mio fratello é figlio unico

Si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso (OSCAR WILDE)

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giovedì, 31 gennaio 2008

Silvio punto e a kapò

Fino a ieri sera non avevo ancora mai visto questo filmato nella sua interezza.
Come quasi tutti, credo, mi ero limitato alla prima parte dell' episodio, quella cioè relativa alla singola frase pronunciata da Silvio Berlusconi all'europarlamentare Shultz, frase con la quale Berlusconi apostrofa il deputato con una pesante offesa, paragonandolo ad un kapò nazista.
Il tutto, non a causa di offese personali precedentemente ricevute, ma perchè il parlamentare in questione, aveva semplicemente osato fargli domande circa i suoi conflitti d'interesse spingendosi adirittura a chiedergli di rispondere.
Le domande, insomma, che in Italia non gli fa più nessuno, quelle scomode, quelle che un qualsiasi politico dovrebbe aspettarsi e alle quali dovrebbe rispondere chiaramente, basti pensare al duello a suon di accuse reciproche di questi giorni fra Barack  Obama e Ilary Clinton negli U.S.A.
Le immagini sono davvero imbarazzanti, un uomo che non sopporta il contraddittorio e che anzichè rispondere nel merito ai rilievi sollevatigli, comincia ad offendere con becere accuse, volgari e personali, e la butta pure sullo squallido qualunquismo della serie "Italia, sole, arte, pizza e mandolino".
Ci mancava solo la mafia, quella, evidentemente, in cui è meglio preparato.
Un uomo davvero ripugnante e ancor più ripugnante la massa di inebetiti che hanno deciso di spegnere il cervello e non valutare queste cose con profondo disgusto.
Si, il cervello, perchè se altrove è ancora possibile fare campagne elettorali argomenate e pregne di contenuti, e parlare alla testa degli alettori, la nostra politica, quella che sostiene di poter risollevare il paese dopo averlo stuprato per 5 anni, parla alla pancia della gente, tirando fuori slogan demagogici e polulisti.
Evidentemente tutto questo lo meritiamo.
Personalmente non nascondo che, mentre guardavo questo filmato, mi sono letteralemente vergognato di essere italiano.

P.S. Oggi la corte europea si pronuncerà sulla violazione della sentenza che stabilisce che Rete 4 sarebbe dovuta andare sul satellite.
Indiscrezioni parlano di una condanna che prevederebbe pesanti sanzioni (200.000 euro al giorno) che dovranno essere pagate dallo Stato, quindi da noi, e non da Mediaset.
Vergognamoci, se sappiamo ancora farlo...
postato da: majortom79 alle ore gennaio 31, 2008 13:02 | link | commenti (8)
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Quando il parlamento sa essere unito...

LA CUCCAGNA DEL VOTO ANTICIPATO

UNA LEGGINA “BIPARTISAN” DEL 2006 STABILISCE CHE I PARTITI INCASSINO I RIMBORSI ELETTORALI ANCHE SE LA LEGISLATURA DURA MENO DI 5 ANNI – IN BALLO 300 MILIONI…


Mariolina Sesto dal "Sole 24 0re"

cuccagnaC'è un motivo per il quale il voto anticipato conviene a tutti i leader nessuno escluso: se si andasse alle urne i partiti incasserebbero fino al 2011 rimborsi elettorali doppi. Sia quelli maturati per la quindicesima legislatura che quelli relativi alla sedicesima.
Per le forze politiche la fine anticipata della legislatura si trasformerebbe in un business finanziario, per lo Stato in un aggravio di costi pari a circa 300 milioni di euro. E a poco vale a questo punto il taglio del 10% al fondo annuale per i rimborsi scattato con la Finanziaria: l'aggravio per lo Stato sarà di 270 milioni anziché di 300.
I fondi elettorali di Camera e Senato ammontano infatti a circa 50 milioni di euro ciascuno e sono costituiti calcolando la cifra di 1 euro per ogni avente diritto al voto. Per le elezioni di aprile 2006 gli aventi diritto al voto erano precisamente 50.098.305 (47.258.305 gli aventi diritto al voto in Italia e 2.840.000 quelli all'estero). Da questo fondo ad ogni partito è attribuita una quota sulla base delle percentuali di voto ottenute.
Una leggina ad hoc approvata con voto bipartisan a inizio 2006, poco prima di andare a votare, sancì il diritto dei partiti a continuare a incassare i rimborsi anche in caso di voto anticipato. Da qui l'affare: se la legislatura si esaurisce prima della sua naturale scadenza lo Stato deve comunque pagare le somme già maturate per tutti e cinque gli anni.
Proprio in base a questa leggina Forza Italia ha potuto cartolarizzare i contributi che deve ancora riscuotere. Ed anche il Pd potrebbe avere la sua convenienza: Ds e Dl continueranno a incassare le risorse relative alla XV legislatura; il Pd avrà i fondi della XVI.

«È evidente che se si fosse abolita la norma inserita nel febbraio 2006 si potevano risparmiare circa 100 milioni all'anno, che invece saremo costretti a spendere se le Camere verranno sciolte a giorni – calcola Silvana Mura, deputata dell'Idv –. Cosa che avevamo ampiamente annunciato e che per ben due volte abbiamo cercato di evitare con degli emendamenti alla finanziaria 2007 e 2008». «Purtroppo –commenta con amarezza Mura – questo non è stato possibile per l'ostilità di tutte le altre forze politiche»
postato da: majortom79 alle ore gennaio 31, 2008 09:59 | link | commenti (1)
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Le verità nascoste

Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo stralcio per la vicenda Sme. La sentenza di assoluzione è stata letta dopo 5 minuti di camera di consiglio dai giudici della prima sezione penale presieduti da Antonella Bertoja. Il tribunale ha pronunciato il non doversi procedere perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato

Adesso, questo lo sappiamo benissimo, i media faranno passare questa notizia, facendo credere agli italiani, almeno a quelli che non le vogliono approfondire o hanno già deciso da che parte stare, che l'ex premier sia stato assolto perchè riconosciuto innocente.
La verità è tutt'altra, ed è quella che deve far riflettere (ma sappiamo benissimo che non accadrà) tutte quelle "menti libere" che continuano a sostenere che Berlusconi, non abbia utilizzato il Ministero della Giustizia del suo precedente governo per redigere leggi ad personam.
Anzi, oseranno fare di peggio, strombazzando ai quattro venti l'esito della sentenza, e magari faranno anche la morale a chi vorrebbe chiarezza e verità sulle vicende losche di Berlusocni.
Magari verrano pure a tirarci le orecchie, dicendo: "Avete visto, tutte le accuse contro Berlusconi erano solo congetture dei comunisti, mistificazioni della realtà (terminologia molto di moda dalle parti di Arcore), persecuzioni politiche".
Io, per rispetto di quel poco di intelligenza che credo di avere, non posso permettermi di fare certi ragionamenti, non posso permettermi di far finta di non sapere che un cospicuo numero di riforme del sistema giudiziario, sia stato modificato dal precedente governo al solo scopo di fare in modo che tutte queste sentenze di prescrizione o assoluzione per cancellazione del reato divenissero tali.
Se poi ci mettiamo pure che lui, il martire, detiene il monopolio dell'informazione televisva e può far credere ai cittadini inermi e disineteressati, che si informano solo guardando la tv, tutto ciò che vuole, il cerchio si chiude.
Come se non bastasse, Silvio ha fatto già sapere, con uno dei suoi soliti interventi polulisti e da campagna eletttorale permanente, che farà cadere anche l'ultimo baluardo, l'ultimo spiraglio nelle inchieste che potrebbero coinvolgere i politici. L'uso delle intercettazioni da parte della magistratura.
Ricordo, facendo mente locale delle dichiarazioni degli ultimi mesi della classe politica, che la contestazione intorno all'uso delle conversazioni telefoniche, riguardasse la pubblicazione a mezzo stampa di tali stralci, e che la critica che il mondo politico muoveva (giustamente), era fondata sul fatto che fosse inopportuno e lesivo della privacy, pubblicare telefonate o parte di esse, che riguardassero conversazioni "private" o intime.
Come al solito, Berlusoni si è spinto molto oltre, dichiarando quello che potete ascoltare, con le vostre orecchie nel video qui sotto.
In pratica, un vero e proprio bavaglio alla magistratura che dovesse avere intenzione di indagare su vicende penalmente rilevanti aventi per oggetto dell'indagine i politici.
Il messaggio è chiaro, ed è solo l'ultimo tassello di un disegno già in fase avanzata.
La proprosta fa accapponare la pelle, anche perchè, oltre che per il merito, fa specie sentitre un candidato premier che non solo detta un indirizzo politico (ovvio), ma che abbia, autonomamente (come al solito gli altri si limitano a ratificare, lo hanno fatto per 5 anni anni, per loro stessa ammssione, vedi ultime dichiarazioni di Casini), deciso addirittura i particolari della riforma, con tanto di pene detentive e pecuniarire già stabilite.
La cosa peggiore, è osservare la gente che applaude qualsiasi cosa dica (lo farebbe anche se gli dicesse "siete un manipolo di coglioni") e che non si rende conto dell'effettiva portata di certe frasi.
Il sonno nel quale stanno sprofondando gli italiani è sempre più profondo e se prima si poteva pensare ad una pennichella, adesso siamo vicini allo stato comatoso.



postato da: majortom79 alle ore gennaio 30, 2008 13:47 | link | commenti (6)
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martedì, 29 gennaio 2008

LA MEGLIO GERIATRIA

Tu chiamale se vuoi: COINCIDENZE.
Ho finito ieri sera di guardare il meraviglioso film di Marco Tullio Giordana "LA MEGLIO GIOVENTU'", uno splendido affresco degli ultimi 40 anni di storia e costumi nostrani, raccontato con gusto, semplicità e con l'intento di ridestare un po' di menti assopite. Credo si sia capito che il film mi è piaciuto tantissimo, sei ore divorate in tre tranche e mai venutomi a noia. Ne ho apprezzato sopratutto la vitalità della sceneggiatura,  sempre ben calibrata e realistica, e il cast che Giordana ha selezionato per l'opera, davvero di altissimo  livello, cosa piuttosto insolita per il cinema italiano.
Dicevamo, coincidenze.
Si, perchè dopo aver visto questa scena del film, mi è subito venuto in mente di postarla nel blog, e mentre ieri mi arrovellavo, cercando di capire come avrei potuto estrapolarla dal mio dvd e inserirla in un post, stamattina ho trovato proprio quella scena sul blog di Beppe Grillo. Davvero incredibile.
Vi consiglio, se non lo avete già fatto, di guardare il film, un film che non dovrebbe mancare nella cinematografia di nessun appassionato di cinema.

postato da: majortom79 alle ore gennaio 29, 2008 11:58 | link | commenti (14)
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Un po' di numeri...

Rilevamento Ipr per Repubblica.it dà per scontato il successo della Cdl
Ma la dimensione della vittoria del centrodestra cambia molto a seconda delle alleanze
Pd, sondaggio promuove Veltroni
sconfitta contenuta se corre da solo
Rompendo lo schema dell'Unione il nuovo partito arriverebbe al 30%

Presa in considerazione anche la nascita delle liste Grillo (7%) e della "Cosa bianca" (10,7)

da Repubblica.it

sondaggi_televoti_1Nessun dubbio che esca sconfitto, ma c'è modo e modo di perdere. Può essere una batosta disastrosa, oppure una resa con onore che se inserita in una congiuntura particolare, complicata ma non impossibile, potrebbe avvicinarsi a un pareggio. Questo prevedono (ad oggi) i sondaggi per il Partito democratico e di conseguenza per il centrosinistra nel caso si vada subito alle urne. Praticamente tutto e il contrario di tutto, a seconda di come si arriverà al sempre più probabile voto anticipato.

Una crisi, tanti sbocchi. Non è solo il presidente della Repubblica a rischiare l'emicrania per cercare di venire a capo della crisi. A fare le spese di questa fase politica così volubile e dagli possibili risvolti infiniti sono anche i sondaggisti, costretti dalle tante incertezze a un superlavoro. Un sondaggio secco oggi come oggi ha ben poco senso. Con quali alleanze si vota? Con quali liste? Con quale legge?

Sondaggio in quattro scenari. Ipr marketing nell'ultima ricerca statistica condotta per Repubblica.it intervistando tra il 27 e il 28 gennaio un campione di mille italiani rappresentativi dell'intera popolazione nazionale, si è vista così costretta a prevedere ben quattro diversi scenari. Il primo conteggia il risultato nel caso si torni al voto con gli stessi identici schieramenti del 2006, il secondo con la Cdl unita e il centrosinistra non coalizzato, il terzo con la Cdl unita e il centrosinistra non coalizzato, ma "disturbato" dalla presenza delle liste Grillo, il quarto, infine, con il centrosinistra non coalizzato, ma "disturbato" dalla presenza delle liste Grillo e la Cdl "disturbata" dalla presentazione della "Cosa bianca".

Lo scenario numero 1. La prima per il Pd è l'ipotesi peggiore: ripresentarsi insieme all'arcipelago di partitini che diedero vita all'Unione lo farebbe crollare dal 31,3 al 24%, con una perdita secca di 7,3 punti. Una performance talmente deludente da regalare alla Cdl unità e rafforzata dall'Udeur, indicata al 55,7%, quasi dodici punti di vantaggio.

Lo scenario numero 2. Andando da solo, ma in un quadro per il resto sostanzialmente simile a quello del 2006, il Pd ridurrebbe notevolmente le perdite, facendolo attestare al 30%, solo l'1,3 in meno rispetto a due anni fa. A quel punto nel loro complesso le forze di centrosinistra, forti anche di un 7% raccolto dalla Sinistra arcobaleno, otterrebbero il 46%, limitando il divario con la nuova Cdl allargata, indicata al 53,7%, a "soli" 7,7 punti.

Lo scenario numero 3. Se Beppe Grillo decidesse di andare fino in fondo nel suo annuncio di liste civiche, le cose per il Pd si complicherebbero, visto che il sondaggio Ipr mostra come il bacino di elettori del comico genovese (un 7% secco) sia tutto nel campo del centrosinistra e in particolare nel partito di Veltroni, al quale toglierebbe ben 3,3 punti, affondandolo al 28%. Dando per scontata una collocazione delle liste Grillo all'opposizione, il quadro generale sarebbe identico a quello previsto dallo scenario 2, con la Cdl allargata vittoriosa grazie al 53,7% dei consensi.

Lo scenario numero 4. Il quarto e ultimo scenario prevede infine per la Cdl un handicap parallelo a quello rappresentato da Grillo per il centrosinistra, immaginando la nascita di una "cosa bianca" formata da Udc, Udeur e Dini. Handicap molto parziale in realtà, perché stando al sondaggio Ipr il debutto di questa alleanza di centro sarebbe in grado di conquistare il 10,7 dei voti, penalizzando sì la Cdl di un buon 7,7%, ma rosicchiando i restanti consensi al centrosinistra e ancora una volta soprattutto al Pd, che con una seconda emorragia dopo quella provocata da Grillo scenderebbe ulteriormente al 25%.

Mastella ritorna arbitro. In questo caso su scala generale, davanti a una Cdl con il 46% e a un centrosinistra con il 43%, Casini, Dini e Mastella con il loro 10,7, diventerebbero arbitri della partita. Il sondaggio non prevede però l'eventualità di un quinto scenario, con la nascita della "cosa bianca" in assenza delle liste Grillo. E' la congiuntura "da quasi pareggio" a cui si faceva accenno precedentemente. Non riguarda il centrosinistra, che comunque nel suo complesso non si avvantaggerebbe della rinuncia del comico a correre, ma il Pd, che senza il drenaggio di Grillo potrebbe presentarsi ai centristi forte di un 30%, in sostanziale tenuta.

Ma a fare la differenza sarà il voto regionale. Proiezioni e intrecci di possibilità che fotografano una situazione di per sé alquanto ingarbugliata, ma che nella realtà lo è molto di più. Il sondaggio si riferisce infatti alla Camera, ma se si andasse alle urne con la "Calderoli" e il premio di maggioranza al Senato su base regionale, a risultare decisivo sarebbe ancora una volte il voto nelle regioni in bilico, con il centrosinistra in grado, in caso di un paio di successi "ben piazzati", di ottenere a Palazzo Madama numeri molto simili a quelli che la Cdl ha avuto in questi due anni di patimenti per il governo Prodi al Senato.

L'altalena degli indecisi. Da tenere conto, infine, l'elevato numero di indecisi, che oscilla tra il 34 e il 24 per cento. La percentuale più alta si ha nel caso si torni a votare con gli stessi identici schieramenti del 2006, fatto salvo il passaggio dell'Udeur nel campo berlusconiano. Se il Pd andasse da solo il numero scenderebbe drasticamente al 26%, riducendosi di altri due punti con la presenza delle liste Grillo.
postato da: majortom79 alle ore gennaio 29, 2008 10:28 | link | commenti (2)
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lunedì, 28 gennaio 2008

Formazione e riformazione

Nell'ambito di quello che vuole essere un percorso tendente alla sensibilizzazione cittadina e non solo, rispetto alle importanti tematiche riguardanti i diritti e i doveri dell'individuo, il rapporto di esso con gli organi istituzionali, l'imprescindibile bisogno di conoscenza e la capacità di porsi domande, segnalo volentieri una serie di iniziative estremamente interessanti promosse dal giudice del tribunale di Trani dott. Francesco Messina, iniziative che vogliono essere un punto di partenza per cercare di intraprendere un percorso di consapevolezza e di sviluppo del senso critico del cittadino.
Di seguito un breve "cappello" relativo agli intenti di tali iniziative, con un'attenzione particolare agli incontri che vedono coivolti gli operatori del settore giudiziario, gli studenti e gli insegnanti.

Il lavoro professionale non ha mai distolto dall'idea/necessità di programmare iniziative, coinvolgendo altri colleghi su un preciso impegno: rendere un servizio ai cittadini.
Grazie al prezioso aiuto offerto dal collega Lorenzo Gadaleta si sono potute organizzare tre serie di incontri, fra loro differenti quanto all'uditorio di riferimento e ai temi da trattare. Si intende, così, offrire a chi vi parteciperà lo spazio per una reciproca comprensione dei ruoli insieme all'esempio di un metodo operativo che contrasti la tendenza a proteggersi nei propri recinti culturali.
Abbiamo individuato tre "luoghi" collettivi in cui ci pare importante la presenza nuova o continuativa dei magistrati. Riteniamo che un corretto approccio conoscitivo è indispensabile per distinguere -nella quotidianità del vivere- i differenti interessi, per operare il loro eventuale riequilibrio, per creare i migliori presupposti professionali a tale fine.
Una iniziativa riguarderà la scuola nelle sue diverse componenti di docenti e studenti, in particolare i prossimi "maturandi"; lo scopo è quello di predisporre i giovani alla necessità di scelte consapevoli per il futuro, mettendo a loro disposizione quegli strumenti culturali non tipicamente riconducibili alla esperienza scolastica.
La seconda iniziativa cercherà di prestare un'attenzione particolare alla Polizia Giudiziaria, offrendo una conoscenza teorico-pratica dei meccanismi processuali, non disgiunta, e anzi valorizzata, dalla cultura della giurisdizione.
Una terza serie di incontri riguarderà i detenuti. Ci ha mosso, in primo luogo, l'esigenza di valorizzare il tempo trascorso all'interno della struttura carceraria facendolo intendere come opportunità di riscatto e di riflessione critica su diritti e doveri. Vi è, però, anche il desiderio che l'Autorità Giudiziaria sia avvertita dal detenuto non solo come l'organo dello Stato che lo priva della libertà personale, ma anche come soggetto che partecipa, in modo diretto e visibile, al suo recupero di conoscenza e, quindi, di dignità.
Allego di seguito i tre programmi di lavoro organizzati con il collega Gadaleta.
Mi pare anche giusto segnalare che sono state importanti la disponibilità e la sensibilità offerte dalla dott.ssa Valeria Pirè, direttrice della Casa di Reclusione femminile di Trani.

Conoscere la Costituzione per affermare i diritti e comprendere i  doveri
Barletta  Gennaio – Aprile 2008

Liceo Classico "Casardi"

Dibattiti e attività di laboratorio fra magistrati, studenti e insegnanti per una condivisa responsabilizzazione critica.
Un noto principio sociologico afferma che sino a quando si prova il gusto di porsi e di fare domande è anche possibile ricercare e far emergere la verità.
Per avere quel gusto (o per ritrovarlo) è decisivo l’ambiente in cui si vive, il proprio gruppo sociale, le persone con le quali ci si relaziona. Da ciò scaturisce la necessità che ogni cittadino sia posto nella condizione di ottenere una informazione corretta, finalizzata alla formazione del proprio senso critico da realizzarsi attraverso la conoscenza dei meccanismi democratici.
Questo rende indispensabile un diverso approccio nel relazionarsi fra cittadini: c’è bisogno della sensibilità che consideri il proprio bagaglio di conoscenza come il presupposto del servizio da rendere a chi quella conoscenza non ha ancora fatto propria o di cui difficilmente potrà fruire in futuro.
E’ opportuno che ciò si realizzi soprattutto nella scuola, divenendo portatori di spirito di progettualità e di contenuti. Si tratta di contrastare la generale rincorsa alla mediocrità, stimolando nella personalità "in itinere" la coscienza delle loro potenzialità e il diritto/dovere di realizzarle.


Programma


venerdì 1 febbraio 2008, ore 16.00
dott. Francesco Messina - dott. Lorenzo Gadaleta, giudici presso il Tribunale di Trani
Principio di eguaglianza ed Etica dell'impegno.


venerdì 15 febbraio, ore 16.00

prof. Nicola Colaianni, docente di Diritto ecclesiastico presso l'Università degli studi di Bari - dott. Francesco Messina
Laicità dello Stato e confessioni religiose


venerdì 14 marzo 2008, ore 16.00
dott. Piergiorgio Morosini, giudice presso il Tribunale di Palermo - dott. Francesco Messina
La disobbedienza rispettosa: i rapporti fra legge e individuo


venerdì 28 marzo 2008, ore 16.00
dott. Roberto Rossi, sostituto procuratore presso il Tribunale di Bari - dott. Francesco Messina
Economia, ambiente e diritti: un equilibrio instabile

venerdì 4 aprile 2008, ore 16.00
dott. Francesco Messina - dott. Lorenzo Gadaleta
Il processo come luogo di emersione della realtà: struttura, finalità, limiti. Parallelismi retrospettivi: il processo a Socrate.


venerdì 18 aprile 2008, ore 16.00

dott. Valerio Savio, giudice presso il Tribunale di Roma - dott. Francesco Messina
Politica e Magistratura. Ripensare i diritti dei cittadini




postato da: majortom79 alle ore gennaio 28, 2008 11:38 | link | commenti (2)
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domenica, 27 gennaio 2008

Iena ridens???

sortinoAlessandro Sortino, storico collaboratore ed inviato delle Iene lascia la trasmissione di Mediaset. Il motivo delle dimissioni? La scelta dell’editore di bloccare il servizio realizzato proprio da Sortino nei giorni scorsi a Ceppaloni, servizio durante il quale è avvenuto il celebre alterco con il figlio di Clemente Mastella, Elio, che si è sfogato davanti alle telecamere delle Iene e di Sky Tg 24.
Grazie proprio alla presenza di un collega di Sky Tg 24 era stato possibile, già nei giorni scorsi, vedere e sentire cosa si sono detti il figlio di Mastella e Sortino. Il figlio del leader dell’Udeur ha rivendicato con forza la sua indipendenza dal padre, rifiutando di considerare rilevante l’accusa di vivere in uno degli appartamenti di Roma che l’ex Ministro ha comprato ad un prezzo a dir poco stracciato( 26 vani (5 appartamenti) di un edificio di Lungotevere Flaminio pagati solo 1,2 milioni di euro). Elio Mastella è andato anche oltre rinfacciando a Sortino di essere stato favorito nell’accesso alla sua professione dalla posizione del padre, Sebastiano Sortino, presidente della Commissione per i Servizi e i Prodotti dell’Autorità per le comunicazioni nonchè direttore generale della FIEG.
Ad ogni modo il servizio della Iena Sortino sarebbe dovuto andare in onda integralmente, fornendo altri elementi e un punto di vista diverso “dell’arringa” di Elio Mastella, ma Mediaset ha bloccato tutto ritenendo il lavoro del suo collaboratore “non equilibrato“. Un gesto di deferenza dell’azienda di Berlusconi al politico che ha rimesso in carreggiata l’On. Berlusconi accelerando la caduta di Prodi e aprendogli la possibilità di ritornare in tempi brevi a Palazzo Chigi? Il sospetto è più che legittimo.
La cosa paradossale è che, a prima vista, chi esce peggio dallo scontro è proprio l’inviato delle Iene che mandando in onda quelle immagini lascia che si riveli al pubblico il suo legame di sangue con una persona la cui influenza potrebbe essere servita a dargli “una spinta” agli inizi della carriera. Come possa la ex-iena aver confezionato il servizio al punto da renderlo “non equilibrato” è onestamente un mistero.Sortino comunicando la sua decisione di chiudere la sua esperienza nel programma di Italia 1 sottolinea che Davide Parenti, capoautore delle Iene, aveva già dato il suo benestare, quindi lo stop sarebbe arrivato “da più in alto”.Sono stato diffamato dal figlio di un ministro e da un ministro e la mia azienda non mi permette di dirlo. Non ci sono più le condizioni per fare le Iene, cioè la libertà e la leggerezza. Nel pezzo, giudicato equilibrato anche dai miei capi raccontavo con la mia telecamera quello che realmente è accaduto, con immagini in più rispetto a quelle riprese da Sky Tg24. Se fosse andato in onda, si sarebbe visto che non ho fatto alcuna illazione sul lavoro del figlio di Mastella. Sono arrivato quando si stava già sfogando con alcuni giornalisti della carta stampata. L’unica domanda che gli ho fatto riguardava il patrimonio immobiliare, la casa acquistata a prezzi di favore. Altre domande che si sentono nel filmato, peraltro legittime, sono state fatte dal giornalista di Sky.

postato da: majortom79 alle ore gennaio 27, 2008 12:42 | link | commenti (6)
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venerdì, 25 gennaio 2008

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti
di Italo Calvino

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo ( e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza ( così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche ( e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.
postato da: majortom79 alle ore gennaio 25, 2008 17:21 | link | commenti (6)
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LA POLITICA VERA: QUELLA DEI DIRITTI FONDAMENTALI

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L’Associazione "Fraternità per il Diritto alla Casa" organizza per il prossimo sabato 26 gennaio, con inizio alle ore 17 presso l’Auditorium della Parrocchia S. Paolo Apostolo in via Donizetti a Barletta, l’incontro pubblico dal titolo "Dire, fare, abitare".
L’occasione è data dalla Giornata Mondiale di Mobilitazione (WSF2008) nel quadro della campagna globale "Lottiamo insieme per la casa per tutti", fissata appunto per il 26 gennaio in tutto il mondo per una riflessione sul diritto a una casa per tutti e a costi ragionevoli; in Italia le manifestazioni per questa giornata saranno coordinate dall’Unione Inquilini.
Saranno presenti all’incontro importanti personalità nazionali e locali dell’associazionismo e delle amministrazioni pubbliche che relazioneranno sulle attività per assicurare un sempre più capillare diritto all’abitare e sulle difficoltà della situazione immobiliare in Italia, con uno sguardo particolare alla realtà barlettana dove si attende ancora una rapida risoluzione della questione 167, specie in seguito agli ultimi provvedimenti da parte del Tribunale Amministrativo Regionale.
Ampio spazio sarà poi concesso a una discussione sull’autocostruzione in Italia e sul bando che la Giunta regionale pugliese è in procinto di approvare per questa modalità economica e trasparente per garantire un buon numero di alloggi alla popolazione.
Sono previsti, inoltre, interventi di personalità dell’amministrazione comunale di Barletta, di coppie barlettane che vivono in prima persona i disagi abitativo  
Associazione "Fraternità per il Diritto alla Casa"
http://cittadinisenzapadroni.splinder.com
postato da: majortom79 alle ore gennaio 25, 2008 12:03 | link | commenti (21)
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giovedì, 24 gennaio 2008

Adesso ammazzateli tutti

LA LETTERA DEGLI UNIVERSITARI CALABRESI CHE AVEVANO SOSTENUTO DE MAGISTRIS

29settembrenessunotocchiSulla vicenda De Magistris per mesi abbiamo deciso il silenzio. Un silenzio dettato in primo luogo dal desiderio di sfuggire ad ogni accusa di strumentalizzazione di vicenda e persone. Un silenzio, in secondo luogo, simbolico e teso a manifestare rispetto per le istituzioni e dunque per i lavori e le indagini e le valutazioni del CSM. In questa follia collettiva la convinzione, che adesso vacilla, è che non si prescinda dall’assicurare rispetto alle istituzioni che di un paese sono comunque il collante e la parvenza d’identità. E che i salti e le revisioni di un sistema, per il bene della società stessa, possano passare attraverso situazioni non traumatiche.


Quella convinzione è caduta, forse definitivamente. Ed il silenzio si scioglie nella constatazione che questo paese è allo stremo e la corruzione che ne segna l’animo e le speranze è giunta ad uno stadio di non ritorno. Davvero di non ritorno. Non esistono ordini e corpi che segnalino senso e responsabilità di Stato, non esistono soggetti che riconoscano il senso di norme collettive o legislative. Ma solo poteri nella veste più sfacciata e impertinente. Senza vergogna. La cappa del potere è scesa definitivamente e francamente non si vedono vie d’uscita. Si badi bene. Il potere ha le forme del degrado non solo quando è legato ad ogni livello ma quando tutti i corpi sono espressioni delle medesime logiche. I poteri in Italia hanno dimostrato un senso di chiusura, di prepotenza, di irragionevolezza, di onnipotenza. Né la politica né la magistratura oggi ci consentono di avere fiducia. Ognuno, nelle sue sfere di competenza agisce  come un attore in una sfida all’ultimo sangue dove non ci sono regole, esistenze individuali, giustizie collettive da assicurare e garantire, aspettative della collettività. Niente. “Fanno tutti schifo” pronuncia l’antipolitica. Un po’ è così. Il dispositivo della sentenza del CSM ci fa effettivamente schifo come ci fa schifo la nomina del dirigente ASL per tessera di partito, così come ci fa schifo chi nelle intercettazioni dice che un certo giudice deve essere fatto fuori (“Cazzo alla fine ce l’ha fatta però il tizio”. Forse aveva mezzi per vedere lungo). Sono logiche uguali, prese da prospettive e corpi diversi. Il CSM va oltre le richieste dell’accusa, pronuncia valutazioni di merito che sondano le intenzionalità che muovono il candidato e incornicia un dispositivo “tagliagambe” che non lede il magistrato solo nel suo ruolo ma anche nella sua persona. Non è difficile pensare in questo momento alle difficoltà personali del dott. De Magistris, magari psicologiche prima ancora che professionali. Queste sono le logiche del potere. Il potere ha bisogno di creare vittime ed eroi, affossa, colpisce uno perché tutti vedano, sentano e capiscano. Nel silenzio delle loro vite e della loro quotidianità. Quanti delinquenti avranno gioito di questa sentenza! Magari quegli stessi che in Parlamento hanno applaudito Mastella. Il potere politico semplicemente si è gioiosamente specchiato nel potere giudiziario. Ma sempre di potere si tratta. Le inchieste sembrano l’ultimo interesse di questo paese scollato, deluso, umiliato, stanco. Che ha giornali quotidiani che sembrano bollettini di guerra, che regala ai giovani la prospettiva di dignitose vite da disperati, che sta tutto nell’immondizia napoletana e nelle magagne criminose e nell’incapacità di dimettersi e di colpire le responsabilità.

Luigi De Magistris e la sua vicenda dimostrano che oggi non esistono speranze al di fuori di grandi individualità e che il sistema è morto e la speranza coincide con quella che si chiama iniezione esterna. I poteri non hanno deciso la via del compromesso e di un cambio lento, ma si arroccano sulla montagna di immondizia. E ‘ una scelta che può avere drammatiche conseguenze perché un paese può arrivare a un punto di sopportazione ma poi si “incazza”. Nonostante i toni pacati di questa lettera sentiamo un senso di rabbia che se si potesse manifestare in forza butterebbe all’aria istituzioni, partiti e parlamento e getterebbe i pezzi in mare come in un dimenticatoio perenne. Non riusciamo a esprimere con parole quello che è un senso di vuoto. Davvero non sappiamo quale è la via. Non ci sono vie…..E ci piacerebbe pensare che cosa ne pensano i migliaia di calabresi che accorrevano desiderosi a firmare a sostegno dell’indipendenza della magistratura o che ascoltavano in silenzio in una notte d’agosto di Soverato un’assemblea pubblica nella quale il dott. De Magistris illustrava lo stato delle cose. Noi abbiamo visto questo miracolo, questo senso di speranza legato ad inchieste e legato al lavoro onesto di un magistrato. Forse nessuno si è reso conto che quei cittadini calabresi si legavano col cuore a null’altro che a ciò che dovrebbe essere la dovuta normalità, e cioè un magistrato che lavora e una classe politica corrotta che andava punita. Cioè  siamo arrivati al punto di manifestare con passione viva un desiderio di normalità. Qui infatti la normalità non esiste. La normalità viene gambizzata ed esemplarmente punita. Non ci sono parole oggi per esprimere un senso di riconoscenza al dott. De Magistris che probabilmente condividiamo con i calabresi onesti e non eroi che vivono e pretendono normalità. Una riconoscenza perché abbiamo rivisto, grazie a lui, l’immagine di una prospettiva e un senso di passione civile in questa terra davvero insoliti. Ma è da quella passione civile che occorre ripartire. Non vi sono Cassazioni in cui riporre fiducia purtroppo ma solo un senso di disgusto e speranza che deve farsi proposta, rigetto, distruzione e costruzione. Non vi sono dubbi. Le code ai banchi firma, la gente incollata ai teleschermi, la gente pronta a scendere in piazza non deve dimenticare e noi siamo certi che non dimenticherà. Non vi può essere potere che affossi quella forza che viveva negli animi. Ne siamo spettatori e sappiamo quel che diciamo. Esiste, dopo il fallimento di tutte le soluzioni di mediazione, una comunità di cuori e spiriti che deve ricostruirsi, capirsi e inventarsi un senso. In questa comunità che deve cominciare a parlare e costruirsi sta davvero riposta la speranza concreta di un cambiamento. La via non la conosciamo. Ma è un qualcosa che esiste, vive ed oggi, dopo questa sentenza, ha trovato ancora di più il suo nemico: il potere, l’impunità, il vecchio, la paura.

ASSOCIAZIONE UNIVERSITARIA CALABRESE ULIXES

postato da: majortom79 alle ore gennaio 24, 2008 18:35 | link | commenti (3)
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