlerà ancora di "caccia all'evasione fiscale", che piaccia o no in questa breve legislatura si è tradotta in circa 22 miliardi di maggior gettito?
Berlusconi, nel salotto di Porta a porta del 12 febbraio, ha spiegato con sufficiente chiarezza la sua suggestiva teoria: "Con il governo Prodi, attraverso la ricerca estrema di lotta all'evasione, si sono frenati i consumi e di conseguenza si è frenata la produzione...". Insomma, l'Italia cresce poco perché lo Stato si ostina a voler far pagare le tasse a tutti. Nessuno propone liste di proscrizione. Nessuno fa processi alle intenzioni. Ma con queste premesse, chi ha portato i suoi soldi a Vaduz per nasconderli al Fisco potrebbe dormire sonni tranquilli. Quella che conosceremo nei prossimi giorni, purtroppo, potrebbe essere l'ultima black list dei "soliti" italiani: noti al pubblico, ignoti al Fisco.
postato da: majortom79 alle ore febbraio 27, 2008 10:15 | link | commenti (30)
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lunedì, 25 febbraio 2008

PARCO SEMPIONE

Ecco la satira, quella geniale, intelligente, pungente, da interpretare.
Ecco Parco Sempione, primo singolo del nuovo album degli ELIO E LE STORIE TESE.
Questa volta la band meneghina stupisce non solo per le indiscusse capacità musicali (singolarmente ognuno degli Elii è fra i musicisti italiani più bravi nell'uso del proprio strumento) e per la vena umoristica sempre fertile, ma sopratutto per il forte significato sociale del brano.
Già in passato gli Elii si erano cimentati con temi di attualità come l'aborto (Cassonetto differenziato per il frutto del peccato), ma stavolta il brano in questione è una vera e propria denuncia contro l'abbattimento del "Bosco di Goia" a Milano per edificare palazzi e centri commerciali.
Il bosco è stato infatti raso al suolo nonostante le proteste di cittadini e associazioni che si sono concretizzate con la raccolta, inutile, di 16.000 firme.
Il tastierista del gruppo, Rocco Tanica, fantastico nella sua bonaria caricatura di Ivano Fossati proposta durante Zelig della scorsa stagione, per protestare contro questa decisione, prima che fosse definitivamente messa in atto, ha attuato lo sciopero della fame.
Evidentemente il volere dei cittadini e il buon senso contano molto meno della volontà di costruttori e lobbies industriali e commerciali, che sanno molto meglio come "oliare" gli arruginiti ingranaggi della burocrazia.
Geniale, nella parte iniziale del video, pieno di personaggi fantasiosi e bizzarri e prodotto dalla PELO PONNESO FILM, il messaggio cifrato che mostra l'immagine di due formiche, per poi proporre l'equazione C=G e un cumulo di feci, chiaro riferimento al governatore lombardo Formigoni.
Da stasera gli Elio e le Storie Tese conducono il Dopo Festival.
Intanto godetevi il divertentissimo video e di seguito, Tanica nelle vesti di Vano Fossati...
postato da: majortom79 alle ore febbraio 25, 2008 17:45 | link | commenti (7)
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Mettete più fiori nei vostri cannoli...

La politica dei cannoli di FRANCESCO MERLO

cannoliBerlusconi e il suo scudiero Micciché hanno ammazzato "cummari Turidda". E non è la Cavalleria rusticana. In nome della solita politica sicialiana dei cannoli il cavaliere Berlsuconi, sorretto alla staffa da Miciché, ha infatti fatto fuori Stefania Prestigiacomo, la bella Turidda malandrina di Forza Italia. Al suo posto, come avevamo amaramente e facilmente previsto, il candidato del centrodestra al governo della Sicilia è Raffaele Lombardo.
Mummia replicante di Totò Cuffaro che, dato per spacciato per motivi giudiziari, fu proditoriamente insolentito dalle furbizie dei suoi ex amici Micciché e Dell'Utri alla ricerca truffaldina di un'immagine antimafia, di una faccia pulita, di un progetto rigeneratore con cui catturare la buonafede degli allocchi, dei siciliani presunti allocchi.
Senza alcuna ironia, Micciché aveva chiamato la morte apparente di Cuffaro "rivoluzione siciliana", ma era solo l'accanimento della iena sul cadavere dell'amico. Perché una cosa deve essere chiara: umanamente Cuffaro vale molto più del suo interessato denigratore che ha sempre e solo lucrato. Prima, sulla fortuna elettorale di Cuffaro e, dopo, sulla sua sfortuna giudiziaria. Il bottino della transazione fintamente anticuffariana è la promessa che ieri gli ha fatto Berlusconi di una poltrona ministeriale. Già sprofondato nel suo feuteuil, ieri il pugnace Micciché ha detto: "Una volta al governo, difenderò la Sicilia e sarò il garante del rinnovamento".
Una comica siciliana così prevedibile e banale non avrebbe meritato alcuna considerazione se non ci fosse stata di mezzo l'idea della doppia candidatura pulitamente femminile a sinistra come a destra, Finocchiaro-Prestigiacomo, due donne come risorsa di semplice genialità: antimafia e antiretorica, antivischiosità e antivittimismo, anticlientele e antipolitichese, anticannoli e anti vasa-vasa. E ancora: contro l'onnipotenza impunita della burocrazia regionale, contro i nani e contro i padrini...
La bellezza antimafia era una bella invenzione che circolava in Sicilia da un po' di tempo e che tutte le persone per bene, di destra e di sinistra, corrette e scorrette politicamente, si erano augurate che si avverasse: sui giornali regionali, nei convegni universitari, nei salotti, nei club, nella Sicindustria, nei sindacati... Ebbene, il furbo Micciché ha capito che la trovata poteva tornargli utile e, nel giorno della famosa condanna festeggiata a cannoli, l'ha subito usata contro Cuffaro.
Finché ieri, ottenuta come ricompensa la promessa del ministero, Micciché si è rassegnato a fare a meno della Prestigiacomo, si è rialleato con Cuffaro e ha benedetto Lombardo, pur lamentando con i cronisti la pressione "esercitata sul povero Berlusconi" da parte della "solita Sicilia pirandelliana" che, per la verità, non esiste se non come alibi del malaffare e come trastullo dei letterati impotenti. Dunque ieri Micciché citava e ricitava Pirandello. Ma sentite come ha spiegato il paradosso del partito di Casini-Cuffaro, l'Udc, che a Roma è contro Berlusconi ma in Sicilia è il suo alleato più prezioso. Gli ha chiesto il cronista dell'Ansa: "Nessun imbarazzo a livello nazionale?". Risposta di Micciché: "Evidentemente c'è un motivo per cui Kafka è nato a Vienna e Pirandello è nato in Sicilia". A questo punto il cronista dell'Ansa si è voltato verso un collega e gli ha domandato: "Ma Kafka non nacque a Praga?".
Per la verità Micciché, professore immaginario che nel suo sito si spacciò per docente "nel Dottorato di ricerca in Trasporti", era stato già animatore di altri dibattiti culturali e meriterebbe, solo per questo, un ministero in "Male figure e strafalcioni". Fu per esempio coprotagonista di un duetto con il regista Luca Ronconi, al quale ingiunse di eliminare dalla messinscena siracusana delle Rane di Aristofane le caricature di Berlusconi, Bossi e Fini. "Ma questo chi è?" chiedeva Ronconi. "E' Micciché" gli rispondevano. E Ronconi: "Micci-chi?".
Al di là degli infortuni culturali del suo staffiere siciliano (ne lasciamo l'elenco completo ai cabarettisti), ieri Silvio Berlusconi ha definitivamente consegnato la candidatura di governatore della Sicilia a Raffaele Lombardo, il più spregiudicato, il più potente ma anche il più banale dei politici della Trinacria ("trinacriuti"), l'uomo che ha scoperto il leghismo siciliano dopo le mirabolanti stupidate di Bossi e dopo l'indecorosa sepoltura dei sicilianismi d'antan di vacua presunzione, dai Vespri siciliani a Tasca Bordonaro a Canepa e, scadendo via via nel ridicolo, da chi voleva la Sicilia annessa agli Stati Uniti a chi la voleva (s)connessa alla Libia. Sino appunto agli attuali mostri dello Mpa (Movimento per l'autonomia) che coniugano il papismo borbonico con il vittimismo antieuropeista, la voracità dell'euro-accattonaggio con il ricatto ministeriale. E dunque: voli gratis per i siciliani, benzina a metà prezzo, "quote" siciliane ovunque si possa "bagnare il becco": in siciliano "bagnarisi 'u pizzu". Insomma Lombardo piazza un proprio uomo ubiquitariamente, purché ci sia lucro: dalle politiche agricole a quelle dei trasporti, dalla sanità all'istruzione, Lombardo gestisce una caccia al tesoro delle finanze derivate che mai nessun altro notabile meridionale aveva mappato con altrettanta, meticolosa, puntuale accuratezza "geocratica". Ecco: Lombardo ha elevato all'ennesima potenza il leghismo del mendicante.
Da un punto di vista elettorale, Lombardo ha perfezionato il modello ruspante del suo profeta Cuffaro e oggi controlla il territorio proprio come i barboni presidiano gli ingressi delle chiese, le stazioni della metropolitana e le entrate dei supermercati. E sono entrambi medici, Lombardo e Cuffaro, come vuole il nuovo potere politico nel Meridione. Signori delle corsie, i medici al Sud sono spesso i nuovi ricattatori della salute - "o il voto o la vita" - , e gli ospedali sono le scuole di fedeltà, i luoghi dove si coltiva il consenso: hanno preso il posto delle sezioni di partito. Ebbene, in questa nuova politica del territorio, Lombardo sta a Cuffaro come Marx stava a Saint-Simon: il lombardismo è il cuffarismo scientifico.
E infatti esteticamente la differenza è riassumibile nei baci che Lombardo non dà e nei baffi che Cuffaro non ha.
Baci, baffi e cannoli: non dico che la Sicilia deve a Berlusconi tutto il corredo iconografico dell'antropologia del suo potere più sguaiato. Ma certamente Berlusconi ha perduto anche questa occasione storica: liberare la Sicilia dai baffi mongoli di Lombardo, dai baci levantini di Cuffaro, dai cannoli mafiosi, dai Kafka viennesi di Micciché e forse, finalmente, anche dall'abuso di Pirandello...: il prossimo che lo cita lo mandiamo all'ergastolo - 141 bis - e buttiamo la chiave a Praga. Tanto, loro la cercheranno a Vienna.
postato da: majortom79 alle ore febbraio 25, 2008 09:55 | link | commenti
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venerdì, 22 febbraio 2008

Yes, we can!

veltroni3Il tour elettorale del candidato premier del Pd Walter Veltroni, ha fatto tappa nel pomeriggio di ieri a Barletta e tenendo conto dell'orario piuttosto scomodo (le 15), il numero dei presenti è stato davvero considerevole.

Era mia intenzione documentare l'incontro con delle riprese video o almeno con qualche foto, ma la tecnologia mi ha tradito sul più bello.
Quando Vetroni doveva ancora salire sul palco, la mia macchina fotografica, a corto di batteria. mi ha abbandonato. Maledetto litio e maledetto me, che non ho controllato prima il livello della carica. Pazienza.
Alla fine dell'intervento del leader del Partito democratico, sono stato fermato da un giornalista americano dell'agenzia di stampa Bloomberg (sul satellite e online:  http://www.bloomberg.com) che mi ha chiesto di rispondere ad alcune domande sulla situazione politica italiana attuale.
Ha precisato che sta preparando un servizio per la Bloomberg sulla campagna elettorale che porterà alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile, cercando di raccogliere gli umori della gente.
Quello che pensavo dell'incontro di ieri, di Veltroni e delle sue parole durante l'intervento durato una trentina di minuti circa, gliel'ho riferito.
Mi ha chiesto la mia opinione sull'ex sindaco di Roma e un raffronto fra il partito democratico e il governo Prodi e se vi fosse fra i due soggetti una qualche discontinuità o meno. A tal proposito gli ho risposto che la cosa che balza subito all'occhio, è la volontà di superare la disgregazione fra decine di partitini creando un partito unico che possa godere di maggiore autonomia e autorevolezza politica, senza dovre sottostare ai ricatti di partitini insignificanti e unipersonali.

Ho sottolineato, inoltre, il fatto che ritenessi importanti alcuni segnali, che sebbene siano ancora da verificare, possono servire a dare delle indicazioni in tal senso.
Mi riferisco alla scelta, fortemente voluta da Veltroni stesso, di stilare un preciso e rigido regolamento per decretare le candidature al parlamento del Pd.
Apprezzabile sia la volontà di non candidare soggetti politici condannati (anche solo in primo grado di giudizio), che quella di stabilire un limite di tre legislature già consumate (anche non completamente) per essere presentati in lista (il principio che ha portato alla graditissima esclusione di De Mita).
Si tratta di segnali che vanno incontro alle istanze dei tanti elettori che guardano alla politica con sfiducia e che vorrebbero maggiore trasparenza e rinnovamento all'interno di essa.
Anche il Pdl aveva palesato queste intenzioni per bocca di Sandro Bondi, che evidentemente, resosi conto che Forza Italia ne sarebbe uscita decimata, ha subito corretto il tiro, dicendo che tale principio sarà derogato nel caso in cui i personaggi papabili di candidatura siano accusati di reati chiaramente politici (?).
Cosa avrà voluto dire? Cosa significa reati “chiaramente”politici?  Forse si riferiva all'omicidio? Forse all'abigeato?
Magari alla corruzione e alla concussione, o a quelli effettuati nell'esercizio dell' attività politica? C’è da sperare che non sia così, altrimenti sarebbe davvero gravissimo.
Scusate la divagazione, ma credo si tratti di una questione che abbia un’importanza centrale nella campagna elettorale in corso e come tale, non ne vadano trascurati gli sviluppi.

Tornando all’intervista, il giornalista americano mi ha chiesto se abbia mai avuto intenzione di votare Berlusconi, e quando gli ho risposto di no, con un’espressione che diceva più o meno: “Non arriverei mai a compiere una simile scelleratezza!”, mi ha ricambiato con uno sguardo del tipo: “Ci vuole un coraggio non indifferente” e ha aggiunto, testualmente: “Noi americani non riusciamo a capire come possiate dare credito ad un personaggio del genere”.
L’intervistatore era certamente parecchio diverso dal prototipo dell’americano medio, ma detto da un popolo che riesce ad eleggere per due volte di seguito Gorge W. Bush, pare quantomeno ironico.
Veltroni ha inoltre ribadito come tra i punti fondamentali del programma del Pd, vi siano la volontà di far ripartire un paese fermo, anche a causa delle divisioni politiche e il rispetto per la legalità.

Sicuramente è prematuro e incosciente parlare, adesso, di vento di novità, ma, le premesse sono abbastanza incoraggianti, specie perché Veltroni sembra aver davvero puntato la direzione giusta, quella del rinnovamento dirigenziale e della trasparenza. La massiccia presenza di giovani, all’incontro di ieri, sembra confermare questa impressione.

postato da: majortom79 alle ore febbraio 22, 2008 16:13 | link | commenti (55)
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mercoledì, 20 febbraio 2008

Ottimi segnali...

dinosauri-500Pd, fuori De Mita e Visco                                            
Il vice-ministro dell'Economia: «Spazio ai giovani». Polemico l'ex dc:«Offeso»
Vincenzo Visco e Ciriaco De Mita sono fuori. Non faranno parte, cioè, delle liste del Partito democratico per le prossime elezioni politiche. Ma se quella del vice ministro dell'Economia è una scelta autonoma, molto apprezzata dal segretario Walter Veltroni, l'esclusione dell'ex esponente Dc provoca una vera e propria rottura. Tanto che lo stesso De Mita ha preso la parola per primo al coordinamento nazionale del Pd, annunciando il suo addio: «Veltroni mi ha mandato un biglietto di auguri per i miei 80 anni dicendo che sono 80 anni della democrazia. Lo ringrazio, continuerò ad essere democratico. Ma io mi ribello a chi vuol far prevalere l'età rispetto all'intelligenza. Se non starò con voi vuol dire che starò contro di voi». Per De Mita si profila un accordo con la Rosa Bianca.

NON È ADDIO - L'unica cosa certa è che per De Mita «non si tratta di un addio alla politica. «Come diceva un poeta spagnolo, 'Quando morirò morirò con la chitarra in mano', io dico che quando morirò farò l'ultimo discorso elettorale», ha assicurato De Mita. Tuttavia anche se De Mita ha smentito, dal candidato premier della Rosa bianca, Bruno Tabacci, è arrivata una nuova conferma: «Che con De Mita ci si parli non è una novità. Succedeva prima quando avevamo opinioni diverse, può avvenire a maggior ragione oggi che le strade potrebbero convergere», ha dichiarato Tabacci, il quale si augura inoltre che sia possibile un accordo elettorale con l’Udc.

VELTRONI - Sull'addio di De Mita secco commento del leader del Pd Walter Veltroni: «Le regole valgono per tutti. De Mita ha già fatto 44 anni e 9 mesi in parlamento. Mi dispiace per la sua decisione di di lasciare il Pd ma io penso, come hanno fatto personalità come Prodi, Amato e altri, che sia giusto dare spazio ad altri e che l'impegno politico non è legato solo ad una candidatura in parlamento».
Poi Veltroni ha replicato a Berlusconi secondo cui il Pd copia il programma del Pdl: «Fa parte della campagna elettorale, ne sentiremo di tutti i colori. Ci sono temi urgenti per il Paese che si affrontano parlandone, ma poi la sostanza è diversa. Nel nostro programma ci sono differenze molto profonde».


ADDIO DI VISCO - Diversa l'uscita di scena di Visco, che ha inviato una lettera a Veltroni. ««La mia presenza in Parlamento non è decisiva», scrive il responsabile della politica fiscale che, dopo sette legislature passate in Parlamento, chiede di puntare su un gruppo di «giovani economisti interessati alla politica e ai problemi del Paese». «Ritengo che la mia rinuncia alla candidatura - aggiunge Visco - possa (e debba) essere l'occasione per valorizzare e promuovere alcuni di questi giovani che già hanno dimostrato sul campo le proprie qualità».

INNOVAZIONE - Una decisione apprezzata da Veltroni: «La scelta che hai voluto compiere conferma - una volta di più - il tuo grande spessore politico e istituzionale. È una decisione spontanea e di grande generosità, da parte di una personalità alla quale il Paese e la politica devono davvero molto». L'esclusione di De Mita è invece, per Anna Finocchiaro, un segnale di innovazione. «La rigorosa valutazione delle candidature è un fatto positivo - ha affermato la capogruppo del Partito Democratico al Senato (candidata per la carica di Governatore siciliano) -. È un importante segnale dell'innovazione al di là della storia politica di De Mita»

REAZIONI - Le novità sulla composizione delle liste del Pd provocano reazioni anche tra gli avversari politici. A proposito della rinuncia di Visco, il segretario nazionale de "La Destra", Francesco Storace, si chiede «ora che non c'è più lui, qual è la differenza tra Pdl e Partito democratico?». Il senatore a vita, Francesco Cossiga, ha invece inviato una lettera a De Mita: «Esimio Onorevole, da lunghissimo tempo ormai i nostri rapporti si sono definitivamente deteriorati e si sono non interrotti, ma rotti. Ma Lei rimane pur sempre per me uno dei leader più prestigiosi e intelligenti della Democrazia Cristiana e in essa della Sinistra di Base, anche se pessimo segretario politico e ancor peggiore Ministro e Presidente del consiglio: una versione moderna e democratica del clientelismo meridionale. Lei rimarrà sempre nella storia politica del Paese e in particolare in quella della Democrazia Cristiana». «È ingiusto - aggiunge il presidente emerito della Repubblica - che non la vogliano ricandidare! Non immiserisca però questa Sua figura, La prego - anche a difesa della dignità di tutti noi democratico-cristiani -, insistendo per essere candidato nel Partito Democratico che non La vuole. E, La prego! non scivoli nel patetico e nel ridicolo, dando vita ad una piccola e fasulla lista campana! Caso mai, in cambio, si faccia dare... qualche Asl», conclude Cossiga.
postato da: majortom79 alle ore febbraio 20, 2008 17:44 | link | commenti (5)
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martedì, 19 febbraio 2008

Fiorello si iscrive all'antipolitica
"Via i rifiuti, oppure non votate"

arton7024-235x235Fiorello come Grillo. Lo showman torna ai microfoni di Viva Radio2 e riparte dall'antipolitica. Con un appello all'astensione. Eccolo: "Quando vi arriva il certificato elettorale strappatelo e buttatelo per strada. I politici devono fare qualcosa di concreto già prima delle elezioni, e non promettere e basta chiedendo voti. Invece di chiedere devono dare. Se non risolvono il problema dei rifiuti a Napoli, non votate".
Dopo una falsa partenza con qualche problema tecnico nei primi minuti di trasmissione, Fiorello e Marco Baldini hanno iniziato la puntata con un piglio insolito, agguerrito sul fronte politico-sociale. "Quest'anno - aveva annunciato Fiorello sulle prime battute (presente in studio anche il direttore generale della Rai, Claudio Cappon) - Viva Radio2 andrà avanti senza censure". E ancora: "Non parleremo di politica perché siamo vicini alle elezioni, in clima di par condicio".
Nonostante le premesse, i due si sono scatenati lanciando anche un sondaggio e invitando gli ascoltatori a inviare sms con le loro proposte per risolvere l'emergenza rifiuti. Tra i messaggi ricevuti, uno che diceva "Andiamoci a votare, e scriviamo sulla scheda: io mi rifiuto".
Una frecciata anche sui temi della giustizia. "E' ora di finirla - ha detto Fiorello - non se ne può più di vedere gente che commette reati e non passa neanche un giorno in prigione perché si inventano patteggiamenti della pena, riti abbreviati e buona condotta. Se uno sbaglia deve pagare. Vogliamo la certezza della pena". E ancora: "Risolvere i problemi ai cittadini non è mestiere nostro ma dei politici. Loro però non fanno niente quindi prendiamo in mano noi la situazione".
postato da: majortom79 alle ore febbraio 19, 2008 11:01 | link | commenti (16)
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lunedì, 18 febbraio 2008

Altrimenti ci offendiamo...


bardobeing
Niente domande, siamo italiani da Voglio Scendere

All’estero gli elettori si godono i confronti all’ultimo sangue Obama-Hillary, Schroeder-Merkel. In Italia Berlusconi e Veltroni vanno in tv separatamente e non c'è verso di metterli insieme nemmeno a San Valentino. E chi lo fa il “contraddittorio”? Dovrebbero essere i giornalisti. Ma non è sempre così, com’è avvenuto martedì e mercoledì. Un modello legittimo, purchè non sia l’unico: le domande servono al politico per dire quel che vuole.
Se mente, nessuno lo interrompe. Se c’è un tema scomodo, non lo si affronta. Ma il contraddittorio dovrebbe contraddire, o no? Qui non c’è mai la seconda domanda per smentire quel che il politico ha detto nella prima risposta. Qualche esempio.

VELTRONI
Dice: “I giudici possono intercettare chi vogliono, ma poi le intercettazioni non si pubblicano fino al dibattimento”. E’ materia nostra: un giornalista dovrebbe obiettare che succede se si fa così: oggi si pubblicano quando vengono depositate agli avvocati e agli indagati, cioè quando cade il segreto. Se si aspetta il dibattimento, invece, passano anni, e intanto le intercettazioni circolano tra avvocati, indagati, politici, giornalisti. Senza alcun controllo. Si possono usare per ricatti, minacce, trattative, e i cittadini non ne sanno nulla.

Non solo, ma non si può sapere subito che cosa ha fatto questo e quello. Oggi ancora non si saprebbe nulla di Moggi e Carraro, furbetti, banche, Fazio, Ricucci, Fiorani, patto Rai-Mediaset, Berlusconi-Saccà, malasanità e lottizzazione in Calabria e in Campania, mafia e politica. Da pochi mesi sapremmo che Cuffaro incontrava mafiosi. Fazio l’han mandato via non per il processo, ma per le telefonate pubblicate. Carraro idem. Saccà e la Bergamini idem. E forse, senza le telefonate Unipol, D’Alema e Fassino non avrebbero investito Veltroni della leadership del Pd. Invece nessuno dice niente, così tutti sono d’accordo.

Vespa: “Anche la Bbc è legata al potere, il presidente è amico di Blair”. Già, ma è sottoposto alla Regina, scelto con pubblico concorso in base a un curriculum, infatti la Bbc fa un mazzo così prima alla Thatcher e poi a Blair. Diceva la Thatcher: “La Bbc non mi piace ma non posso farci nulla”. Magari un politico italiano potesse dire lo stesso della Rai. Qui ci vorrebbe il contraddittorio a Vespa...

Veltroni poi paragona la guerra in Afghanistan alla lotta alla mafia (ma c'è una bella differenza: noi abbiamo invaso uno Stato sovrano, l’esercito afghano non è mai venuto a invadere la Sicilia con la scusa di combattere la mafia).

Veltroni dice che gli inceneritori non fanno male alla salute (e le nanoparticelle cancerogene? silenzio).

Niente domande su conflitto interessi, sulla Gasparri bocciata dalla Corte europea: sono temi che Veltroni non vuole toccare, dunque nessuno glieli chiede.

BERLUSCONI
Vespa tenta di fare la prima domanda, ma se la fa Berlusconi da solo. Parte un servizio: una giornalista bionda insegue Berlusconi, un vero agguato: “Rambo lo vuole, non è che si candida alla Casa Bianca?“. Poi chiede un parere a un osservatore distaccato, super partes: “B. ha cambiato la politica”. E’ Bonaiuti, il portavoce di Silvio!

Berlusconi tracima: il mio è l'unico governo dal ’68 a ridurre pressione fiscale (non è vero: ha promesso di ridurla drasticamente, poi alla fine si vanta di non averla aumentata); noi siamo la nuova moralità nella politica (sic), 106 grandi opere, 1000 km di strade (quali?); la lotta evasione fiscale fa paura agli italiani (o agli evasori?). Poi dice che la lotta all'evasione ha fruttato solo 2 milioni contro i 40 sbandierati da Prodi: ma Prodi non ha mai detto 40, ha detto 18; e, se è solo di 2 milioni, dov’è tutto ‘sto terrore?

Salari: “Col mio governo erano alti, con Prodi sono scesi”. Ma poi dice che i governi non possono far molto per i salari: e allora che c'entra Prodi? Nessuno rileva la contraddizione.

Annuncia la chiusura delle frontiere (quali? a chi? come?).

Dice: avremo solo 12 ministri (ma non aveva promesso il ministero dell'Oceania al sen. Randazzo?).

Vespa tira fuori la scrivania di ciliegio, ma lui non ha portato il Contratto con gl’italiani. Ci stanno lavorando Tremonti-Brunetta. In compenso dice che in Fininvest aveva 56 mila collaboratori (falso: mai avuti più di 30 mila, la metà).

Io coi rifiuti non c’entro nulla: è colpa di Bassolino, Pecoraro, il Pd di Prodi e Veltroni” (nessuna replica: eppure ha governato 6 anni, e l'emergenza dura da 15, e l'appalto all'Impregilo l'ha dato il governatore Rastrelli di An!).

Grandi opere: "non si può non fare il traforo del Frejus (che però c'è già dal 1870!!!).

“A sinistra c'è chi vorrebbe abolire la moneta come voleva Stalin” (e chi sarebbe? nel centrodestra non c'è il partito No Euro che vorrebbe tornare al tallero o alla dracma?).

“Stiamo pensando con don Verzè di portare la vita media a 120 anni. Io ne sento 35!“. Dunque conta di vivere 240 anni? Con quale invenzione scientifica?

Vuoto di memoria: “Nel ’94 tentai di mettere d’accordo Zaccagnini con Bossi” (era Martinazzoli, Zaccagnini è morto nell’89, ma nessuno se la sente di correggerlo).

Evasione e condoni: “Chi fa il condono denuncia di aver dichiarato di meno, anche a me dà fastidio se c’è evasione, perché sono il primo contribuente italiano” (ma il condono lo fece pure Mediaset, approfittando della legge fatta da Berlusconi: ma nessuno lo dice)

Non una domanda su Mastella e Dini (Berlusconi non era contro i ribaltoni?), processi, conflitto interessi, Europa7, condanna della Gasparri da parte della corte europea. Se non ne parla nemmeno Veltroni, perché dovrebbero parlarne i giornalisti o Berlusconi?

All’estero tutto ciò sarebbe impensabile. Lì il contraddittorio è una cosa seria: un contraddittorio che contraddice. Qui è uno spazio autogestito dai partiti. Viene una certa nostalgia per Tribuna politica di Jader Jacobelli: domanda del giornalista, risposta del politico, replica del giornalista, controreplica del politico. Oggi sarebbe impossibile, anzi sarebbe proprio eversivo. Oggi l’Authority a Jader Jacobelli lo farebbe arrestare.
postato da: majortom79 alle ore febbraio 18, 2008 10:33 | link | commenti (12)
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Diamo un po' di numeri

Le forze di centro possono togliere a Berlusconi il premio di maggioranza in sei-sette regioni                                                                                        Al Senato si riapre la partita, Veltroni il più popolare

normal_berluoni81107 La scelta di Casini di correre da solo costituisce un ulteriore momento del progressivo assestamento dell’offerta politica in vista delle prossime consultazioni. E comporta, ovviamente, alcuni problemi aggiuntivi per il Pdl, specie per l'assegnazione dei premi di maggioranza in Senato (che, come si sa, avviene disgiuntamente per ciascuna regione e vede, quindi, scenari assai differenziati nel paese). E, di conseguenza, per la distribuzione degli eletti in questo ramo del Parlamento.
1) La situazione attuale
Il quadro è ancora assai incerto e mutevole, data specialmente l’alta percentuale di elettori ancora indecisi per il partito—e, spesso, per la coalizione — da votare. A tutt’oggi, comunque, il Pdl si conferma il partito più votato, con circa il 39-40%. Cui va, naturalmente, aggiunto il 5-6% raccolto dalla Lega Nord. Nel complesso, quindi, la forza politica guidata da Berlusconi otterrebbe il 44-46%. La quale ha tuttavia dei competitori temibili, sia verso destra, sia verso il centro. Da una parte c’è la formazione di Storace e Santanchè. Essa ottiene oggi nei sondaggi solo grosso modo l’1-2%, ma la sua notorietà è ancora soprattutto circoscritta al segmento di elettorato che segue con attenzione la politica, per cui è ragionevole ipotizzare che la campagna elettorale possa, forse, allargare il suo seguito. Dall’altro verso, ci sono l’Udc e le altre forze che si collocano al centro, come la Rosa Bianca (per la quale, tuttavia, vale nuovamente il discorso della ancora scarsa conoscenza): nel loro insieme, sembrano attirare il 6-7%. Si tratta di una percentuale di voti importante, specie per le sue conseguenze in termini di assegnazione dei seggi. Secondo un computo del professor D’Alimonte, infatti, la mancata alleanza con l’Udc potrebbe sottrarre al Pdl il premio di maggioranza per il Senato (che passerebbe ovviamente al Pd) in ben sei regioni (Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna) o forse sette (comprendendo la Liguria, ove però la situazione è più contraddittoria): ciò comporterebbe una sensibile riduzione del vantaggio di Berlusconi in termini di senatori e una seria messa in discussione della capacità di reggere di un suo futuro governo. Sull’altro lato del mercato elettorale, la Sinistra Arcobaleno ottiene oggi circa l’8-9%. Ma qui primeggia ovviamente il Pd, stimato attorno al 32-34%. Cui va sommato il consenso per Di Pietro, indicato attorno al 4%. Nell’insieme, quindi, Veltroni può contare su circa il 36-38% e si attesta ad almeno 7-10 punti da Berlusconi. Un distacco molto significativo, ma non irrecuperabile.
2) La campagna elettorale
Di qui l'importanza crescente della campagna elettorale, che sta entrando nella sua fase più calda. Per ora, lo si è visto nei dibattiti televisivi, i toni sono ancora tranquilli e il confronto è spesso basato sui contenuti. Ciò è stato fortemente apprezzato dagli elettori, che hanno manifestato più volte in passato un forte disappunto per le risse e gli scontri troppo violenti. E’ ragionevole pensare, tuttavia, che la campagna assumerà un carattere di maggiore asprezza nelle prossime settimane. Sia perché i leader dovranno inevitabilmente pensare anche a mobilitare i rispettivi segmenti di elettorato sensibili soprattutto al voto «contro ». Sia, specialmente, perché, come si è visto, diversi indicatori suggeriscono che l’esito, vale a dire la vittoria del Pdl, benché assai probabile, non possa essere dato per scontato.
3) La popolarità dei leader
In particolare, alcuni dati recenti fanno ipotizzare l’esistenza di cenni di «rimonta» del Pd. Negli ultimi giorni, le intenzioni di voto per Veltroni si sono accresciute di qualche punto percentuale: è un segnale debole, la cui misura è vicina al margine di approssimazione statistica, ma che può indicare l’esistenza di un trend diverso da quello manifestatosi negli ultimi mesi. In più, occorre considerare l’effetto del grado di popolarità dei leader. Molti elettori, specie i più lontani dalla politica, che tendono a decidere il voto negli ultimi giorni, faticano a distinguere nei dettagli le proposte di contenuto e si affidano più volentieri alla fiducia ispirata loro da questo o da quel personaggio, specie nei dibattiti televisivi. Ciò che muove questo segmento di popolazione, insomma, è più il grado di affidabilità ispirato dalla persona che l’adesione all'uno o all’altro elemento del programma. Proprio dal punto di vista della popolarità, Veltroni appare avvantaggiato. Veltroni risulta oggi gradito addirittura al 55% degli italiani, compresa dunque una quota significativa (quasi il 40%) dell’elettorato di centrodestra. Naturalmente, il possedere più popolarità non significa, di conseguenza, ottenere voti nella stessa misura. Si può essere molto apprezzati e poco votati o viceversa. Si tratta, tuttavia, di un plus significativo che può, forse, incidere in qualche misura nella campagna elettorale in corso.

Renato Mannheimer
postato da: majortom79 alle ore febbraio 18, 2008 01:41 | link | commenti
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sabato, 16 febbraio 2008

L'uomo che non conosce la vergogna

Il Cavaliere: "Mi sono battuto perché non andasse via dalla Rai ma lui preferì avere un compenso più alto"
"Biagi lasciò per la liquidazione"                                                          
Le figlie: "Berlusconi stia zitto"

edittoUna "ignominia", una "falsità" contraddetta da carte che possono documentare tutto. Bice e Paola Biagi, le figlie del giornalista scomparso lo scorso novembre si dicono "letteralmente indignate" dalle parole di Silvio Berlusconi che questa sera ha dichiarato che Enzo Biagi lasciò la Rai per ottenere una elevata liquidazione. "Mi sono battuto perché Biagi non lasciasse la televisione, ma alla fine prevalse in lui il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato" ha detto il leader del Pdl nel corso di Tv7.
Rispondendo al direttore del Tg1, Gianni Riotta, che parlando del conflitto d'interessi gli ha ricordato il cosiddetto "editto bulgaro" di sei anni fa e i casi di Biagi e Michele Santoro, l'ex premier ha replicato: "In Rai non c'è stata un'occupazione negli anni del mio governo. Io sono ormai distante dal gruppo e credo che sia fuori luogo parlare di oligopolio nel mercato di oggi". Berlusconi ha quindi ribadito, come già in passato, di non aver mai allontanato Biagi dalla Rai: "Avevo solo chiesto che non si facesse un uso criminale della rete pubblica".
"La moralità di nostro padre non si può discutere" replicano all'unisono Bice e Paola, "è documentata. E' stato un partigiano che ha avuto la schiena dritta dal '45, e non solo con il signor Berlusconi, e per questo ha pagato. Berlusconi deve farla finita, deve stare zitto e non strumentalizzare un morto che non può rispondere per la sua campagna elettorale".

lopiccolo
postato da: majortom79 alle ore febbraio 16, 2008 02:39 | link | commenti (4)
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