mio fratello é figlio unico

Si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso (OSCAR WILDE)

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venerdì, 28 dicembre 2007

Dove gli dei "pagano"

Il Paese dove i potenti vanno in galera

di Alexander Stille

legge ugualeLa condanna a 23 mesi di carcere inflitta negli Usa a Michael Vick, uno dei massimi campioni di football americano, per aver organizzato combattimenti illegali tra cani è dimostrazione di un´importante realtà della giustizia americana: i potenti vanno in galera. Si può discutere sul caso specifico, cioè se sia giusta o meno una condanna a due anni di carcere per maltrattamenti ad animali, e il sistema giudiziario americano che attualmente tiene dietro le sbarre quasi 2,25 milioni di persone è ampiamente criticabile, ma possiede alcune virtù che altri paesi, e l´Italia in particolare, farebbero bene a tener presenti: la giustizia è rapida e si infliggono pene severe ai ricchi e ai potenti. Ecco qualche esempio recente.

Il governatore del Connecticut John Rowland, potente repubblicano di profilo nazionale, fu costretto alle dimissioni nel 2004 per aver accettato che una ditta eseguisse gratuitamente lavori di ristrutturazione nella sua casa di vacanza. Nel marzo 2005, imputato di corruzione, fu condannato ad un anno e un giorno di carcere. Entrò in cella due settimane dopo e scontò nove mesi.

il cannocchiale Il governatore dell´Illinois, George Ryan, anch´egli potente repubblicano, fu costretto a lasciare l´incarico e finì in tribunale alla fine del 2005 per degli appalti concessi a persone amiche ottenendo in cambio doni e vacanze pagate. Condannato nell´aprile 2006, ha iniziato a scontare la pena di sei anni e mezzo di detenzione nel novembre 2007, esauriti i gradi di giudizio.

Jeffrey Skilling, amministratore delegato della Enron, la società energetica texana che fu tra i maggiori finanziatori della campagna elettorale del presidente George Bush, ha iniziato a scontare lo scorso anno una condanna a 24 anni di prigione. Skilling, oggi cinquantaquattrenne, potrebbe quindi passare il resto della vita in carcere per il ruolo avuto nella gestione truffaldina della Enron. L´ex direttore finanziario della società è stato condannato a sei anni nonostante le riduzioni di pena ottenute grazie alla sua testimonianza al processo.

Randall Cunningham, congressman repubblicano sessantaquattrenne, è stato condannato a otto anni e quattro mesi per tangenti ed evasione fiscale. Ha iniziato a scontare la pena entro un anno dalle sue dimissioni dal Congresso.

Tom Delay, potentissimo capogruppo repubblicano alla Camera, è stato costretto alle dimissioni per uno scandalo di fondi neri. Secondo l´accusa avrebbe fatto uso illegittimo di fondi elettorali in Texas. Benché finora non sia stato condannato per alcun reato, la dirigenza repubblicana lo ha invitato a lasciare il seggio in parlamento fino alla conclusione dell´iter giudiziario.

Tutti questi casi sono di utile insegnamento. Dimostrano che violare la fiducia pubblica è una cosa seria. La magistratura è stata rapida e inflessibile, nonostante il notevole peso politico degli imputati. Tutti appartengono al partito al potere e questo significa che né George Bush né il congresso repubblicano sono intervenuti o avevano il potere di impedire che la giustizia facesse il suo corso. Non voglio dire con questo che la corruzione è endemica nel partito repubblicano. In realtà negli anni ´90, quando era presidente Bill Clinton, un´ondata di casi simili coinvolse i democratici, proprio perché la gestione del potere crea maggiori occasioni di corruzione. Ma in entrambi i casi, i pubblici ministeri federali competenti, pur dipendendo da funzionari a nomina politica, hanno considerato loro dovere mandare in prigione i trasgressori, compagni di partito inclusi. Alcuni imputati hanno cercato di dipingersi come vittime della stampa o dei pubblici ministeri locali di diverso orientamento politico, ma una volta emerse le prove inequivocabili dei reati commessi, sono stati abbandonati dai compagni di partito.
Nel sistema americano i pubblici ministeri sono più apertamente politicizzati rispetto all´Italia. I reati federali rientrano nella competenza dei procuratori degli Stati Uniti, designati dall´esecutivo a Washington. I reati locali sono di competenza dei procuratori distrettuali, funzionari eletti, di orientamento partitico dichiarato. I fini politici possono essere contestabili a livello individuale, ma ciò che conta sono i fatti. Se un pubblico ministero produce prove certe di un illecito, nessuno, neppure i più stretti alleati politici dell´imputato, può permettersi di ignorarle, indipendentemente dalla fonte da cui provengono.
Quando il governatore del Connecticut Rowland, in generale molto stimato, fu costretto ad ammettere di aver beneficiato gratuitamente di costosi interventi di ristrutturazione della sua casa sul lago, undici dei quindici membri repubblicani del Senato del Connecticut hanno chiesto le sue dimissioni. «Ha perso la fiducia della gente», così Christopher Shays, membro del Senato del Connecticut, spiega il motivo per cui Rowland, suo intimo amico e alleato, ha dovuto lasciare l´incarico, pur avendo in seguito regolarmente saldato i lavori eseguiti nella sua proprietà.
Al di là del generale consenso politico esistente negli Usa sul fatto che l´illegalità, in qualunque ambito, è inaccettabile, anche l´atteggiamento degli imputati qui in America è diverso. Il governatore Rowland, inizialmente si è scagliato contro i suoi accusatori, ma alla fine si è espresso sulla sua vicenda giudiziaria in termini che indicano consapevolezza delle proprie colpe. Scarcerato, Rowland ha ammesso di essersi fatto prendere la mano dall´arroganza del potere. «Nella mia carriera di politico ho incontrato moltissime persone pronte a incensarti quando sei in posizione di potere. Finisci per credere a quello che dicono di te i comunicati stampa del tuo ufficio, ti senti al centro di tutto, e inizi a rimuovere il resto».
La differenza con l´Italia è, in tutta franchezza, molto forte. In Italia gli imputati finiscono in cella, talvolta a torto, prima di essere condannati per un qualsiasi reato, ma in pratica non vanno mai in prigione dopo la condanna, per lo meno se sono ricchi e potenti. Le cause si trascinano per anni e le condanne non comportano conseguenze fino all´esaurimento di tutti i gradi di giudizio, un iter che richiede spesso più di un decennio. Se gli imputati siedono in Parlamento vi restano fino all´ultimissimo momento senza ricevere alcun invito a dimettersi. Anche dopo una condanna le conseguenze sono minime, ammorbidite da leggi ad personam o da amnistie, così che il "potente di turno" al massimo trascorre qualche mese agli arresti domiciliari nella lussuosa dimora acquistata con i frutti del suo operato corrotto. E nonostante le condanne, montagne di prove e sentenze mitissime, nelle interviste questi signori si dipingono come vittime innocenti e si scagliano contro chi ha osato svelare le loro malefatte.
La cosa forse peggiore è che in Italia gli elementi oggettivi paiono contare pochissimo rispetto alle fonti che li producono. Così come nell´attuale caso Rai-Berlusconi-Saccà - nessuno contesta la veridicità delle intercettazioni telefoniche del dirigente Rai Agostino Saccà e quasi nessuno parla del quadro agghiacciante della gestione di potere in Italia - ma vengono respinte perché vengono dalla cosiddetta "armata rossa della magistratura" e perché sono state pubblicate da Repubblica.
Forse l´aspetto più importante della realtà americana, portata qui ad esempio, è che negli Usa esistono delle istituzioni, come i tribunali e la stampa, che, indipendentemente dal colore politico, operano in autonomia, producendo elementi oggettivi da tenere necessariamente in considerazione, nel bene e nel male. A ragione o a torto, quando un sito web conservatore pubblicò le prove della relazione del Presidente Clinton con Monica Lewinsky, immediatamente perse importanza la fonte della rivelazione, importante era stabilirne l´autenticità. Lo stesso accadde quando un altro sito pubblicò le prove che Rudolph Giuliani aveva messo la sua amante, diventata poi sua moglie, sotto la protezione della polizia a spese dei contribuenti. Quando la veridicità dell´informazione fu confermata, Giuliani fu costretto a scusarsi e a fornire spiegazioni.
Può essere legittimo rifiutarsi di adottare il moralismo americano, ma il rispetto della legalità, la rapidità dei procedimenti giudiziari e il principio di comminare ai potenti pene severe come mezzo per scoraggiare l´abuso di potere, sono realtà che è bene tenere in considerazione.
postato da: majortom79 alle ore dicembre 28, 2007 10:20 | link | commenti (4)
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domenica, 23 dicembre 2007

La mamma del leghista é sempre incinta...purtroppo!

Il prosindaco Gentilini caccia i fedeli dai luoghi di preghiera
Imbarazzo di Forza Italia, attacca il centrosinistra: "Orrida inciviltà"

Treviso, offensiva leghista "I musulmani sono un tumore"

borghezioTempi duri per i musulmani nella città amministrata dal sindaco Gobbo e dallo sceriffo Gentilini: una cinquantina di fedeli è stata costretta a celebrare la preghiera collettiva del venerdì in un parcheggio, con i tappeti stesi sull'asfalto, dopo che l'amministrazione leghista ha proibito loro di riunirsi nel centro sportivo messo a disposizione, gratuitamente, da un imprenditore locale. Non è facile, per gli islamici, trovare un luogo di culto nella città roccaforte del Carroccio: in passato si riunivano nella sala di un oratorio dell'hinterland ma le pressioni della Lega - che ha inviato una lettera di protesta al Vescovo - hanno indotto il parroco a revocare il permesso. Da parte sua, il sindaco nega che il divieto costituisca una vessazione: "Lo Sporting Club non è omologato a ospitare tutte quelle persone - afferma Giancarlo Gobbo - Qui l'intolleranza non c'entra, è una questione di regole e a Treviso la legge la facciamo rispettare". "Tanta severità è quantomeno sospetta", ribatte a distanza Giuseppe Zambon, il proprietaro del circolo sportivo: "In passato qui abbiamo ospitato molti convegni e feste e mai Comune e polizia municipale hanno avuto qualcosa da obiettare". Legalismo o persecuzione? A chiarire il significato reale del "niet", ci ha pensato come al solito, il duro dei padani, Giancarlo Gentilini: "Era un tumore che poteva degenerare in metastasi, noi l'abbiamo estirpato".
Amarezza e sdegno tra i fedeli musulmani:
"L'amministrazione dimostra, ancora una volta, un livello culturale e politico molto basso. È vergognoso come a Treviso si continuino a calpestare i diritti delle minoranze", dichiara il presidente della comunità Joussef Tadil. "Solo due giorni fa i vigili sono venuti a controllarci, uno ad uno, durante la preghiera. Potevano benissimo farlo prima o dopo, senza interferire in un momento che per noi è sacro".
Anche la prossima preghiera settimanale si svolgerà all'aperto, stavolta nel piazzale di un'abitazione privata di proprietà di un fedele musulmano, nel paesino di Villorba, alle porte del capoluogo. Ma non si escludono altri intoppi: gli amministratori locali leghisti, hanno già fatto sapere di non gradire affatto "un assembramento di stranieri".
Nel centrodestra, Forza Italia tace imbarazzata e solo An sembra condividere la linea della giunta. Durissime, invece le reazioni da sinistra. "Un orrido segnale di inciviltà che rischia di attirare sui veneti l'odio dei fanatici", commenta il sociologo e consigliere regionale verde Gianfranco Bettin. "Un'offensiva razzista senza precedenti", fa eco il dirigente dei Comunisti italiani Nicola Atalmi, autore di un appello alla Chiesa cattolica affinché "metta all'indice la follia persecutoria della Lega".
Sferzante, infine, l'editoriale della Tribuna, il quotidiano più diffuso nel Trevigiano: "Un'escalation che lascia sbigottiti e proietta un'ombra cupa, violenta, sulla città e sulla Marca", scrive il direttore Sandro Moser. "Ciò che stupisce però - aggiunge - è che pochi, pochissimi, nella cosiddetta società civile, anche di fronte alle manifestazioni più brutali e vergognose di intolleranza, fanno sentire la loro voce. Da che parte stanno, davvero, i trevigiani?".

L'unica parola che mi viene in mente per etichettare questa gentaglia, o almeno la più appropriata, é fascisti. Fascisti non nel senso più ampio del termine, ma nella sua accezione più dispregiativa.
Ancora una volta alla lega viene concesso di perpetrare la sua opera di demagogia, populismo e razzismo, senza che nessuna voce autorevole si alzi per condannare questi ominidi e possibilmente allontanarli dalla politica conducendoli in luoghi a loro più idonei. Ad esempio, lo zoo. Per fortuna ormai al Nord fanno presa solo sui montanari e sulla gente ignorante.
Chi ha un minimo di cultura e apertura mentale non riesce infatti più a dare credito alle becere e squallide sceneggiate leghiste dell'esaltato di turno. Quello che viene riportato nell'articolo, é un affare davvero vergognoso. E pensare che ci fregiamo di essere parte di una civiltà superiore.
Ancora più deprecabile il fatto che le forze alleate della lega, non solo non si mostrino offese da simili scempi e non vi si dissocino con decisione, ma arrivino addirittura ad appogiare certi atti di puro squadrismo, cavalcando l'onda del populismo che, sappiamo bene, in una società ignorante in cui non si legge più, e la propria cultura la si costruisce guardando "Uomini e donne", fa guadagnare voti e consensi.
polentata
P.S. Ma che ci trovano di buono nella polenta? E' molto meglio il cous cous!!!
postato da: majortom79 alle ore dicembre 23, 2007 12:36 | link | commenti (1)
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giovedì, 20 dicembre 2007

é uffciale: "Porta a porta" é un bordello!

berlusconi

La reazione del Cavaliere dopo la pubblicazione del colloquio con Agostino Saccà
"Lo sanno tutti, in Rai lavori solo se sei di sinistra o se ti prostituisci"
Viale Mazzini: "Accuse indiscriminate, difenderemo i dipendenti"

"Un attacco criminale alla privacy". E' furiosa la reazione di Silvio Berlusconi dopo la pubblicazione del colloquio telefonico con il responsabile di Rai Fiction Saccà. Non ci sta il Cavaliere e reagisce. Attaccando frontalmente: "Sono stato esposto al pubblico ludibrio senza motivo. Non c'è niente di preoccupante, salvo il fatto che siamo in un paese in cui non c'è più libertà".
Poi l'affondo del Cavaliere si sposta contro la Rai dove lavora "chi si prostituisce o chi è di sinistra". Parole dette da chi, nella telefonata con Saccà, "suggerisce" il nome di alcune avvenenti attrici. Una in particolare che il Cavaliere lega ad un senatore della maggioranza che Berlusconi cerca di convincere a cambiare schieramento. "In Rai non c'è nessuno che non sia stato raccomandato, a partire dal direttore generale che non è certo stato scelto attraverso una ricerca di mercato". "Io - continua il Cavaliere - ho fatto diversi interventi solo per segnalare personaggi che non sono di sinistra e che sono stati messi completamente da parte in Rai".
Viale Mazzini risponde nel pomeriggio con un conunicato: "Di fronte ad accuse indiscriminate e dai toni inaccettabili, la Rai ribadisce la piena fiducia nei propri dipendenti e collaboratori, nelle loro capacità professionali e nel loro costante e reale impegno per il miglioramento del servizio pubblico radiotelevisivo".
L'ira del Cavaliere non risparmia Repubblica. In particolare la redazione napoletana del nostro quotidiano. "Mi si dice - azzarda Berlusconi - che il sostituto procuratore di Napoli è il fratello del capo della redazione napoletana di Repubblica". A questo proposito la nostra direzione sottolinea che la notizia "è destituita di ogni fondamento, ed è dunque falsa".

Stendiamo un velo pietoso, verrebbe da dire di primo acchitto.
A sentire Saccà, viene solo da ridere per l'eccellente modo in cui interpreta il ruolo del lacchè e parrebbe disposto persino a concedersi sessualmente pur di accontentare il Cavaliere.
La telefonata (che si può ascoltare qui sotto), si commenta da sola, inutile aggiungere altro.
Come al solito, anzichè rispondere nel merito, per dissipare gli eventuali dubbi dei "maliziosi", si parte col giochino delle accuse di persecuzione e s'invoca la tutela della privacy.
Personalmente continuo ad essere convinto che chi non ha nulla da nascondere, circa la sua condotta professionale (perchè di questo si parla, non si é entrati di certo nella sfera della vita privata), non dovrebbe temere le intercettazioni.
Berlusconi ha dunque sostenuto che in RAI lavora soltanto chi é di sinistra o chi si prostituisce.
Ora, il quesito che sorge spontaneo porsi é questo: Visto che Bruno Vespa non é comunista, in quale categoria lo collochiamo?


postato da: majortom79 alle ore dicembre 20, 2007 19:17 | link | commenti (8)
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mercoledì, 19 dicembre 2007

Buona notizia o bluff?

Prestiti fino a 6mila euro per giovani di talento

In arrivo un accesso agevolato al credito per ragazzi di talento ma con limitate possibilità economiche. Con «Diamogli credito», studenti universitari e giovani dottori potranno ottenere prestiti fino a 6mila euro per pagare tasse e contributi universitari, iscriversi a master e corsi post laurea o, semplicemente, acquistare un computer portatile con connessione Wi-Fi o partecipare al programma comunitario Erasmus. E per chi è costretto ad allontanarsi da casa per studiare, il prestito potrà servire anche per il pagamento delle eventuali spese di intermediazione immobiliare per la ricerca della casa o per il deposito cauzionale. Il Governo, attraverso un fondo, garantirà il 50% delle somme finanziate, mentre le banche si assumeranno il rischio della restante metà. Nel triennio 2007-2009, possibile generare circa 660 milioni di euro di finanziamenti effettivamente erogabili. Sono questi, in sintesi, i punti principali del Protocollo d'intesa tra Governo e Abi per l'accesso al credito degli studenti, presentato, a Roma, nella sede dell'Associazione bancaria italiana, alla presenza del premier Romano Prodi e dei ministri delle Politiche giovanili e per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione Giovanna Melandri e Luigi Nicolais. «È un prestito rivolto al futuro - spiega Prodi - che ci allinea agli altri Paesi europei e, una volta a regime, rappresenterà una delle punte più avanzate nelle politiche di accesso alla formazione, alla tecnologia e al sapere dei giovani».
I beneficiari dell'iniziativa sono gli studenti universitari o post universitari di qualunque nazionalità, purché residenti nel Belpaese, con età compresa tra i 18 e i 35 anni, che hanno raggiunto una certa soglia di merito scolastico. Tra i requisiti di merito, si segnala, tra l'altro, come per il pagamento delle tasse universitarie di studenti che si iscrivono al primo anno sia richiesto il conseguimento del diploma di maturità con un voto almeno pari all'80% del punteggio massimo previsto. Per gli studenti che iscrivono agli anni successivi al primo, richiesto, invece, il conseguimento di almeno 2/3 dei crediti previsti per l'anno accademico precedente, con una media superiore a 24/30. Per la partecipazione a master e corsi post laurea, necessario il conseguimento della laurea con almeno il 90% del punteggio massimo previsto.
Entro febbraio 2008, con la sottoscrizione di apposite convenzioni con i singoli istituti di credito, il sistema di credito diventerà operativo. Da quel momento, i giovani potranno presentare domanda a una banca convenzionata e ottenere il prestito senza bisogno di una busta paga, né della firma di mamma e papà o di un garante. E così, potranno essere chiesti fino a 2mila euro per il pagamento di tasse e contributi universitari e fino a 6mila euro per partecipare a un master post laurea. Per l'Erasmus, gli importi finanziabili variano da 1.500 euro a 6mila euro a seconda della durata del programma (3 mesi, 6 mesi o 12 mesi). Per l'acquisto del pc, il prestito arriva fino a mille euro e per il pagamento delle spese legate alla locazione fino a 3mila euro. È possibile richiedere anche più finanziamenti (per esempio, acquisto pc più pagamento tasse universitarie più spese locazione), con un tetto massimo di 6mila euro totali.
Da segnalare, infine, che se un giovane non riesce a rimborsare il prestito, è previsto che per tre mesi la rata rimanga insoluta, con l'addebito dei soli interessi di mora. Dopo un primo sollecito, lo studente avrà altri 60 giorni di tempo per rimborsare le somme dovute e se ancora inadempiente, l'istituto erogante potrà attivare il fondo di garanzia che coprirà il 50% del debito.

Progetto lodevole quello che scaturisce dal protocollo d'intesa fra il governo e l'ABI, simile nella concezione ai "bollenti spiriti" della regione Puglia.
La differenza principale sta nel fatto che mentre i finanziamenti della regione Puglia sono a fondo perduto ed esclusivamente per i master post laurea, questa iniziativa comprende anche gli studenti univesitari, ma é un prestito vero e proprio.
Al momento il sito www.diamoglicredito.it non é ancora allestito, e proprio per questo motivo é prematuro dare giudizi definitivi.
Bisognerà infatti valutare tutto attentamente, prestando particolare attenzione agli interessi passivi che coloro che riceveranno il prestito dovranno fronteggiare.
Auguriamoci che non sia solo un'iniziativa volta a favorire le banche, che in Italia hanno grossa voce in capitolo e condizionano pesantemente le politiche economiche e non solo.
Qualora i tassi fossero "leggeri", sarebbe davvero una gran bella cosa, sopratutto per chi vorrebbe accrescere il porpio curriculum attraverso esperienze post laurea e per motivi economici ne é impossibilitato.
Non ci resta che attendere.
postato da: majortom79 alle ore dicembre 19, 2007 19:27 | link | commenti (7)
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lunedì, 17 dicembre 2007

una gaffe che vale un Fiorino...


Buffon_FiatGuardate questo manifesto: non si tratta di un fotomontaggio goliardico e di cattivo gusto di qualche bontempone, ma della nuova campagna pubblicitaria della Fiat che per lanciare il Nuovo Fiorino, sceglie come testimonial il portierone della Juventus e della nazionale Gigi Buffon.
Fin qui niente di strano, se non fosse che nel manifesto, Buffon si trova su un'impalcatura nelle vesti di un operaio e, per essere realistici nella rappresentazione, senza alcun tipo di imbragatura di sicurezza o altri dispositivi del genere, se non un caschetto più coreografico che protettivo.
Tanto basterebbe, da solo, per parlare di un messaggio sbagliato e quantomeno inopportuno, se non fosse che il tutto venga reso ancora più fuoriluogo e di cattivo gusto, dal fatto che, proprio nella città che ha dato i natali alla casa automobilistica torinese, solo alcuni giorni fa, si é verificata la più grande strage sul lavoro della storia del nostro paese.
Cinque morti, altri due operai che lottano fra la vita e la morte e una serie di interrogativi rimasti tali, non solo sulle circostanze che hanno portato a tale evitabilissima tragedia, ma anche sulla condizione generale della sicurezza sul lavoro nel nostro paese.
Come al solito si gareggia nell'ignobilissimo gioco dello scarica barile, senza fornire risposte e progetti seri per rendere la situazione ad un livello degno di un paese che si possa definire civile.
Il problema dovrebbe essere da sempre, e per tutti i governi, uno dei principali punti del programma, e un territorio avulso dalle beghe politiche e dalla demagogia. Dovrebbe.
Sarebbe il caso, quando si parla di sicurezza sul lavoro, di evitare obiezioni stupide e non meditate del tipo: "anche i lavoratori però non rispettano sempre le norme sulla sicurezza e non sollecitano gli imprenditori in questo senso".
Chi parla in questo modo é stupido, oppure finge di esserlo, o peggio ancora difende (con argomenti di una pochezza deprimente) gli interessi di qualcuno.
Sappiamo benissimo infatti, che in molte realtà lavorative, gli operai devono adeguarsi, perché "tengono famiglia" e non possono rischiare in nessun modo di perdere il posto di lavoro.
E si, perchè al cospetto delle proteste del coraggioso di turno, l'imprenditore non ci mette molto a mandarlo a casa e a sostituirlo, magari con un extracominitario assunto a nero, che non gli pianterà mai grane.
Anche in questo caso, ci sarebbe da discutere ampiamente, sulla demagogia di chi vorrebbe cacciare frotte di extracomunitari, facendo finta che non siano indispensabili per certi settori della nostra economia, e che non siano gli imprenditori delle stesse zone in cui la lega pontifica, i primi ad averne bisogno.
Ma questa é un'altra storia.
Tristemente i governi si alternano mettendo in scena sempre i soliti, squallidi teatrini, parlando del niente, e facendo retorica sugli argomenti davvero importanti per i cittadini, solo quando succede qualcosa di tragico.
Speriamo che prima o poi ci contraddicano.
postato da: majortom79 alle ore dicembre 17, 2007 11:00 | link | commenti (14)
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venerdì, 14 dicembre 2007

un mafioso piccolo piccolo

Chiariamo subito le cose. La (forse) velleitaria ma imprenscindibile intenzione del mio blog, é quella di provare, nel mio piccolo, a fare un po' di controinformazione, ad accogliere punti di vista differenti rispetto a quelli dei servi di corte, senza fare propaganda politica per nessuno. Nei giorni scorsi ho detto la mia su Daniele Luttazzi, uno degli epurati di lusso dal famoso "editto bulgaro" del cavaliere Berlusconi, e ho precisato che non rientra fra i personaggi della satira che preferisco e che lo trovo spesso gratuitamente volgare. Ciò non toglie però, che sia fermamente contrario alla censura, specialmente se essa avviene per fatti come quelli che videro anni fa coinvolti lo stesso Luttazzi, Biagi e Santoro. Riporto di seguito degli stralci tratti dal libro "REGIME"  di Marco Travaglio e Peter Gomez, allucinanti nella ricostruzione dell'intera vicenda, del post puntata di Satyricon. Prossimamente parlerò anche della censura relativa ad altri personaggi "scomodi" come il giornalista Massimo Fini e della sua trasmissione, mai andata in onda: Cyrano. Vi esorto, nonostante la lunghezza del post, a leggere attentamente il tutto. Questa vicenda, lascia inorriditi, perchè ci da il metro di come per davvero, si sia costruito un regime, fondato sulla dittatura mediatica, ed atto ad eliminare qualsiasi avversario scomodo. Non si vogliono avversari, e questo é di per se antidemocratico. O quando gli si concede di farli salire sul ring, gli si spaccano le nocche delle mani negli spogliatoi, e dopo gli si fanno indossare i guantoni.
Mi preme inoltre precisare che gradirei commenti solo da parte di chi leggerà integralmente il testo, e con onestà intellettuale. I commenti di parte, di chi, prima ancora di sapere ha già deciso da che parte stare, li dirotti su qualche altro blog, magari istituzionale, dove troverà certamente gente lobotomizzata e compiacente.
Questo vale chiaramente per qualsiasi colore politico: cose rosse, cose bianche, cose bianco-azzurre, cose nostre.
 
da REGIME di Peter Gomez e Marco Travaglio

"Un giorno, Daniele Fabbri, in arte Luttazzi, viene a conoscenza dell'esistenza di un libro semiclandestino uscito tre settimane prima, L'odore dei soldi. Origini e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi, scritto da Elio Veltri (membro della commissione parlamentare antimafia) e Marco Travaglio. Luttazzi compra e divora il libro in un paio di giorni. Trova strano che nessuno ne parli: il materiale é incandescente. Decide così di invitare Marco Travaglio a Satyricon per parlare del libro. Il suo accordo con Carlo Freccero, direttore di RAI2, gli permette la più ampia libertà nella scelta degli ospiti e nell'elaborazione di ogni puntata. Il 13 marzo la puntata viene registrata. L'intervista non é concordata, assolutamente senza rete. Il comico fa domande su tutto quanto ha letto nel libro: la mafia, le stragi, lo "stalliere" mafioso, i soldi di dubbia origine, la nascita di Forza Italia. Il pubblico ascolta ammutolito i 26 minuti dell'intervista. Alla fine Luttazzi dice a Travaglio: " A questo punto mi chiedo in che paese viviamo. Comunque ti ringrazio, perchè, scrivendo questo libro e parlando come fai, dimostri di essere un uomo libero. E non é facile trovare uomini liberi in questa Italia di merda". Travaglio ricambia: "Sai chi mi ricordi? Quel governatore della Pannsylvania che un giorno si presentò in televisione, si infilò la canna di una pistola in bocca, e si sparò". Dietro le quinte il giornalista incontra un Freccero molto emozionato che gli dice: "Sei stato efficacissimo, ma da domani non avrò più una rete". Finita la puntata Luttazzi domanda a Freccero: "L'intervista a Travaglio può andare in onda?". Il direttore lo rassicura: "Certamente. Travaglio non ha fatto altro che raccontare i documenti del suo libro". La sera, appena partita la sigla, Freccero spegne il cellulare e si gode lo spettacolo. In quelle stesse ore Maurizio Gasparri arriva negli studi di RAI3 per partecipare ad una puntata di Mediamente, il programma di Carlo Massarini sulle nuove tecnologie informatiche. In attesa di andare in onda, fa zapping e s'imbatte in Satyricon. Pochi minuti dopo, quando Massarini comincia a interrogarlo su internet, esplode: "Ma quale internet, su RAI2 stanno dando del mafioso a Berlusconi! Questa RAI é una vergogna!". Alle 23,57 l'Ansa dirama la dichiarazione di Mario Landolfi (AN), presidente della commissione di vigilanza: "La misura é colma. Quello che é andato in onda stasera non ha precedenti nella storia della tv. Il programma di Luttazzi va chiuso e Freccero deve essere allontanato". Freccero e Zaccaria difenderanno a spada tratta la libertà di Satyricon. E pagheranno prezzi altissimi. L'indomani si scatena il putiferio. Berlusconi chiama Fini e Bossi, trovandoli, riferisce Vespa, entrambi indignati. Il senatùr in particolare usò espressioni più forti dello stesso Berlusconi. Nulla a che vedere, con quelle che usava fino ad un anno prima per dipingere Berlusconi come "il palermitano che parla meneghino", "piduista", "affarista", "fascista", "nazistoide", "tiranno", "autocrate", "peggio di Pinochet", "quel brutto mafioso di Arcore guadagna soldi con l'eroina e la cocaina". In una memorabile puntata di Pinocchio, collegato con Gad Lerner, Bossi aveva detto in diretta su RAI2 che "i quattrini che fecero la Fininvest venivano da cose occulte, da Cosa Nostra. Se Berlusconi riuscisse a vincere le elezioni la magistratura dovrebbe mettere un masso su tutto ciò che bolle in pentola". Berlusconi denunciò sia Bossi, sia Lerner, che la RAI, chiedendo 7 miliardi di danni. Poi, dopo l'accordo con la Lega, ritirò la denuncia. Il cavalieri riunisce a pranzo il consiglio di guerra: Casini, Letta, Bonaiuti, Buttiglione, Pisanu, La Loggia, Scajola e Tremonti e annuncia azioni legali pesantissime, manipolando a suo piacimento le cose scitte nel libro e dette a Satyricon: “Davanti all’accusa di essere tra i mandanti occulti delle stragi di Capaci, via d’Amelio, degli Uffizi, non mi abbasso a rispondere. Dovranno invece renderne conto l’autore del libercolo, il conduttore della trasmissione e i vertici della RAI. I miei legali chiederanno conto, del loro operato a tali soggetti (in realtà l’ipotesi del suo coinvolgimento nelle stragi è della Procura di Caltanissetta, che in quel momento ha ancora aperta un’indagine su di lui e su Dell’Utri). Contro Luttazzi e Travaglio si scaglia persino colui che dovrebbe difenderli a spada tratta: il presidente dell’ordine dei giornalisti Mario Petrina. I politici del centro sinistra scelgono la linea dalemiana, prendendo le distanze, e sostenendo che Satyricon sia un autogol per la sinistra, perché Berlusconi ne trarrà vantaggio facendo il martire. Tesi alimentata da Berlusconi stesso, con un apposito sondaggio di Datamedia pubblicato dal “Giornale” da cui risulterebbe che Satyricon gli ha fatto guadagnare 5 punti percentuali. Dell’Utri, una volta rieletto, ringrazierà addirittura Santoro e Luttazzi per avergli fatto “una gran campagna pubblicitaria”. Un anno dopo però Berlusconi, citando un sondaggio della stessa Datamedia, sosterrà di aver perduto 17 punti in poche settimane. Luttazzi racconterà che all’indomani della trasmissione, la regista fu contattata da una persona dell’entourage di Veltroni, che le disse: “se non abbassate i toni, vi chiudiamo noi”. La persona, l’onorevole Franca Chiaromonte, responsabile per la comunicazione dei DS, smentirà parlando di un innocente “scambio di battute”. Sul “Corriere”, il 17 marzo, l’ambasciatore Sergio Romano arriva a scrivere:”Non si può pretendere che Berlusconi spieghi come si è arricchito. Una pretesa inquisitoria, frutto di vecchio anticapitalismo, a cui non furono assoggettate le dinastie dei Kennedy e dei Bush”. Maltese gli risponde su “Repubblica”: “In una democrazia, non ci sono domande che non si possono fare ad un politico, ma soltanto risposte che non si possono dare. Romano dimentica qualche centinaio di inchieste, programmi tv, libri su Kennedy come su tutti i presidenti e aspiranti tali americani”. Dal centrodestra si esterna a tutto spiano. Dell’Utri dà del cretino a Luttazzi, Fini annuncia l’epurazione prossima ventura: “Hanno i giorni contati, se vinciamo le elezioni non potranno rimanere un minuto di più al loro posto”. Vespa racconterà mirabolanti retroscena complottardi sul suo libro Rai: la grande guerra, citando due fonti davvero insospettabili: “Il Foglio” di Ferrara e la rivista “Prima Comunicazione”. Le persone tirate in ballo da Vespa, lo smentiranno categoricamente e Zaccaria gli farà causa, ma la RAI (gestione Cattaneo), gli negherà l’assistenza legale. La settimana dopo al posto di Satyricon va in onda l’omonimo film di Federico Fellini e la sede di Saxa Rubra viene inondata di fax ed e-mail di abbonati che rivogliono in onda Luttazzi. Uno, un professore napoletano, gli scrive: “Grazie Luttazzi. L’altra sera, per 20 minuti, ho avuto l’impressione di vivere in un paese libero”. Ossessionato da quei 26 minuti di televisione libera dopo anni di monopolio incontrastato, Berlusconi mette nello stesso calderone Montanelli, Freccero, Luttazzi e Travaglio, chiamandoli “miei ex dipendenti ingrati”. Replica Luttazzi: “Ingrati noi? Berlusconi non riesce a capire che, anche se ci ha pagato uno stipendio, non ci ha comprati”. Nei giorni successivi Berlusconi tenta di scrollarsi di dosso l’etichetta di censore dopo che Montanelli ha detto : “Era il fascismo che proibiva la satira, questa non è destra, questo è manganello”. Così, si inventa un’operazione simpatia, fa sapere che ha sempre amato la satira ed è un grande ammiratore di Sabina Guzzanti e Benigni. Naturalmente, appena Benigni rilascerà l’intervista a Biagi e la Guzzanti si affaccerà in tv, non esiterà a censurare pure loro. Il 21 Marzo Mentana chiama la Guzzanti per intervistarla sulle parole simpatia del Cavaliere. E’ lei stessa a raccontare l’episodio: “Mi aveva chiamato mio padre, turbandomi non poco per farmi i complimenti...ho visto il tuo Berlusconi, divertente e lui ha detto ai giornali che si è molto divertito”. E lei: “ sai quanto me ne frega, non m’interessa che si sia divertito, visto che addirittura minaccia di chiudere l’Ottavo Nano. Se mi permetti, visto che stiamo andando verso la dittatura, la cosa non basta a mettermi di buon umore”. La telefonate finisce in malo modo, con i due che si chiudono il telefono in faccia. Subito dopo chiama Mentana, che le ribadisce il concetto: “sai la bella notizia? Il cavaliere si è divertito, lo scriverà pure Ferrara sul Foglio. “A lui rispondo con più diplomazia, gli dico che se vuole intervistarmi lo faccia, ma sia chiaro, che a me interessa esprimere la mia solidarietà per Luttazzi e dire che l’intervista a Travaglio era perfettamente legittima. Lui mi rassicura, dice che il suo è un TG indipendente e che non mi censurerà. Io gli ribadisco più volte la stessa cosa e lui mi rassicura nuovamente”. Arriva la troupe di Mentana, con Cesara Buonamici e l’impatto non è buono. Cesara si tende subito non appena le riferisco le mie intenzioni, e dice che lei voleva farmi delle domande sul trucco quando interpreto i miei personaggi. Le dico che ho preso accordi diversi con Mentana e che a me, di essere intervistata dal TG5, non me ne può fregare di meno. Lei chiama il direttore e dopo un po’ me lo passa. Gli ribadisco il concetto, dicendogli che voglio denunciare lo strapotere mediatico di Berlusconi e cerco di articolare le risposte in modo che siano difficilmente tagliabili. Comincia il TG5, restiamo a bocca aperta, appaio più volte, ma delle mie parole sulla satira non è rimasto niente. Ha tagliato quello che aveva giurato di non tagliare e mi ha usata deliberatamente contro la mia volontà per fare uno spottone a Berlusconi sotto campagna elettorale. Finisce il tg e telefona Mentana. Mi chiede se sono contenta e mi fa i complimenti perché secondo lui sono venuta molto carina. Gli dico che sono arrabbiatissima e lui mi dice che non dovrei, visto che mi ha concesso 3 minuti di spazio e continua a dirmi che sono venuta carina. Cosa devo pensare? Crede che sia stupida? O forse che sono tutti come lui, che vogliono esserci a tutti i costi, non importa come? Dice: “Ora non andrai mica a dire che ti ho censurata?”. Dico: “Se non volevi che lo dicessi, perché lo hai fatto?” E non lo dico io che mi hai censurato, lo dirà Repubblica, perché il caso ha voluto che all’intervista ha assistito un giornalista. Gli passo il giornalista (Leandro Palestini), così vediamo un giornalista alle prese con un megadirettore. Mi domando se cederà. Non cede, e il giorno dopo racconta per filo e per segno sul giornale l’accaduto”. Il TG5 non si ferma qui, e nella rubrica settimanale Terra, cerca di depotenziare l’intervista, l’ultima, del giudice Paolo Borsellino, nella quale parla di coinvolgimenti di Berlusconi e Dell’Utri con Cosa Nostra. Oltre alle minacce pubbliche, Luttazzi ne riceve anche di private: lettere anonime, telefonate a casa, visite di strani ladri nel suo appartamento sul litorale romano. Il “Giornale” di Belpietro e Paolo Berlusconi, ricorda “pensò bene di pubblicare la mia dichiarazione dei redditi col mio indirizzo di casa ben visibile. Oltre alle lettere, mi arrivarono alcuni dossier, anonimi, pieni di informazioni sulla mia vita privata e le mie abitudini. Come per avvertirmi: guarda che sappiamo tutto di te. Per fortuna, da quella dichiarazione emerge che io, le tasse le pago tutte”. Ma non finisce qui, perché Luttazzi comincia la sua tournèe teatrale. Gran successo di pubblico, ma clima teso, con Luttazzi che in seguito alle minacce assume due guardie del corpo. “Dario Fo me l’aveva anticipato, il giorno dopo Satyricon. Mi aveva chiamato per complimentarsi. “Gran bella serata, ho tirato giù Franca (Rame) dal letto, le ho detto di venire a vedere, perché un programma così non si ripeterà per i prossimi 20 anni. Sappi che che la prima cosa che faranno è di metterti il telefono sotto controllo, io ci sono già passato”. Infatti, un’ora dopo il mio telefono era intercettato. Dario mi preannunciò minacce, pedinamenti, strani incidenti e ovviamente l’ostracismo totale in tv. “Avrai difficoltà anche a trovare teatri per i tuoi spettacoli”. Anche su questo fu preveggente. La mondatori ritarda la pubblicazione del suo libro, Satyricon, pronto da settimane: pubblicato, come previsto, il 14 maggio, cioè all’indomani delle elezioni, avrebbe probabilmente sbancato. Lo fanno uscire a fine giugno, periodo editorialmente morto, con una curiosa censura. In quarta di copertina, Luttazzi ha elencato alcuni commenti sul suo conto: D’alema:”Satyricon è un boomerang per la sinistra”, Fede:”Satyricon è un boomerang per la sinistra, Dell’Utri: “Luttazzi è un cretino”. Ma quest’ultimo viene cancellato, all’insaputa dell’autore, il quale cambia editore, come Giorgio Bocca e Gian Antonio Stella. Nel frattempo non mancano le richieste di ospitare Luttazzi nelle proprie trasmissioni. Lo fanno Panariello, Bonolis e Albanese, ma a condizione che non parli, e lui chiaramente rifiuta. Poi arriva Pippo Baudo, che conduce su RAI3 Cinquanta, sulle nozze d’oro della RAI. Una puntata vuole dedicarla alla censura. Settembre 2002: Baudo chiama Luttazzi, per chiedergli di andare ospite da lui. “Posso parlare?”.“Certo che si. Il programma è registrato, in studio mi armerò di campanaccio. Ad ogni tua battuta eccessiva lo suonerò per dissociarmi. Ti va?”. “Perché no?”. “Io ti mostrerò una serie di foto di soubrettes e tu le commenterai”. “No, non è il mio stile, perché non mi mostri una serie di foto di ministri? “. Baudo accetta. “L’idea di essere censurato in diretta col campanaccio, in un programma che parlava di censura, mi piace. Sapevo che qualcosa avrebbero tagliato, ma in virtù dei buoni rapporti con Baudo pensavo che mi avrebbero avvertito”. La registrazione, una settimana prima della messa in onda, si svolge come da copione. Baudo mostra le foto dei politici. A sorpresa compare Berlusconi. Daniele Ride col pubblico, ma, come apre bocca, Baudo lo ferma simulando una gag. Poi la foto di Bossi: “come ministro delle riforme, è l’ossimoro perfetto…è l’autore insieme a Fini, di una legge razzista contro gli extracomunitari. Ora persino la chiesa se n’è accorta. Ha detto:”Ehi! Questa è una legge razzista!” Ma io direi a quelli della chiesa: li avete fatti eleggere voi, di che vi lamentate? Ciucciateveli adesso”. Foto di Fini: “Propone di punire penalmente il consumo delle droghe, anche quelle leggere. Una legge repressiva, in base alla quale un tossico, se lo trovano con 10 spinelli, rischia da 6 a 20 anni di galera. Non si possono equiparare le droghe leggere a quelle pesanti. La gente dev’essere informata. Ci sono droghe molto pericolose, ma ce ne sono altre davvero eccellenti…”. Gasparri: “Questo è l’autore di una legge sulla tv che favorisce smaccatamente mediaset”. Baudo interrompe: “Ma non è vero!”. Luttazzi: “Come no? E talmente vero che, dopo il voto sulla Gasparri, il titolo Mediaset è schizzato alle stelle”. Tremonti:”Appena eletto, questo signore si presenta tutto solo al TG1 delle 20 e dice di aver trovato, nelle casse dello stato, un buco di 60.000 miliardi lasciato dall’ulivo. Il Fondo Monetario Intenazionale indaga, ma non trova nessun buco. A quel punto Ciampi, che di economia se ne intende, convoca Tremonti per chiedergli spiegazioni. Gli fa:”Tremonti, quanto fa sette per otto?”. Poi tocca al centrosinistra. “Non capisco il riformismo di D’Alema. Io, ce l’ho con Berlusconi perché con un governo di destra non riesco ad avere erezioni. Infatti, quando c’era D’Alema al governo, ho avuto un sacco di difficoltà”. Rutelli: “Lo presento: signori questo è Rutelli, forse non tutti lo conoscono. Se Berlusconi avesse corso da solo, le elezioni le avrebbe perse. Purtroppo aveva contro Rutelli…comunque c’è speranza anche per Rutelli: se hanno ricavato la penicillina dalla muffa, qualcosa ricaveranno anche da lui”. La puntata va in onda il 10 novembre e quando c’è Luttazzi, lo share sale alle stelle. Ma le battute su Bossi e la chiesa, su Gasparri, su Tremonti e i riferimenti iniziali all’intervista a Travaglio sono spariti. Censurati. Restano solo le battute su Fini e naturalmente sui leader dell’opposizione. In onda Baudo non suona mai il campanaccio. In realtà l’ha suonato più volte all’impazzata, ma per battute poi tagliate. Luttazzi riassume così: “Un programma sulla censura intervista un censurato censurandolo. Una censura al cubo, anzi alla quarta potenza, visto che l’indomani i giornali censurano la censura sulla censura del censurato. Molti non si accorgono del taglio durante il montaggio, arrivando a definire Luttazzi ammansito dalla voglia di tornare in tv. Luttazzi denuncia il tutto, ma non viene ascoltato, fino a quando la RAI si vede costretta a convocare una conferenza stampa nella quale mostra ai giornalisti la puntata, dicendo che i tagli erano stati concordanti con Luttazzi, presente durante il montaggio. Falso, ovviamente. Insomma, Luttazzi è sparito del tutto e non è finita qui. La RAI intanto mette a punto su Internet un servizio di archivio telematico, Raiclik, con tutte le informazioni sui personaggi e i programmi dei suoi primi 50 anni. Ma, se si digita il nome Luttazzi, non viene fuori nulla, come se non fosse mai esistito. Di tutto di più: nel novembre 2003 un redattore del TG3 Primo Piano chiede alla cineteca la cassetta del Satyricon con l’intervista a Travaglio, ma quando la riceve e cerca il brano “incriminato” scopre che non c’è più. E’ stato tagliato. La puntata del 14 marzo 2001 inizia dalla metà: la prima parte, quella che non piace a Berlusconi, è sparita. Come i volti dei gerarchi sovietici epurati e cancellati via via dalle foto con Stalin.

P.S. Niente paura, la puntata di Satyricon incriminata la potete vedere di seguito...
postato da: majortom79 alle ore dicembre 14, 2007 12:05 | link | commenti (6)
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martedì, 11 dicembre 2007

L'esercito dei bamboccioni

Giovani nella trappola degli stage: quattro laureati su dieci senza paga

colloquioTanti non ricevono alcun rimborso per lavorare anche più di 48 ore a settimana. La gran parte non è inserita in alcun progetto formativo e il 53 per cento è costretto a farne almeno due. Soprattutto nelle piccole imprese. I risultati della nostra indagine insieme a Gipd, dopo l’allarme della Commissione europea sull’abuso dei tirocini, su duemila stagisti e cento imprese.

La gran parte di loro ha meno di ventisei anni, possiede almeno un titolo di laurea, e non riceve neppure un euro per lavorare, o imparare a lavorare, anche fino a 48 ore a settimana. Più della metà degli stagisti ha ripetuto, o è stato costretto a ripetere, l’esperienza più di una volta e, alla fine di quei mesi trascorsi in azienda, un terzo di loro ha dovuto amaramente confessare che lo stage non è servito a nulla. Ma soprattutto, la maggior parte di loro non ha avuto, durante il tirocinio, alcun progetto formativo.
Sono questi alcuni dei risultati dell'indagine di Repubblica realizzata, insieme all’associazione del personale Gidp, sull'esperienza degli stage dei giovani, che ha coinvolto duemila stagisti e cento imprese, dopo che la Commissione europea ha lanciato l’allarme sull’abuso dello strumento dei tirocini. Dopo che l'istutuzione europea ha annunciato, per l’anno prossimo, l’adozione di una serie di interventi per stimolarne l’uso corretto e virtuoso con l’inquadramento del tirocinante in un adeguato percorso formativo seguito anche dalla presenza di un tutor.
Quella che è, e deve essere, un’opportunità per avvicinarsi al mondo delle aziende, rischia, forse in troppi casi, di diventare una specie di trappola. Lo stage così, come se fosse un panetto di plastilina, prende forme che la discostano dalla natura per cui è stato pensato e promosso.


Insomma, la scoperta dell'acqua calda.
Ci stanno insegando tante belle cose, a noi giovani, o meglio, ce le stanno imponendo dall'alto, e a noi, non resta che adeguarci.
Ci hanno insegnato che la laurea da sola non basta, che senza un master di un certo livello (sopratutto economico ovviamente), non si può accedere al mondo del lavoro.
Va bene, ci siamo detti, dev'essere master e master sia.
Dopo però, ci hanno insegnato pure che neanche il master é sufficiente, perchè bisogna fare esperienza sul campo e per questo ci vuole lo stage in azienda.
Abbiamo accettato anche questa, in effetti l'esperienza in azienda sarebbe cosa giusta, qualora serva come viatico per restare in azienda.
Infine, ci é stato spiegato che c'era un'ultima teoria, la teoria delle teorie, quella che se non condividi e aneli al posto a tempo indeterminato, sei un bamboccione, retrogrado e terrorista (non sia mia a parlar male della legge Biagi, o perlomeno dell'utilizzo che se ne fa). La teoria in questione, si chiama precariato.
Ora, l'economia insegna (questo per davvero), che lo stato psicologico dell'uomo (in senso lato) sia legato a filo doppio a quelle che sono le sue aspettative future.
In pratica, un uomo senza un lavoro stabile o almeno con aspettative in questo senso, é facilmente vittima della depressione, rende meno sul lavoro, e sopratutto non riesce a sognare l'agognata indipendenza.
Non mi risulta infatti che, ad oggi, si conceda il mutuo a chi offra in garanzia la paghetta settimanale, e certo pensare di metter su famiglia in  tali condizioni sarebbe quantomeno incosciente.
Fa rabbia pensare che la nostra classe politica si sbrani per questioni di totale irrilevanza per i cittadini e non lo faccia, invece, per affrontare un problema vitale per il futuro del Paese.
E' sufficiente la pressione del Montezemolo di turno, perchè i politici si calino le braghe e non ledano i vantaggi fiscali e contributivi che le aziende ottengono da una distorta applicazione della teoria del precariato.
Insomma, se la situazione della sorella di Celentano non é molto buona, quella di noi bamboccioni é a dir poco tragica.
postato da: majortom79 alle ore dicembre 11, 2007 20:38 | link | commenti (14)
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lunedì, 10 dicembre 2007

un paese di sarti, dietologi e manipolatori

Nonostante non apprezzi particolarmente Michele Santoro, al quale riconosco le abilità giornalistiche ma non l'obiettività nell'informare, c'é nella sua trasmissione un personaggio che apprezzo tantissimo, sia come giornalista libero (lui per davvero), che come coraggioso uomo di denuncia: Marco Travaglio.
Si sa come funzionino queste cose in Italia.
Chi non risponde ai diktat dei padroni e si avvale della facoltà di fare inchieste giornalistiche serie, senza risparmiare nessuno, va messo in un angolo, tacciato di terrorismo e di faziosità. Travaglio, infatti, viene dipinto dal mondo politico tutto, come un minaccioso sovversivo dal quale liberarsi.
Il popolino italiano (quello delle libertà vigilate) lo vede come un pericoloso comunista. Niente di più sbagliato.
Marco Travaglio é ideologicamente di destra, per sua stessa ammissione. Qualora a qualcuno non dovesse bastare l'outing dell'interessato, si legga la sua "storia", che é decisamente eloquente.
Il giornalista torinese é cresciuto professionalmente sotto l'ala protettiva di Indro Montanelli, che lo scelse come redattore a "il Giornale" prima, e a "la Voce" in seguito.  Può bastare?
Amette nel contempo di non poter seguire le proprie idee politiche a causa della presenza nella nostra scena politica di Silvio Berlusconi, il portatore sano di libertà e democrazia. Questo é il suo ultimo intervento ad "anno zero", nel quale parla della vicenda RAI, e delle manipolazioni all'informazione, che i vari compiacenti direttori, hanno compiuto e compiono per condizionare idee e opinioni degli italiani. Lo fa a modo suo, riportando i fatti col solito sarcasmo.
Guardate il video, a mio avviso é davvero sintomatico di ciò che é diventata l'informazione del bel paese...e ancora non conosciamo la vergogna!
postato da: majortom79 alle ore dicembre 10, 2007 13:39 | link | commenti (10)
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sabato, 08 dicembre 2007

kamikaze rumeno in azione

Torino, ubriaco alla guida
travolge e uccide donna romena

TORINO - Una donna di 37 anni di origine romena, è stata uccisa da un'auto impazzita che l'ha travolta sul marciapiede. Il conducente alla guida della vettura è stato trovato positivo alla prova etilometrica. E' accaduto a Torino, attorno a mezzanotte e mezza.
Carmen Maceac stava percorrendo sul marciapiede via Botticelli angolo via Basse di Stura, una zona periferica della città, quando un'Alfa Romeo Gt l'ha travolta.
L'auto ha proseguito per pochi metri finendo contro una Opel Corsa parcheggiata. L'uomo è stato denunciato per omicidio colposo e per aver tentato di sottrarsi al test etilometrico.

Ed ecco i commenti, rigorosamente bipartisan, dei maggiori esponenti politici:

Fini: "E' tanto un bravo ragazzo"
Calderoli: "Mi é stato riferito, da fonti certe, che la donna si stava recando a compiere una rapina in una villa di un noto imprenditore padano. Era ora che la nostra opera di pulizia etnica avesse inizio."
Borghezio: "Mettetelo in carcere, le cose vanno fatte per bene. Perché ha ucciso solo una negra? non era negra? Vabbè, puzzava lo stesso. E comunque avevamo detto che bisognava punirne dieci per ogni reato commesso da uno straniero. Roma ladrona!!!"
Mastella: "Se avessero fermato prima De Magistris, tutto questo non sarebbe accaduto"
Veltroni: "I miei appelli per la riforma elettorale stanno cadendo inascoltati, eccone le conseguenze"
Berlusconi: "Fonderemo il partito della libertà del test dell'alcool. Cribbio!"
Storace: "Sicuramente il pedone investito era un frocio. Ah, era donna? Allora era lesbica, ben le sta. Sinceramente una sbirciatina a due lesbiche impegnate nella suprema arte dell'amore la darei volentieri..."
Bossi: " Vaffanculo, porca troia, bastardi, puttana!!!"
Bondi: "A CARMEN: Vita nova, vita spezzata, vita spericolata"
Vespa: "Adesso non resta che appurare il motivo per il quale una donna sia sia buttata sotto una macchina ferma. Adesso chi pagherà i danni alla carrozzeria della macchina? Faremo un plastico al più presto e una puntata di porta a porta imperdibile. Abbiamo già invitato Ramona Badescu, Michael Shumacher e la Brambilla"
postato da: majortom79 alle ore dicembre 08, 2007 18:10 | link | commenti (10)
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giovedì, 06 dicembre 2007

commentate gente, commentate...

Svelato l'arcano, la poesia "A Silvio" é di uno dei tanti lacchè del cavaliere, forse uno dei pochi che possa contendere il titolo di lecchino numero uno ad Emilio Fede.
Il suo nome é Bondi, Sandro Bondi.
La riporto nuovamente, a voi l'onore o l'onere di commentarla.

"Vita assaporata

  Vita preceduta
  Vita inseguita
  Vita amata
  Vita vitale
  Vita ritrovata
  Vita splendente
  Vita disvelata
  Vita nova”

bondi che prega
postato da: majortom79 alle ore dicembre 06, 2007 17:00 | link | commenti (11)
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