Chiariamo subito le cose. La (forse) velleitaria ma imprenscindibile intenzione del mio blog, é quella di provare, nel mio piccolo, a fare un po' di controinformazione, ad accogliere punti di vista differenti rispetto a quelli dei servi di corte, senza fare propaganda politica per nessuno. Nei giorni scorsi ho detto la mia su Daniele Luttazzi, uno degli epurati di lusso dal famoso "editto bulgaro" del cavaliere Berlusconi, e ho precisato che non rientra fra i personaggi della satira che preferisco e che lo trovo spesso gratuitamente volgare. Ciò non toglie però, che sia fermamente contrario alla censura, specialmente se essa avviene per fatti come quelli che videro anni fa coinvolti lo stesso Luttazzi, Biagi e Santoro. Riporto di seguito degli stralci tratti dal libro "REGIME" di Marco Travaglio e Peter Gomez, allucinanti nella ricostruzione dell'intera vicenda, del post puntata di Satyricon. Prossimamente parlerò anche della censura relativa ad altri personaggi "scomodi" come il giornalista Massimo Fini e della sua trasmissione, mai andata in onda: Cyrano. Vi esorto, nonostante la lunghezza del post, a leggere attentamente il tutto. Questa vicenda, lascia inorriditi, perchè ci da il metro di come per davvero, si sia costruito un regime, fondato sulla dittatura mediatica, ed atto ad eliminare qualsiasi avversario scomodo. Non si vogliono avversari, e questo é di per se antidemocratico. O quando gli si concede di farli salire sul ring, gli si spaccano le nocche delle mani negli spogliatoi, e dopo gli si fanno indossare i guantoni.
Mi preme inoltre precisare che gradirei commenti solo da parte di chi leggerà integralmente il testo, e con onestà intellettuale. I commenti di parte, di chi, prima ancora di sapere ha già deciso da che parte stare, li dirotti su qualche altro blog, magari istituzionale, dove troverà certamente gente lobotomizzata e compiacente.
Questo vale chiaramente per qualsiasi colore politico: cose rosse, cose bianche, cose bianco-azzurre, cose nostre.
da REGIME di Peter Gomez e Marco Travaglio
"Un giorno, Daniele Fabbri, in arte Luttazzi, viene a conoscenza dell'esistenza di un libro semiclandestino uscito tre settimane prima, L'odore dei soldi. Origini e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi, scritto da Elio Veltri (membro della commissione parlamentare antimafia) e Marco Travaglio. Luttazzi compra e divora il libro in un paio di giorni. Trova strano che nessuno ne parli: il materiale é incandescente. Decide così di invitare Marco Travaglio a Satyricon per parlare del libro. Il suo accordo con Carlo Freccero, direttore di RAI2, gli permette la più ampia libertà nella scelta degli ospiti e nell'elaborazione di ogni puntata. Il 13 marzo la puntata viene registrata. L'intervista non é concordata, assolutamente senza rete. Il comico fa domande su tutto quanto ha letto nel libro: la mafia, le stragi, lo "stalliere" mafioso, i soldi di dubbia origine, la nascita di Forza Italia. Il pubblico ascolta ammutolito i 26 minuti dell'intervista. Alla fine Luttazzi dice a Travaglio: " A questo punto mi chiedo in che paese viviamo. Comunque ti ringrazio, perchè, scrivendo questo libro e parlando come fai, dimostri di essere un uomo libero. E non é facile trovare uomini liberi in questa Italia di merda". Travaglio ricambia: "Sai chi mi ricordi? Quel governatore della Pannsylvania che un giorno si presentò in televisione, si infilò la canna di una pistola in bocca, e si sparò". Dietro le quinte il giornalista incontra un Freccero molto emozionato che gli dice: "Sei stato efficacissimo, ma da domani non avrò più una rete". Finita la puntata Luttazzi domanda a Freccero: "L'intervista a Travaglio può andare in onda?". Il direttore lo rassicura: "Certamente. Travaglio non ha fatto altro che raccontare i documenti del suo libro". La sera, appena partita la sigla, Freccero spegne il cellulare e si gode lo spettacolo. In quelle stesse ore Maurizio Gasparri arriva negli studi di RAI3 per partecipare ad una puntata di Mediamente, il programma di Carlo Massarini sulle nuove tecnologie informatiche. In attesa di andare in onda, fa zapping e s'imbatte in Satyricon. Pochi minuti dopo, quando Massarini comincia a interrogarlo su internet, esplode: "Ma quale internet, su RAI2 stanno dando del mafioso a Berlusconi! Questa RAI é una vergogna!". Alle 23,57 l'Ansa dirama la dichiarazione di Mario Landolfi (AN), presidente della commissione di vigilanza: "La misura é colma. Quello che é andato in onda stasera non ha precedenti nella storia della tv. Il programma di Luttazzi va chiuso e Freccero deve essere allontanato". Freccero e Zaccaria difenderanno a spada tratta la libertà di Satyricon. E pagheranno prezzi altissimi. L'indomani si scatena il putiferio. Berlusconi chiama Fini e Bossi, trovandoli, riferisce Vespa, entrambi indignati. Il senatùr in particolare usò espressioni più forti dello stesso Berlusconi. Nulla a che vedere, con quelle che usava fino ad un anno prima per dipingere Berlusconi come "il palermitano che parla meneghino", "piduista", "affarista", "fascista", "nazistoide", "tiranno", "autocrate", "peggio di Pinochet", "quel brutto mafioso di Arcore guadagna soldi con l'eroina e la cocaina". In una memorabile puntata di Pinocchio, collegato con Gad Lerner, Bossi aveva detto in diretta su RAI2 che "i quattrini che fecero la Fininvest venivano da cose occulte, da Cosa Nostra. Se Berlusconi riuscisse a vincere le elezioni la magistratura dovrebbe mettere un masso su tutto ciò che bolle in pentola". Berlusconi denunciò sia Bossi, sia Lerner, che la RAI, chiedendo 7 miliardi di danni. Poi, dopo l'accordo con la Lega, ritirò la denuncia. Il cavalieri riunisce a pranzo il consiglio di guerra: Casini, Letta, Bonaiuti, Buttiglione, Pisanu, La Loggia, Scajola e Tremonti e annuncia azioni legali pesantissime, manipolando a suo piacimento le cose scitte nel libro e dette a Satyricon: “Davanti all’accusa di essere tra i mandanti occulti delle stragi di Capaci, via d’Amelio, degli Uffizi, non mi abbasso a rispondere. Dovranno invece renderne conto l’autore del libercolo, il conduttore della trasmissione e i vertici della RAI. I miei legali chiederanno conto, del loro operato a tali soggetti (in realtà l’ipotesi del suo coinvolgimento nelle stragi è della Procura di Caltanissetta, che in quel momento ha ancora aperta un’indagine su di lui e su Dell’Utri). Contro Luttazzi e Travaglio si scaglia persino colui che dovrebbe difenderli a spada tratta: il presidente dell’ordine dei giornalisti Mario Petrina. I politici del centro sinistra scelgono la linea dalemiana, prendendo le distanze, e sostenendo che Satyricon sia un autogol per la sinistra, perché Berlusconi ne trarrà vantaggio facendo il martire. Tesi alimentata da Berlusconi stesso, con un apposito sondaggio di Datamedia pubblicato dal “Giornale” da cui risulterebbe che Satyricon gli ha fatto guadagnare 5 punti percentuali. Dell’Utri, una volta rieletto, ringrazierà addirittura Santoro e Luttazzi per avergli fatto “una gran campagna pubblicitaria”. Un anno dopo però Berlusconi, citando un sondaggio della stessa Datamedia, sosterrà di aver perduto 17 punti in poche settimane. Luttazzi racconterà che all’indomani della trasmissione, la regista fu contattata da una persona dell’entourage di Veltroni, che le disse: “se non abbassate i toni, vi chiudiamo noi”. La persona, l’onorevole Franca Chiaromonte, responsabile per la comunicazione dei DS, smentirà parlando di un innocente “scambio di battute”. Sul “Corriere”, il 17 marzo, l’ambasciatore Sergio Romano arriva a scrivere:”Non si può pretendere che Berlusconi spieghi come si è arricchito. Una pretesa inquisitoria, frutto di vecchio anticapitalismo, a cui non furono assoggettate le dinastie dei Kennedy e dei Bush”. Maltese gli risponde su “Repubblica”: “In una democrazia, non ci sono domande che non si possono fare ad un politico, ma soltanto risposte che non si possono dare. Romano dimentica qualche centinaio di inchieste, programmi tv, libri su Kennedy come su tutti i presidenti e aspiranti tali americani”. Dal centrodestra si esterna a tutto spiano. Dell’Utri dà del cretino a Luttazzi, Fini annuncia l’epurazione prossima ventura: “Hanno i giorni contati, se vinciamo le elezioni non potranno rimanere un minuto di più al loro posto”. Vespa racconterà mirabolanti retroscena complottardi sul suo libro Rai: la grande guerra, citando due fonti davvero insospettabili: “Il Foglio” di Ferrara e la rivista “Prima Comunicazione”. Le persone tirate in ballo da Vespa, lo smentiranno categoricamente e Zaccaria gli farà causa, ma la RAI (gestione Cattaneo), gli negherà l’assistenza legale. La settimana dopo al posto di Satyricon va in onda l’omonimo film di Federico Fellini e la sede di Saxa Rubra viene inondata di fax ed e-mail di abbonati che rivogliono in onda Luttazzi. Uno, un professore napoletano, gli scrive: “Grazie Luttazzi. L’altra sera, per 20 minuti, ho avuto l’impressione di vivere in un paese libero”. Ossessionato da quei 26 minuti di televisione libera dopo anni di monopolio incontrastato, Berlusconi mette nello stesso calderone Montanelli, Freccero, Luttazzi e Travaglio, chiamandoli “miei ex dipendenti ingrati”. Replica Luttazzi: “Ingrati noi? Berlusconi non riesce a capire che, anche se ci ha pagato uno stipendio, non ci ha comprati”. Nei giorni successivi Berlusconi tenta di scrollarsi di dosso l’etichetta di censore dopo che Montanelli ha detto : “Era il fascismo che proibiva la satira, questa non è destra, questo è manganello”. Così, si inventa un’operazione simpatia, fa sapere che ha sempre amato la satira ed è un grande ammiratore di Sabina Guzzanti e Benigni. Naturalmente, appena Benigni rilascerà l’intervista a Biagi e la Guzzanti si affaccerà in tv, non esiterà a censurare pure loro. Il 21 Marzo Mentana chiama la Guzzanti per intervistarla sulle parole simpatia del Cavaliere. E’ lei stessa a raccontare l’episodio: “Mi aveva chiamato mio padre, turbandomi non poco per farmi i complimenti...ho visto il tuo Berlusconi, divertente e lui ha detto ai giornali che si è molto divertito”. E lei: “ sai quanto me ne frega, non m’interessa che si sia divertito, visto che addirittura minaccia di chiudere l’Ottavo Nano. Se mi permetti, visto che stiamo andando verso la dittatura, la cosa non basta a mettermi di buon umore”. La telefonate finisce in malo modo, con i due che si chiudono il telefono in faccia. Subito dopo chiama Mentana, che le ribadisce il concetto: “sai la bella notizia? Il cavaliere si è divertito, lo scriverà pure Ferrara sul Foglio. “A lui rispondo con più diplomazia, gli dico che se vuole intervistarmi lo faccia, ma sia chiaro, che a me interessa esprimere la mia solidarietà per Luttazzi e dire che l’intervista a Travaglio era perfettamente legittima. Lui mi rassicura, dice che il suo è un TG indipendente e che non mi censurerà. Io gli ribadisco più volte la stessa cosa e lui mi rassicura nuovamente”. Arriva la troupe di Mentana, con Cesara Buonamici e l’impatto non è buono. Cesara si tende subito non appena le riferisco le mie intenzioni, e dice che lei voleva farmi delle domande sul trucco quando interpreto i miei personaggi. Le dico che ho preso accordi diversi con Mentana e che a me, di essere intervistata dal TG5, non me ne può fregare di meno. Lei chiama il direttore e dopo un po’ me lo passa. Gli ribadisco il concetto, dicendogli che voglio denunciare lo strapotere mediatico di Berlusconi e cerco di articolare le risposte in modo che siano difficilmente tagliabili. Comincia il TG5, restiamo a bocca aperta, appaio più volte, ma delle mie parole sulla satira non è rimasto niente. Ha tagliato quello che aveva giurato di non tagliare e mi ha usata deliberatamente contro la mia volontà per fare uno spottone a Berlusconi sotto campagna elettorale. Finisce il tg e telefona Mentana. Mi chiede se sono contenta e mi fa i complimenti perché secondo lui sono venuta molto carina. Gli dico che sono arrabbiatissima e lui mi dice che non dovrei, visto che mi ha concesso 3 minuti di spazio e continua a dirmi che sono venuta carina. Cosa devo pensare? Crede che sia stupida? O forse che sono tutti come lui, che vogliono esserci a tutti i costi, non importa come? Dice: “Ora non andrai mica a dire che ti ho censurata?”. Dico: “Se non volevi che lo dicessi, perché lo hai fatto?” E non lo dico io che mi hai censurato, lo dirà Repubblica, perché il caso ha voluto che all’intervista ha assistito un giornalista. Gli passo il giornalista (Leandro Palestini), così vediamo un giornalista alle prese con un megadirettore. Mi domando se cederà. Non cede, e il giorno dopo racconta per filo e per segno sul giornale l’accaduto”. Il TG5 non si ferma qui, e nella rubrica settimanale Terra, cerca di depotenziare l’intervista, l’ultima, del giudice Paolo Borsellino, nella quale parla di coinvolgimenti di Berlusconi e Dell’Utri con Cosa Nostra. Oltre alle minacce pubbliche, Luttazzi ne riceve anche di private: lettere anonime, telefonate a casa, visite di strani ladri nel suo appartamento sul litorale romano. Il “Giornale” di Belpietro e Paolo Berlusconi, ricorda “pensò bene di pubblicare la mia dichiarazione dei redditi col mio indirizzo di casa ben visibile. Oltre alle lettere, mi arrivarono alcuni dossier, anonimi, pieni di informazioni sulla mia vita privata e le mie abitudini. Come per avvertirmi: guarda che sappiamo tutto di te. Per fortuna, da quella dichiarazione emerge che io, le tasse le pago tutte”. Ma non finisce qui, perché Luttazzi comincia la sua tournèe teatrale. Gran successo di pubblico, ma clima teso, con Luttazzi che in seguito alle minacce assume due guardie del corpo. “Dario Fo me l’aveva anticipato, il giorno dopo Satyricon. Mi aveva chiamato per complimentarsi. “Gran bella serata, ho tirato giù Franca (Rame) dal letto, le ho detto di venire a vedere, perché un programma così non si ripeterà per i prossimi 20 anni. Sappi che che la prima cosa che faranno è di metterti il telefono sotto controllo, io ci sono già passato”. Infatti, un’ora dopo il mio telefono era intercettato. Dario mi preannunciò minacce, pedinamenti, strani incidenti e ovviamente l’ostracismo totale in tv. “Avrai difficoltà anche a trovare teatri per i tuoi spettacoli”. Anche su questo fu preveggente. La mondatori ritarda la pubblicazione del suo libro, Satyricon, pronto da settimane: pubblicato, come previsto, il 14 maggio, cioè all’indomani delle elezioni, avrebbe probabilmente sbancato. Lo fanno uscire a fine giugno, periodo editorialmente morto, con una curiosa censura. In quarta di copertina, Luttazzi ha elencato alcuni commenti sul suo conto: D’alema:”Satyricon è un boomerang per la sinistra”, Fede:”Satyricon è un boomerang per la sinistra, Dell’Utri: “Luttazzi è un cretino”. Ma quest’ultimo viene cancellato, all’insaputa dell’autore, il quale cambia editore, come Giorgio Bocca e Gian Antonio Stella. Nel frattempo non mancano le richieste di ospitare Luttazzi nelle proprie trasmissioni. Lo fanno Panariello, Bonolis e Albanese, ma a condizione che non parli, e lui chiaramente rifiuta. Poi arriva Pippo Baudo, che conduce su RAI3 Cinquanta, sulle nozze d’oro della RAI. Una puntata vuole dedicarla alla censura. Settembre 2002: Baudo chiama Luttazzi, per chiedergli di andare ospite da lui. “Posso parlare?”.“Certo che si. Il programma è registrato, in studio mi armerò di campanaccio. Ad ogni tua battuta eccessiva lo suonerò per dissociarmi. Ti va?”. “Perché no?”. “Io ti mostrerò una serie di foto di soubrettes e tu le commenterai”. “No, non è il mio stile, perché non mi mostri una serie di foto di ministri? “. Baudo accetta. “L’idea di essere censurato in diretta col campanaccio, in un programma che parlava di censura, mi piace. Sapevo che qualcosa avrebbero tagliato, ma in virtù dei buoni rapporti con Baudo pensavo che mi avrebbero avvertito”. La registrazione, una settimana prima della messa in onda, si svolge come da copione. Baudo mostra le foto dei politici. A sorpresa compare Berlusconi. Daniele Ride col pubblico, ma, come apre bocca, Baudo lo ferma simulando una gag. Poi la foto di Bossi: “come ministro delle riforme, è l’ossimoro perfetto…è l’autore insieme a Fini, di una legge razzista contro gli extracomunitari. Ora persino la chiesa se n’è accorta. Ha detto:”Ehi! Questa è una legge razzista!” Ma io direi a quelli della chiesa: li avete fatti eleggere voi, di che vi lamentate? Ciucciateveli adesso”. Foto di Fini: “Propone di punire penalmente il consumo delle droghe, anche quelle leggere. Una legge repressiva, in base alla quale un tossico, se lo trovano con 10 spinelli, rischia da 6 a 20 anni di galera. Non si possono equiparare le droghe leggere a quelle pesanti. La gente dev’essere informata. Ci sono droghe molto pericolose, ma ce ne sono altre davvero eccellenti…”. Gasparri: “Questo è l’autore di una legge sulla tv che favorisce smaccatamente mediaset”. Baudo interrompe: “Ma non è vero!”. Luttazzi: “Come no? E talmente vero che, dopo il voto sulla Gasparri, il titolo Mediaset è schizzato alle stelle”. Tremonti:”Appena eletto, questo signore si presenta tutto solo al TG1 delle 20 e dice di aver trovato, nelle casse dello stato, un buco di 60.000 miliardi lasciato dall’ulivo. Il Fondo Monetario Intenazionale indaga, ma non trova nessun buco. A quel punto Ciampi, che di economia se ne intende, convoca Tremonti per chiedergli spiegazioni. Gli fa:”Tremonti, quanto fa sette per otto?”. Poi tocca al centrosinistra. “Non capisco il riformismo di D’Alema. Io, ce l’ho con Berlusconi perché con un governo di destra non riesco ad avere erezioni. Infatti, quando c’era D’Alema al governo, ho avuto un sacco di difficoltà”. Rutelli: “Lo presento: signori questo è Rutelli, forse non tutti lo conoscono. Se Berlusconi avesse corso da solo, le elezioni le avrebbe perse. Purtroppo aveva contro Rutelli…comunque c’è speranza anche per Rutelli: se hanno ricavato la penicillina dalla muffa, qualcosa ricaveranno anche da lui”. La puntata va in onda il 10 novembre e quando c’è Luttazzi, lo share sale alle stelle. Ma le battute su Bossi e la chiesa, su Gasparri, su Tremonti e i riferimenti iniziali all’intervista a Travaglio sono spariti. Censurati. Restano solo le battute su Fini e naturalmente sui leader dell’opposizione. In onda Baudo non suona mai il campanaccio. In realtà l’ha suonato più volte all’impazzata, ma per battute poi tagliate. Luttazzi riassume così: “Un programma sulla censura intervista un censurato censurandolo. Una censura al cubo, anzi alla quarta potenza, visto che l’indomani i giornali censurano la censura sulla censura del censurato. Molti non si accorgono del taglio durante il montaggio, arrivando a definire Luttazzi ammansito dalla voglia di tornare in tv. Luttazzi denuncia il tutto, ma non viene ascoltato, fino a quando la RAI si vede costretta a convocare una conferenza stampa nella quale mostra ai giornalisti la puntata, dicendo che i tagli erano stati concordanti con Luttazzi, presente durante il montaggio. Falso, ovviamente. Insomma, Luttazzi è sparito del tutto e non è finita qui. La RAI intanto mette a punto su Internet un servizio di archivio telematico, Raiclik, con tutte le informazioni sui personaggi e i programmi dei suoi primi 50 anni. Ma, se si digita il nome Luttazzi, non viene fuori nulla, come se non fosse mai esistito. Di tutto di più: nel novembre 2003 un redattore del TG3 Primo Piano chiede alla cineteca la cassetta del Satyricon con l’intervista a Travaglio, ma quando la riceve e cerca il brano “incriminato” scopre che non c’è più. E’ stato tagliato. La puntata del 14 marzo 2001 inizia dalla metà: la prima parte, quella che non piace a Berlusconi, è sparita. Come i volti dei gerarchi sovietici epurati e cancellati via via dalle foto con Stalin.
P.S. Niente paura, la puntata di Satyricon incriminata la potete vedere di seguito...